sabato 24 gennaio 2015

Ubuntu Phone, vi spiego cosa sono gli "Aggregated Scope"


Da quando sono un Ubuntu Insider, ho il privilegio di leggere in anteprima alcune informazioni sul prossimo rilascio di Ubuntu Phone, disponibile da Febbraio in Europa sugli smartphone BQ Aquaris e4.5. Le informazioni sono rilasciate col contagocce, ma sono molto intriganti.

Le ultime info in arrivo da Canonical presentano gli "Aggregated Scope", una sorta di aggregatore di dati, che supera il concetto di app, e supera anche il modo di usare il telefonino, di cui avevo accennato nel precedente post su Ubuntu Phone.

Cosa ci sarà


Alcuni di questi scope saranno predefiniti sullo smartphone BQ, ma sono ancora inaccessibili a noi comuni mortali, in particolare il "Today scope" (qui sopra un'anteprima). Si tratta del primo scope che appare all'accensione del telefonino, e riporterà tutte le nostre più importanti del giorno in un unico pannello personalizzabile.

Nel Today Scope ci saranno: le informazioni locali (eventi e servizi vicini a dove ci si trova in quel momento), le informazioni sul tempo e le notizie più importanti. Sicuramente uno strumento molto utile, facile e veloce da consultare.

Un altro interessante scope è Video, che aggrega i video più interessanti di Youtube, TED e Vimeo. Questo scope è già disponibile. Personalmente lo uso poco, perché preferisco vedere i video su schermi più grandi, e la batteria del Nexus 4 dura sempre meno! :-P

Music Scope visto da vicino

Music Scope sul display
da 13,5'' del Nexus 4 ;-)

"Music" (Musica) è uno scope che invece conosco bene, uno di quelli che uso con maggiore frequenza. Gli scope sono molto simili gli uni agli altri, prendo quindi Musica come esempio per descriverne il funzionamento.

Un pannello semplice e ordinato (vedi qui a fianco) permette di avere sempre sottomano la propria musica preferita sul telefonino (La mia musica) oppure di vedere l'anteprima e le segnalazioni più interessanti da altre fonti su Internet, come il negozio online 7digital, o i siti web di condivisione SoundCloud e Grooveshark.

In più, grazie a Songkik, si possono conoscere i concerti in programmazione nelle vicinanze.

Se si cerca qualcosa in particolare, basta un tap sulla lente e si possono trovare brani, video e informazioni sui propri cantanti preferiti.

La selezione delle fonti è personalizzabile, basta un tap sulla rotellina e si accede alle fonti, che si possono attivare o disabilitare. Diventerebbe davvero interessante se fosse possibile aggiungere altre fonti, ma forse sto precorrendo troppo i tempi.

Facendo clic sulla stellina in alto a destra, lo scope si installa tra i pannelli predefiniti, è diventa immediatamente disponibile all'accensione, di fianco allo scope principale, quello delle app.

La cosa piacevolmente sorprendente è la facilità con cui si accede alla musica con un paio di tap. Pensare si tratti solo di widget è estremamente riduttivo, e comunque fuorviante: gli scope permettono di accedere direttamente a informazioni fornite da fonti diverse e metterle insieme in maniera congruente e omogenea.

Si può tranquillamente dire che la fantasia (degli sviluppatori) è il solo limite per gli scope, ed è probabile che nei prossimi mesi vedremo ulteriori miglioramenti.

Nel prossimo post parlerò di un paio di interessanti scope sviluppati da ragazzi italiani, giusto per farvi capire quanto sono in gamba i nostri anche in questo settore.

sabato 17 gennaio 2015

Perché Ubuntu Phone può rivoluzionare il mercato


Dov'eravamo rimasti?


