sabato 28 gennaio 2012

Il Software Libero costa: ‬perché è meglio saperlo.

‭“‬La risposta è dentro di te,‭ ‬ma è sbagliata‭” (‬cit.‭)

Al Linux Day‭ ‬2011,‭ ‬come AVi LUG abbiamo organizzato un workshop al Liceo Scientifico‭ “‬N.‭ ‬Tron‭” ‬di Schio‭ (‬VI‭)‬.‭ ‬Il workshop era un micro corso introduttivo al Software Libero e a Linux‭ (‬Ubuntu‭)‬.‭ ‬Prima di cominciare,‭ ‬ho chiesto alla platea,‭ ‬composta di‭ ‬24-25‭ ‬studenti di età dai‭ ‬15‭ ‬ai‭ ‬18‭ ‬anni,‭ ‬di darmi una definizione di Software Libero.‭ ‬Pur trovandomi in un Liceo Scientifico,‭ ‬pur avendo davanti una folta rappresentanza del gruppo che segue il sistema informativo della scuola,‭ ‬la risposta era‭ “‬il Software Libero è software gratis‭”‬.‭ ‬Solo uno studente aveva una vaga idea,‭ ‬su qualcosa che parlava di programmi modificabili da chiunque.

Definizione di Software Libero

Per sbaragliare subito il campo dai dubbi,‭ ‬vi rivelo la risposta giusta,‭ ‬così sarete preparati quando ve lo chiederò.‭

Il Software Libero‭ (‬in inglese‭ “‬Free Software‭”) ‬è solo ed esclusivamente quello che risponde alle quattro libertà del software,‭ ‬così come definite Richard Stallman,‭ ‬il fondatore del movimento‭ “‬Free Software‭”‬,‭ ‬cioè:
  • Libertà di eseguire il programma,‭ ‬per qualsiasi scopo‭ (‬libertà‭ ‬0‭);
  • Libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in modo da adattarlo alle proprie necessità‭ (‬libertà‭ ‬1‭)‬,‭ ‬l'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito‭;
  • Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo‭ (‬libertà‭ ‬2‭);
  • Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti da voi apportati‭ (‬e le vostre versioni modificate in genere‭)‬,‭ ‬in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio‭ (‬libertà‭ ‬3‭)‬.‭ ‬L'accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
Come avete letto,‭ ‬nessun riferimento al costo del software,‭ ‬o al fatto che sia gratis,‭ ‬che quindi c’entra niente.‭ ‬Ma allora di cosa stiamo parlando‭?

L’equivoco

La natura dell’equivoco per cui il‭ ‬“Software Libero‭ = ‬Software gratis‭”‬ deriva da almeno due fattori.

Il primo è la definizione stessa,‭ ‬che all’origine del movimento era‭ “‬free software‭”‬.‭ “‬Free‭” ‬in inglese ha un doppio significato:‭ ‬sia‭ “‬gratuito‭” ‬che‭ “‬libero‭”‬,‭ ‬ma nei Paesi non-anglofoni è conosciuto soprattutto nella prima accezione,‭ ‬da cui ne deriva l’inevitabile confusione.‭ "Free" in "Free Software" vuole invece dire "Libero".

Come non bastasse‭ (‬secondo fattore‭)‬,‭ ‬a confondere ulteriormente le acque sono arrivati i programmi‭ “‬freeware‭”‬,‭ ‬che possono essere utilizzati gratuitamente,‭ ‬in qualche caso solo per un periodo di tempo limitato,‭ ‬e che raramente sono Software Libero‭ (‬ricordate le definizioni di cui sopra‭)‬.‭ ‬I software‭ “‬freeware‭” ‬infatti sono sì distribuiti gratuitamente‭ (‬rispetto della seconda libertà‭)‬,‭ ‬ma questa è solo una maniera per aumentarne la diffusione,‭ ‬e mai rispettano le altre tre libertà del software.

Anche il Software Libero di solito è distribuito gratuitamente,‭ ‬sempre allo scopo di aumentarne la diffusione,‭ ‬creando così una certa confusione.‭

Ma non è detto che la distribuzione di Software Libero sia necessariamente gratuita.‭ ‬Sempre secondo Stallman infatti:
‎"‏Vendere una copia di un programma libero è legale,‭ ‬e noi lo incoraggiamo.‭" (‬Richard Stallman‭ ‬-‭ ‬Software libero Pensiero libero‭)
Come superare l’equivoco

Per riparare,‭ ‬nel corso degli anni si sono succeduti vari tentativi di superare l’equivoco.‭  ‬Primo tra tutti,‭ ‬quando si parla di‭ “‬free software‭” ‬Richard Stallman ricorda:
‎“‏free speech,‭ ‬not free beer‭”
(traduzione: “libertà di parola,‎ ‏non birra gratis‭”‬)
Adesso,‭ ‬si tende a usare poco la definizione‭ “‬free software‭”‬,‭ ‬usandone una più lunga e articolata,‭ ‬che vuol dire la stessa cosa:‭ ‬FLOSS,‭ ‬acronimo di‭ “‬Free and Libre Open Source Software‭”‬.‭ ‬In italiano la definizione Software Libero è ancora attuale.