Lo scorso ottobre avevo scritto una serie di post dal titolo "Una settimana con Ubuntu Touch" (chi se l'è persa la può leggere adesso). Purtroppo la serie rimase incompiuta, quella cosa noiosa chiamata "lavoro" :-) mi prese tempo ed energie. Ma non per questo ho smesso di utilizzare Ubuntu Phone sul Nexus 4, e forse già sapete che il 6 Febbraio sarò a Londra alla presentazione del primo smartphone BQ motorizzato Ubuntu.

Riprendo il discorso, faccio un passo in dietro e alzo lo sguardo verso l'orizzonte, per ampliare il panorama.

Get Famous (or Die Tryin')


Ubuntu Phone esce in un momento in cui Apple e Google con iPhoneOS e Android dominano il mercato di smartphone e tablet. Gli altri mordono la polvere, pur producendo prodotti belli e per certi versi competitivi.
La "user experience" che detta legge, è la stessa su tutti i sistemi: una griglia di icone (o mattonelle) che rappresentano le app installate sul dispositivo. Un "tap" sull'icona, usi la app, esci, un altro tap su un'altra icona... e via così.
Questo tipo di approccio è frammentario, poco agevole se si vuole passare rapidamente da una foto a un tweet a un messaggio e a qualsiasi altro contenuto, che questo sia presente sullo smartphone o su Internet, proprio o di amici.
Ubuntu Phone cambia le carte in tavola, mettendo i contenuti al centro dell'esperienza utente, siano essi appunto foto, messaggi, tweet, ma anche previsioni del tempo o "la farmacia più vicina". O qualsiasi altra cosa.
Una strada al tempo stesso innovativa e obbligata, perché è impossibile che Ubuntu Phone diventi famoso seguendo la stessa strada già battuta da troppa altra gente.

Scopes: qualcosa di completamente nuovo



"Scopes" è l'arma (neanche tanto) segreta, con cui Ubuntu vuole sovvertire l'ordine costituito. Gli Scope sono i pannelli (presenti anche su Ubuntu Desktop) da cui si accede ai contenuti. Il pannello delle app, il primo che si vede accendendo un Ubuntu Phone (qui sopra) è appunto uno Scope, ma ce ne parecchi altri. Sono di due tipi:
  • Aggregator: è uno scope che raccoglie contenuti da varie fonti, configurabili - per esempio lo scope Musica (vedi sopra)
  • Branded: è uno scope che raccoglie contenuti specifici, come Instagram, Souncloud o Wikipedia
Gli scope "branded" potrebbero sembrare delle normalissime "app". I vantaggi però di uno scope (sia branded che aggregator) sono: la velocità nello sviluppo (per i programmatori) e la velocità nell'accesso ai propri dati (per gli utilizzatori finali).
"Scopes" sono più di un motore di ricerca specializzato, perché sono facilmente installabili e configurabili. Su Ubuntu Store se ne trova già qualche decina, alcune delle quali davvero molto interessanti, ma di questo ve ne parlo in un altro post.
Sia chiaro: le app, sono presenti dove ci si aspetta di trovarle. Twitter, Facebook e Gmail sono lì che vi accolgono con la loro interfaccia confortevole e conosciuta.

Il futuro non è scritto


Il successo di Ubuntu Phone passa però per quanto saprà attrarre sviluppatori prima e consumatori poi. I primi trovano già la strada spianata per un facile e veloce processo di sviluppo, grazie alla varietà e alla potenza degli strumenti a disposizione.
I consumatori devono invece trovare qualcosa di facile e immediato, che eviti loro di "dover imparare un sistema", che inibirebbe l'adozione di massa.

Ubuntu Desktop ha già conquistato milioni di utenti in tutto il mondo, vi immaginate cosa può fare Ubuntu Phone, che sarà preinstallato sugli smartphone? ;-)

Nei prossimi post riprenderò il filo della prova di Ubuntu Phone, provando tutte le interessanti novità che sono avvenute nei mesi scorsi.

venerdì 2 gennaio 2015

Quanti utenti GNU/Linux servono per cambiare una lampadina?


Qualche giorno fa, +Aladino A. Amantini ha postato su Google Plus una storiella simpatica apparsa sul sito della Free Software Foundation. L'ho tradotta in italiano, e spero sia tradotta in tutte le lingue del mondo, per il bene di tutta l'Umanità :-)

Quanti utenti GNU/Linux servono per cambiare una lampadina?

  • 1 per iniziare una conversazione in una mailing list, scrivendo che la lampadina è bruciata
  • 1 per consigliare di provare ad accendere la lampadina da riga di comando
  • 1 per per lamentarsi che l'utente ha interrotto la conversazione
  • 1 per chiedere quale nuova lampadina installare
  • 1 per suggerire che si dovrebbe evitare la parola "bruciata" per riferirsi a una lampadina rotta, sennò si capisce che la lampadina è stata incendiata, e quindi sarebbe giusto dire che la lampadina si è "rotta a causa di un eccesso di corrente elettrica"
  • 25 per suggerire di installare tutti i tipi di possibili e immaginabili lampadine
  • 5 per dire che la lampadina bruciata è un problema upstream che non è di competenza della distro - c'è un errore da risolvere nella mailing list degli sviluppatori della lampadina
  • 1 novellino per suggerire di installare una lampadina Microsoft
  • 250 per bombardare l'indirizzo email del novellino
  • 300 per dire che una lampadina Microsoft diventerebbe blu e che dovresti spegnerla e riaccenderla continuamente perché torni normale
  • 1 ex-utente GNU/Linux che ancora frequenta il forum, che suggerisce di installare una iLampadina Apple, che ha un design nuovo e innovativo e costa 250 €
  • 20 per dire che iLampadina non è libera, e che ha meno funzioni di una normale lampadina che costa 20 volte meno
  • 15 per suggerire di installare una lampadina nazionale
  • 30 per dire che le lampadine nazionali sono delle imitazioni malriuscite delle lampadine estere e che non sono niente di nuovo
  • 23 per discutere se la lampadina deve essere bianca o trasparente
  • 1 per ricordare a tutti che il nome corretto è GNU/Lampadina
  • 1 per dire che le lampadine sono un problema solo degli utenti Windows perché i veri utenti di GNU/Linux non temono l'oscurità
  • 1 per annunciare infine quale sarà il modello della lampadina installata
  • 217 per scartare quel modello e suggerirne un altro
  • 6 per lagnarsi che il modello scelto ha elementi proprietari e che quindi bisogna usarne un altro
  • 20 per dire che una lampadina libera al 100% è incompatibile con l'attacco
  • gli stessi 6 precedenti, per suggerire di cambiare l'attacco con uno compatibile
  • 1 per urlare: "BASTA DISCUTERE, QUALCUNO CAMBI LA LAMPADINA PER L'AMORDIDDIO"
  • 350 per chiedere al precedente utente di quale Dio sta parlando, e se ha prove della Sua esistenza
  • 1 per spiegare come funziona l'elettricità e perché una lampadina è inefficiente
  • 1 per dire che non possiamo fidarci nelle lampadine delle multinazionali e dobbiamo credere nelle lampadine create dalla comunità
  • 1 per postare un link a un file ODF che spiega come costruirsi una lampadina da zero
  • 14 per lamentarsi del formato del file precedente, chiedendo di mandarlo in txt o LaTex
  • 5 per dire che sono insoddisfatti della decisione e faranno un fork dell'installazione di casa, per installare una lampadina migliore
  • 1 per postare una serie di comandi per cambiare la lampadina
  • 1 per commentare che ha eseguito quei comandi ricevendo un messaggio di errore
  • 1 per consigliare di eseguire quei comandi come root
E alla fine:

Il padre del primo utente, mentre tutti stavano discutendo, è andato al negozio acquistando la lampadina più economica.

Disclaimer

La storiella di questa pagina è stato spedito alla Free Software Foundation dal suo autore Andre Machado. La Free Software Foundation non ha nessun diritto su questo scherzo (e neanche il suo traduttore). 