Io invece voglio superare questo equivoco dimostrando che il Software Libero costa.

Il Software Libero costa (ma non troppo!)

Procurarsi Software Libero è molto semplice.‭ ‬Basta collegarsi al sito Internet del progetto‭ (‬per esempio‭ ‬www.ubuntu.it‭) ‬e da lì scaricarsi quello che si desidera.‭ Costo dell’operazione:‭ ‬praticamente zero.

Oppure acquistare una rivista in edicola e in allegato troverete un DVD con tonnellate di Software Libero.‭ Costo dell’operazione:‭ ‬pochi euro.

Eppure,‭ ‬sviluppare software costa.‭ ‬Pensate a un'azienda come Red Hat o Canonical,‭ ‬che sborsa soldi per:
  • pagare gli sviluppatori, designer, ingegneri...
  • mettere in piedi e mantenete una struttura di distribuzione e aggiornamento
  • fare promozione,‭ ‬partecipare alle fiere,‭ ‬sponsorizzare eventi
  • produrre traduzioni e documentazione
  • quant'altro serva...
Certo,‭ ‬il Software Libero,‭ ‬data la sua natura,‭ ‬si avvantaggia del contributo di tutti,‭ ‬che così diminuiscono questi costi.‭

Linus Torvalds,‭ ‬che è pagato dalla Linux Foundation per sviluppare il suo kernel Linux,‭ ‬si avvale di una collaborazione di una folta comunità di sviluppatori,‭ ‬e solo alcuni di loro sono pagati dalle rispettive aziende.‭ ‬Ci sono persone che contribuiscono gratuitamente,‭ ‬devolvendo al Software Libero il loro tempo.‭ ‬Pensate se queste persone fossero pagate per quello che fanno per hobby:‭ ‬neanche un'azienda delle dimensioni di Google o Microsoft potrebbe remunerare adeguatamente il loro‭ “‬lavoro‭”‬.

A questo punto avrete capito dove voglio arrivare:‭

il Software Libero costa,‭ ‬ma non lo paga chi lo usa‭!

Lo pagano direttamente le aziende che sviluppano Software Libero.‭ ‬
Lo pagano indirettamente,‭ ‬con il loro tempo libero (e magari anche qualche soldo per le spese),‭ ‬le persone che contribuiscono volontariamente.‭ ‬
Infine, lo pagano le aziende che usano Software Libero,‭ ‬e che si avvalgono di aziende e professionisti del settore per personalizzarlo ‬o integrarlo nei propri sistemi aziendali.

Distribuiti tra vari attori, i costi (che ci sono!) sono più bassi per tutti, così come i guadagni. Il costo, per il privato, come abbiamo visto, è praticamente nullo.

Liberiamoci

Un ultimo motivo per cui è meglio sapere la differenza è che in qualche caso anche il software proprietario è distribuito gratuitamente.‭ ‬Per esempio usando,‭ ‬come abbiamo visto,‭ ‬la tecnica del‭ “‬freeware‭” (‬distribuzione gratuita,‭ ‬vedi sopra‭) ‬si possono invogliare molte persone a‭  ‬utilizzare il software proprietario,‭ ‬ed espanderne la diffusione.‭

Oppure,‭ ‬si regalano copie di software proprietario alle Scuole e Pubblica Amministrazione,‭ ‬punti chiave della Società,‭ ‬da cui poi si diffondono nelle case delle persone che li frequentano o che hanno in qualche modo a che fare con esse.

In entrambi i casi‭ (‬freeware,‭ ‬o copie regalate‭)‬,‭ ‬chi detiene il copyright del programma tiene al laccio i suoi utenti,‭ ‬rendendoli dipendenti alle sue pretese economiche.‭

La sola strada per togliersi il laccio al collo,‭ ‬è quello di passare subito al Software Libero,‭ ‬che consente scelte consapevoli e che dipendono solo dalla propria volontà.

Letture consigliate

Definizione di Software Libero sul sito GNU
Libro "Software Libero,‭ ‬Pensiero Libero" di Richard Stallman (liberamente scaricabile)

mercoledì 18 gennaio 2012

La protesta di Wikipedia contro le proposte di legge SOPA


L'edizione in inglese di Wikipedia rimarrà oscurata oggi per 24 ore, in segno di protesta contro la SOPA (Stop Online Piracy Act), proposta di legge americana che mira a colpire la pirateria online, ma che, di fatto pone seri vincoli alla libertà e alla neutralità su Internet.

La protesta riguarda la versione inglese di Wikipedia. Nella versione italiana (e in altre lingue) la protesta si limita a un banner (uno striscione) informativo, che appare in alto, su ogni pagina che si consulta.

La proposta di legge, in breve, consente ai detentori di copyright alcune "scorciatoie legali" per far valere i propri diritti su Internet contro i pirati, ma potrebbe presto tradursi in una vera e propria censura, e oscuramento di siti internet.

Questa proposta di legge è molto simile a quanto si è tentato di fare in passato altri Paesi, Italia compresa. La cosa che accomuna e preoccupa di tutte queste iniziative è il privilegiare i diritti di pochi a discapito di tutti, la censura preventiva, ma soprattutto la visione distorta di Internet, dipinta come il covo di tutti i malfattori mondiali (oggi i pirati, ieri i terroristi e i pedofili), dimenticandosi che la Rete rispecchia in qualche modo, nel bene e nel male, la Società che l'ha creata.

La nostra Società, la nostra educazione, la nostra cultura, il nostro sapere meriterebbero maggiori cure e attenzioni.  Solo una Società migliore, l'apertura delle nostre migliori virtù, rende la Rete migliore, e ne relega ai margini i frequentatori della Tortuga. 

Mi auguro che la chiusura della parte migliore di Internet, Wikipedia, serva a far aprire gli occhi a chi ancora vive nell'oscuro Medioevo delle chiusure.


Link:

La legge SOPA su Wikipedia

giovedì 29 dicembre 2011

I Dream Theater copiano i Supertramp, ma anche i Franz Ferdinand...

Ieri ho visto in negozio la copertina dell'album "A dramatic turn of events" dei Dream Theater, gruppo metal, un genere di musica che ascolto saltuariamente.


Non ho potuto non notare la drammatica somiglianza con la copertina di "Famous last words" dei Supertramp del 1982.


Del resto, prima di loro, anche altri hanno preso ispirazione da opere del passato. Per esempio, ricorderete tutti la copertina di "You could have it so much better" dei Franz Ferdinand.



Non è un mistero che il gruppo scozzese si sia "ispirato" al grande artista Alexander Rodchenko, uno dei pilastri dell'avanguardia russa, che nel 1924 così ritraeva Lilya Yuryevna Brik



Ma forse è più conosciuta in questa versione.


La stessa immagine è stata poi copiata, rimodellata e utilizzata migliaia di volte nella in poster pubblicitari, copertine e pubblicità. Come per esempio per la copertina di "Eretici digitali" di Massimo Russo e Vittorio Zambardino.


Ma copiare prendere liberamente spunto da opere del passato è una pratica molto diffusa nell'ambito dell'arte, e in tutti gli altri ambiti del sapere umano. Io sono da sempre favorevole alla libera circolazione delle idee, alla cultura libera. Avendo poche idee mie e poca cultura, devo far conto su quelle degli altri! :-) Di fondamentale importanza è riportare sempre le fonti delle proprie ispirazioni per dare agli autori originali i necessari riconoscimenti morali (e, se proprio serve, materiali).

lunedì 19 dicembre 2011

Qualche alternativa alle "solite" noiose canzoni di Natale

Se in questi giorni vi capita (e vi capita, sono sicuro) di frequentare negozi e centri commerciali, sarete sicuramente subissati dalle solite canzoni di Natale, nell'ordine crescente insofferenza:
  • "White Christmas" cantata da Dean Martin, o Frank Sinatra, o Micheal Bublé, o... sentita così tante volte che mi si è incisa nel timpano, e adesso mi pare di sentirla anche quando c'è silenzio
  • "Do they know it's Christmas time" cantata dalla Band Aid, super gruppo pop messo insieme da Bob Geldof e Midge Ure nel 1984, una delle tante volte che pensavamo una canzone potesse davvero cambiare il mondo 
  • "All I want for Christmas is you" cantata da Mariah Carey, troppo sdolcinata anche per incurabili inguaribili romantici cronici
  • "Last Christmas" dei Wham, la meno natalizia, in cui il Natale c'entra solo come periodo dell'anno (ricordate il video? neve, baita di montagna, capelli cotonati e...) 
Quest'anno ho deciso di compilare la mia personale scaletta per il Natale, con qualcosa di un po' più movimentato e divertente.

Buone Feste! :-)

The Ramones - Merry Christmas (I Don't Want To Fight Tonight): già allora si capiva quel che Natale stava diventando.



U2 - Christmas (Baby Please Come Home): quando gli U2 facevano gli americani



Queen - Thank God It's Christmas: da annoverare nei classici di tutti i tempi.



KoRn - Jingle Balls (Attenzione! Fate uscire i bambini dalla stanza)

sabato 17 dicembre 2011

Ubuntu alla radio (yes, I'm a Radio Star :-)



Grazie all'attivissimo Luca Menini, oggi sono intervenuto alla trasmissione "Piazza Telematica" su Radio Cooperativa. Una bella soddisfazione personale, e una preziosa occasione di parlare di Linux e Ubuntu alla radio.

Qui sotto il podcast della trasmissione, il mio intervento è dal minuto 12.50 al 20.00 circa. Purtroppo il tempo era molto limitato, e ho detto proprio le cose minime su Linux, Ubuntu e Comunità e LUG...

Da segnalare anche gli interventi di Andrea Urbani, presidente del FSUG di Padova (dal minuto 1.07.00) che ha parlato degli incontri del FSUG, e di Raffaella "g-raffa" Traniello (1.23.00), che ha parlato brevemente della sua attività nelle animazioni con Ubuntu e i bambini.

Ascoltate il podcast, e segnalatemi pure tutte le imprecisioni e le cavolate che ho detto! Grazie! :-)




Link:


Il post sul sito della trasmissione "Piazza Telematica" di Radio Cooperativa
Il sito g-raffa di Raffaella Traniello
Il sito di FSUG Padova

domenica 11 dicembre 2011

Linux Mint, una svolta nella questione "Banshee"



La perdita dell'eleganza

Nei giorni scorsi s'è fatto un gran parlare della decisione di "Linux Mint", l'astro nascente delle distribuzioni Linux, di devolvere a proprio ed esclusivo favore i proventi dell'Amazon MP3 Store del lettore musicale Banshee. Si tratta di una percentuale di quanto Amazon incassa dal suo negozio online dalla vendita di brani MP3. In pratica: pochissimi soldi.

La cosa ha destato un certo scandalo per un paio di motivi.

Il primo: a Febbraio di quest'anno, anche Ubuntu s'era trovata nella stessa situazione con la scelta, poi cambiata, di devolvere a proprio favore quegli stessi proventi.

Il secondo motivo, forse più grave, la mossa di Linux Mint è stata tenuta nascosta (?) dagli sviluppatori di Linux Mint, e poi scoperta casualmente (?) sul forum degli utenti Ubuntu tedeschi.

La svolta nella risposta di Mr Linux Mint

Con un messaggio sul forum della Comunità Linux Mint, Clement Lefebvre, fondatore e Project Leader della distribuzione, chiarisce la questione e annuncia una svolta (sotto la traduzione):
"Linux Mint Swap Banshee Affiliate Code,Take 100% of Profits?"

Two things wrong in this title:

  • We never decided, announced or told anyone we were keeping 100%. The revenue share on this wasn't decided then. 
  • We never swapped the Banshee code, that's the wrong way of putting it. We modified the Canonical URL to our own in the Ubuntu patch.
Here is what happens in Linux Mint, when you buy an MP3 song in the Amazon store:
  • In Mint 11 and previous releases: the profit goes 75% to Canonical, 25% to GNOME.
  • In Mint 12 and future releases: the profit goes 50% to Mint, 50% to GNOME.
This is called FUD and you're participating in it by bringing it here and linking to this blog. I don't have a problem with the code change, I think the share revenue is good and there's nothing I would have done differently.

Links removed, FUD removed, topic locked. I don't take this lightly especially here on this forum. If you're interested in answers you can contact the team directly. Don't think you'll start a troll here about this.
Mia traduzione:
"Linux Mint modifica il codice 'Affiliate' per prendersi il 100% dei profitti?»

Due cose sono sbagliate in questo titolo:

  • Non abbiamo mai deciso, annunciato o detto a qualcuno che ci stiamo tenendo il 100%. La quota sui ricavi non è stata quindi decisa. 
  • Non abbiamo modificato il codice (sorgente) di Banshee, è un modo sbagliato di vedere le cose. Abbiamo modificato l'indirizzo URL da quello di Canonical al nostro.
Questo è quello che succede in Linux Mint, quando si acquista una canzone MP3 dal negozio di Amazon:
  • In Mint 11 e rilasci precedenti: i profitti vanno al 75% a Canonical, e 25% a GNOME. 
  • In Mint 12 e rilasci futuri: i profitti vanno al 50% a Mint, e 50% a GNOME.
Quello che state facendo si chiama FUD (acronimo che sta per "Fear, uncertainty and doubt", "paura incertezza e dubbio", una tecnica di marketing per gettare discredito su un prodotto avversario per scoraggiarne l'utilizzo ndt) e voi state partecipando a esso, portando qui la questione e inserendo link a questo blog. Non ho problemi con la modifica del codice, penso che i profitti siano una buona cosa e non avrei fatto le cose in un'altra maniera.

Collegamenti rimossi, FUD rimossi, argomenti (del forum) chiusi. Non prendo questa cosa alla leggera, specie qui in questo forum. Se avete bisogno di risposte potete contattare il team direttamente. Non pensate di trollare qui.
La reale sequenza dei fatti, un po' diversa

In realtà, le cose sono andate leggermente. A chi gliedeva cosa fa Linux Mint dei soldi che riceve, nei commenti di un post del blog di Linux Mint (vedi sotto il link), lo stesso Lefebvre rispondeva in questo modo:
Clem Says:
December 8th, 2011 at 5:55 am
@k1l: [..] Banshee is completely insignificant (which is surprising considering how much noise was made over this between the project and Ubuntu). [..] We don’t donate to other projects we use “yet” because our goal isn’t achieved. We want to grow, get more staff, tackle on bigger projects. Eventually I’d like to do so, but our main priority is to grow.
@k1l: [..] (i profitti di) Banshee sono completamente insignificante (cosa  sorprendente considerando tutto il fracasso fatto su questa questione tra il progetto e Ubuntu). [..] Non doniamo (soldi) ad altri progetti, usiamo "ancora" perché il nostro obiettivo non è stato raggiunto. Vogliamo crescere, assumere altre persone, affrontare progetti più grandi. Alla fine mi piacerebbe farlo, ma la nostra principale priorità è crescere.
Il giorno dopo, Lefebvre chiarisce meglio la questione (sotto la traduzione).
December 9th, 2011 at 5:29 am There’s nothing secret and there’s nothing of interest here either. It’s a code change, we modified the patch on this package so that instead of replacing the Banshee code with Canonical’s, it now replaces it with ours. It’s written in plain English in the changelog, like any other package change.
We’re happy to share with Banshee, and to give them more than 25% (that’s what they get from Canonical), just to make it clear to everyone involved, that when it comes to the revenue Mint users generate, Canonical isn’t in a position to decide on revenue sharing. For info, this particular revenue stream represents $3.41/month at the moment and we do not make a blog post about every package change out there. We’re also changing the Yahoo code (even though we do not monetize it) and any other affiliate codes present in Linux Mint, some to our own versions, others we simply remove. Just like branding, we are not using other people’s codes, unless we have an agreement with them.
Previous versions of Mint used the Canonical code in Banshee (simply because we never really looked into it before), in Linux Mint 12 this was flagged as a bug and we changed it to our own. If we didn’t have a code we would have changed it back to Banshee’s (maybe) or removed all codes and linked directly to Amazon. Either way, when it comes to monetizing the traffic generating by Mint users, we make these decisions, not Banshee, and certainly not Canonical. As I said before, I’m happy to share upstream, but don’t expect to see 3rd party codes running affiliates in Linux Mint.
Non c'è niente di segreto e neanche niente di interessante. Si tratta di una modifica al codice, abbiamo modificato la patch su questo pacchetto, così invece che esserci il codice di Canonical c'è il nostro. E' scritto a chiare lettere in inglese nel log delle modifiche, come ogni altra modifica. 
Siamo contenti di dividere con Banshee e dar loro più del 25% (quello che ottengono da Canonical), giusto per chiarire a tutte le persone coinvolte che quando si tratta di profitti generati da utenti, Canonical non è in una posizione per decidere. Per completezza, questi profitti rappresentano adesso 3,41 dollari al mese, e non facciamo un post sul blog per ogni modifica a pacchetti. Modifichiamo anche il codice Yahoo (anche se non lo monetizziamo), e tutto il codice 'affiliate' presente in Linux Mint, qualcuno a nostro favore, altro semplicemente rimuovendolo. Come la modifica al marchio, non usiamo codice di altri, a meno che non abbiamo un accordo.

Le versioni precedenti di Mint usavano il codice di Canonical in Banshe (semplicemente perché non ci avevamo mai guardato prima), su Linux Mint 12, questo era segnalato come errore, e l'abbiamo cambiato con il nostro. Se non avessimo un codice l'avremmo cambiato direttamente con quello di Banshee (forse) oppure rimosso e collegato direttamente ad Amazon. In ogni caso, quando si tratta di monetizzare il traffico generato dagli utenti Mint, prendiamo queste decisioni, non Banshee, e certamente non Canonical. Come ho detto prima, sono a posto con upstream, ma non mi aspetto di vedere codice 'affiliate' di terze parti in Linux Mint.
Quindi la mossa di Mint - secondo Lefebvre - è stata dettata da una questione di "pulizia del codice", ma solo quello che genera profitti! Interessante questa visione del software libero.

Qualche ora dopo, la storia cambia nuovamente.
Clem Says:
December 9th, 2011 at 11:18 am

re-Banshee: Quick update. We decided to share the Banshee revenue upstream equally: 50% Linux Mint, 50% GNOME.
Ancora su Banshee: aggiornamento veloce. Abbiamo deciso di dividere equamente i profitti di Banshee upstream: 50% a Linux Mint e 50% a GNOME.
Le cose son quindi andate leggermente diversamente da come le ha presentate Lefebvre sul forum.
Ma sempre di battaglia tra nani si tratta.

Link:

Mio post sulla querelle Ubuntu - Banshee
Messaggio di Clement Lefebvre sul forum di Linux Mint (in inglese)
Post con le risposte di Clement Lefebvre (in inglese)

lunedì 5 dicembre 2011

Ubuntu e Linux Mint: la differenza tra popolarità e diffusione

Nelle scorse settimane s'è fatto un gran parlare del "sorpasso" in popolarità in fatto di distribuzioni Linux da parte dell'astro nascente Linux Mint nei confronti della vecchia e criticata Ubuntu. Il tutto certificato a colpi di pagine visitate sul sito di distrowatch.com. La notizia è stata ripresa decine di volte su molti blog e magazine online.


Una battaglia tra nani. 


Quando lessi questa notizia, mi nacque un sorriso sulle labbra, pensando alle percentuali irrilevanti che Linux ha nel mercato dei desktop: nonostante l'arrivo di Android, Linux è ancora un fenomeno marginale nel mercato dei sistemi operativi.
Vorrei comunque spendere qui le mie due parole sull'argomento. Mi scuso sin d'ora con chi le troverà banali, che anzi invito a lasciar perdere questo post.

Popolarità

La popolarità di un qualsiasi prodotto è ben diverso dalla sua diffusione. Se, per esempio, avessimo a disposizione un sito che monitorasse l'interesse per i dispositivi elettronici, diciamo un electronicswatch.com, sono convinto che vedremmo molto interesse per gli smartphone, e poco per - che so - i televisori, anche se i televisori sono (per ora) più diffusi.

L'equivoco, che vale anche per le nostre amate distribuzioni Linux, nasce dal fatto l'attenzione dei media e della gente è calamitata dalla novità, e quel che è nuovo (smartphone) è sempre più popolare di quello che nuovo non lo è più. Anche se quest'ultimo magari è diffuso universalmente (televisori).

Diffusione

Per capire cosa sia la diffusione, vi basti guardare questa piccola tabella, relativa alle pagine visitate su Wikipedia nel mese di Ottobre 2011. Certo, le statistiche di Wikipedia, che indicano quale sistema operativo usa la gente per consultare le pagine di Wikipedia, non sono esaustive. Sono però sicuramente indicative, e degne di attenzione.



Link:

Sito Wikimedia stats
Sito Diwstrowatch

mercoledì 30 novembre 2011

Nuova Google Bar: Google Chrome OS de facto

Qualche mese fa, quando Google+ cominciava a entrare sui nostri computer e nelle nostre vite, avevo fatto un post, in cui parlavo anche della "Google Bar", la barra nera che compare in alto nel browser, quando si accede ai servizi di Google, una sorta di menu che contiene tutte le applicazioni Google.

Google Bar, come l'abbiamo finora conosciuta


Lo scopo della barra è semplice: integrare in un unico posto (a sinistra) le app e permette di passare facilmente dall'una all'altra. Alla destra invece un'altra serie di menu, contiene i "Google+ tools". Nell'ordine:
  • Nome e cognome: le proprie impostazioni personali
  • Numero: le notifiche di Google +, si colora di rosso quando appaiono nuove notifiche
  • Condividi: per inserire i propri pensieri e link su Google+
  • Avatar: (un'altra volta) le proprie impostazioni personali
  • Rotellina: le impostazioni dell'app Google che si sta usando in quel momento (Gmail, Google+, Google Docs, ...)
Il limite di questo modello sta nel fatto che toglie prezioso spazio verticale, su monitor già schiacciati dal formato 16:9 o 16:10.

Google Bar, come sarà a breve

Dello spreco, se ne sono accorti anche dalle parti di Google, che hanno deciso di cambiare approccio. La Google Bar non ci sarà più e verrà sostituita da:
  • Google Menu: un menu da cui si accede alle app di Google (e molto altro)
  • Ricerca: per effettuare ricerche all'interno dell'app attiva
  • Google+ tools: gli stessi strumenti presenti adesso a destra nella Google Bar
Il tutto viene spiegato da un breve video fatto da Google (in inglese).



La barra sparisce, lasciando il posto a un menu e un "family feeling", una sorta di parte superiore comune, più flessibile, che in futuro potrebbe essere ulteriormente migliorata.


Il Google Menu, in quella posizione, a me ricorda vagamente il menu di GNOME 2.x, e lo vedo come un piccolo passo nella direzione Google Chrome OS. Di fatto: una volta che si accede al proprio account Google, si hanno a disposizione tutti i servizi "cloud computing" di Google a distanza di un click.

Orientando lo sguardo ancor di più verso l'orizzonte, si potrebbe vedere un utente che accende il computer, avvia il proprio browser e poi usa solo le app di Google per il resto del suo tempo. Difficile (e inutile) dire a questo punto se si sia così importante il Sistema Operativo che si sta usando, dal momento che alla fine si usa solo materiale made in Google...

Se orientate la vista verso quella direzione, probabilmente state guardando nella stessa direzione di Google.


Link:

Mio precedente post su Google+ e Google Bar
Posto sul blog di Google che annuncia la nuova Google Bar (in inglese)

domenica 20 novembre 2011

Il 20 novembre è Ubuntu Community Appreciation Day



Cioè il giorno in cui le persone che usano Ubuntu (ma anche no!) ringraziano la Comunità Ubuntu per quel che fa per fare di Ubuntu la miglior distribuzione Linux esistente.

Lo si può fare in tanti modi su Internet (vedi sotto i link), ma il migliore è farlo di persona: una telefonata, un SMS o una pacca sulla spalla saranno sicuramente apprezzati. Non scartate infine l'idea di offrire una birra al vostro ubuntero preferito. ;-)

Anche se potrebbe apparire un'autocelebrazione, in quanto della Comunità Ubuntu faccio parte ormai da qualche anno...

GRAZIE a tutti per il magnifico lavoro fatto!


Link:

Pagina sul wiki
Pagina su Facebook (su cui fare "mi piace")
Pagina su Google+ (su cui fare +1)
Hashtag su Twitter (con cui potete twittare il vostro Grazie!)

sabato 19 novembre 2011

U2's Achtung Baby, 20 years later (prima parte)


"U2 set themselves up as the first of the new groups rather than the last of the old" (Bill Flanagan)

20 anni fa, nel giorno ufficiale dell'uscita, mi recai al negozio di dischi di Thiene "Il Discolo", e comprai il CD di "Achtung Baby" degli U2. Il titolare mi disse "Oggi tutti quelli che entrano chiedono questo disco. O quelli dei Guns 'N Roses" (Use your illusioni I e II). Andai a casa e mi ascoltai tutto il CD nella taverna di casa, dove c'era lo stereo, sul divano, le cuffie in testa. Il disco era oscuro, introspettivo, inquietante, insieme tribale e urbano.

Quando finì, salii a cenare. Sulle scale trovai mio fratello che mi chiese "Com'è?".

"Sconvolgente."

Dopo aver bagnato i panni nel Mississippi con il lungo tour che seguì "The Joshua Tree", da cui nacque "Rattle and Hum", gli U2 tornarono a casa inariditi e svuotati. Si presero una lunga pausa di riflessione.
Si ritrovarono nel 1990 a Berlino, negli Hansa Studio, una ex sala da ballo delle SS, per registrare un nuovo disco. Il muro era caduto l'anno prima e Berlino era nel turbine del processo di riunificazione delle due Germanie, dopo 45 anni di guerra fredda.

Anche la band era ancora in crisi e ci furono forti contrasti, tanto più che The Edge si era appena separato dalla moglie. Ma le mani sapienti di Brian Eno e Daniel Lanois, già produttori di "The Unforgettable Fire" e "The Joshua Tree", seppero trarre il meglio da quelle discussioni e ne uscì un album di completa rottura nei confronti del passato, e che aprì le porte a una nuova fase nella carriera degli U2.

20 anni dopo, provo a mettere nero su bianco le emozioni e i pensieri di quella sera e le cose che nel frattempo sono successe attorno a quell'album.  
Edit: ho deciso di spezzare in due questo post, stava diventando troppo lungo (=palloso). Stay tuned!

Zoo Station 

Si inizia subito pesante. Chi si era addormentato sulle note di "All I want is you" si risveglia in un incubo: esplosioni, strati e strati chitarre distorte, batteria metallica e Bono che canta da dentro un tubo. Eppure batti e ribatti, la melodia è coinvolgente e armoniosa.


Il titolo della canzone è rubato a una stazione della metro di Berlino, che ha "ricambiato" rinominando in U2 la linea della metropolitana che vi passa. 

Questa canzone è la copertina del nuovo corso degli U2, e aprirà tutti i loro concerti dello ZooTV Tour, il tour mondiale seguito alla pubblicazione del disco. 

EVERYTHING YOU 
KNOW IS WRONG

Qualche anno prima della rivoluzione comunicativa di Internet, gli U2 tramortiscono i loro fan con un suono potente e overload visiva. Il tour porta in giro un palco immenso, una vera Cattedrale Catodica, schermi giganteschi che lanciano messaggi inquietanti, ironicamente subliminali. Il concerto è una Messa Mediatica che celebra alienazione e follia della civiltà moderna.


Io l'ho visto passare 2 volte, ad Assago e a Verona. Vedere Bono che balla come una scimmia e scimmiotta il passo dell'oca davanti a schermi giganti disturbati da rumore bianco vale da solo il prezzo del biglietto. Ma questa è un'altra storia.

Even Better Than The Real Thing

Questa canzone è (IMHO) quanto di più ipnotico e psichedelico esista nella discografia degli U2. La chitarra elettrica imbizzarrita fa da padrone, Bono canta sussurrando le parole fino all'esplosione finale. Della canzone, Bono disse:
"It was reflective of the times [the band] were living in, when people were no longer looking for the truth, [they] were all looking for instant gratification."
(Rifletteva i tempi che la band stava vivendo, quando la gente non cercava la verità, ma cercavano tutti un piacere istantaneo) 
Il video altrettanto ipnotico e vertiginoso fece un discreto scandalo perché furono inseriti alcuni fotogrammi di discutibili opere d'arte dell'americano Jeff Koons, ritratto in atteggiamenti intimi con la moglie del tempo, che gli italiani ben conoscono.

One

Nella saga delle "ballad" degli U2, c'eravamo lasciati con l'Io narrante che non sapeva se poteva vivere con o senza la sua dolce metà. Ci ritroviamo in "One" che sì, possono vivere assieme, ma contrasti, incomprensioni e discussioni avvelenano il clima e incrinano l'unità della coppia, e definiscono il senso del brano.
We are One, but we're not the same (siamo Una Cosa Sola, ma non siamo la stessa cosa)
Testo e musica ne fanno indiscutibilmente una delle più belle canzoni degli U2, un vero pezzo di storia del rock.


Di questa canzone fu tratto anche un singolo, sulla cui copertina c'era una foto di bisonti che cadono nel vuoto, opera di  David Wojnarowicz, artista gay morto di AIDS. I bisonti spinti a morire nel vuoto dai cacciatori indiani simboleggiano appunto il fotografo e altri come lui spinti nell'ignoto da forze invisibili e oscure.

Until the end of the world

Il pezzo più oscuro dell'album, introdotto dal ritmo delle conga suonate dal produttore Daniel Lanois, tutto giocato sui bassi, con Bono che recita versi. Al primo ascolto non capivo cosa significassero. A complicare il tutto, il brano fa parte della colonna sonora dell'omonimo film di Wim Wenders, che però narra tutt'altra vicenda.
Scoprii più tardi che Bono aveva scritto quella canzone pensando a un dialogo tra Gesù e Giuda, che riepiloga i momenti salienti della passione: ultimo cena, incontro nel giardino del Getsemani e suicidio di Giuda.

 
Ai tempi della registrazione dell'album, Wenders era a Berlino e cercava un brano per il suo film, gli U2 un titolo per il loro brano, si scambiarono i favori con soddisfazione reciproca.

Who's Gonna Ride Your Wild Horses

Dell'album è la canzone che amo meno. Anche se ne hanno fatto un singolo, anche se l'hanno suonata dal vivo, ho come la sensazione che non dovesse far parte dell'album.
La leggenda narra che fosse stata ispirata e dedicata a una ragazza conosciuta, conosciuta bene intendo, da uno degli U2 durante la registrazione dell'album.

So Cruel

Questo è il pezzo più sofferto dell'album. Una ballad triste, amara e malinconica che parla della fine di un amore. Bono ha scritto questa canzone pensando alla rottura ta The Edge e la moglie, avvenuta proprio durante la registrazione di "Achtung Baby". Bisogna tenere presente che fino ad allora, a detta dello stesso Bono, gli U2 facevano tribù con famiglie e amici in comune. La fine del matrimonio di David Evans (The Edge) segna anche la fine dell'armonia di questa piccola comunità.
La canzone resta un piccolo gioiello incastonato nell'album che brilla di luce nera.

(fine prima parte)