(foto "exploding bulb 2" di Rafal Kiermacz su Flickr)

venerdì 26 dicembre 2014

Remmina Junior: si può fare!


Un programma che nato libero è immortale (circa)

Le licenze libere come GPL o BSD permettono a un programma di vivere molte vite. Se anche il Creatore abbandona il progetto, la Creatura (o parte di essa), può sopravvivergli, grazie alle amorevoli cure di dottori che gli prestano soccorso.

The Doctors

L'anno scorso, più o meno in questo periodo, ascoltavo il compare e amico di una vita +Giovanni Panozzo che mi diceva di questo programma, Remmina, che faceva perfettamente il suo lavoro (collegarsi da remoto a PC e server), ma che purtroppo da troppo tempo mancava di aggiornamenti e correzione di errori. Mi diceva che nelle ultime versioni di Ubuntu era costretto a compilarselo a mano, perché il pacchetto presente nei repository era diventato inutilizzabile.

Quando gli facevo notare che - trattandosi di software libero - poteva tranquillamente aiutare ad aggiornarlo e correggere bug, mi rispondeva: "Ma chi c'ha tempo? Ho una famiglia da mantenere, mica posso passare le mie giornate a studiare come funziona e correggerlo!".

Non so poi cosa è successo, perché Giovanni cambiò idea, impegnando gran parte della sua estate e delle (piovose) ferie a studiarsi Remmina (consta più di 30.000 righe di codice!).

Nel frattempo, era in contatto con un altro italiano, Antenore, che già contribuiva a Remmina da qualche settimana. Grazie ad Antenore, Giovanni riuscì ad avere accesso al progetto su Github, cominciando a correggere errori e rispondere alle segnalazioni degli utenti, rimasti lì inevasi per anche più di 2 anni.

Dopo un autunno di intenso lavoro, a inizio ottobre 2014, Giovanni e Antenore rilasciarono Remmina 1.1.1, con numerosissime correzioni di errore, e poi questo mese un'ulteriore versione 1.1.2, con altre correzioni.


La Creatura, Next

Parallelamente al branch di manutenzione 1.1.*, Giovanni e Antenore hanno creato "Remmina Next", un branch per sviluppare le nuove funzionalità di Remmina. Remmina Next è la versione 1.2, compatibile con FreeRDP 1.2.

Nel frattempo, le varie distribuzioni si sono accorte della rinascita di Remmina, a cominciare da Arch, che ha subito incluso Remmina 1.1.1, e poi Fedora e infine Debian/Ubuntu, grazie a +Luca Falavigna. Luca ha anche creato un apposito PPA, che riporta automaticamente su Ubuntu tutte le modifiche fatte upstream. Ovviamente il nuovo Remmina sarà incluso in Debian Jessie e Ubuntu 15.04, in rilascio entrambe per inizio 2015.

Al gruppo si è aggiunto +Fabio Castelli che da un mese circa contribuisce al codice e alla soluzione dei bug, con qualche altro contributore occasionale.

La storia potrebbe finire qui, ma il team di sviluppo sta cercando nuovi contributori, e ha qualche grande idea in mente (che non posso svelarvi ora). Nel 2015 vedremo altri interessanti sviluppi.


Installare Remmina su Ubuntu

Remmina è perfettamente funzionante su Ubuntu e si installa molto facilmente, l'ho fatto anch'io! :-) Basta aprire un terminale e digitare questi comandi:

sudo apt-add-repository ppa:remmina-ppa-team/remmina-next 
sudo apt-get update 
sudo apt-get install remmina remmina-plugin-rdp

Se trovate degli errori su Remmina, segnalateli su GitHub.

(La foto iniziale di Wikipedia è un omaggio a "Frankenstein Junior", capolavoro di Mel Brooks, di cui ricorre in questi giorni il 40ennale dell'uscita nei cinema.)

giovedì 18 dicembre 2014

Qualcosa che ancora non sapete su Ubuntu Phone BQ


Tutto comincia così. Un paio di settimane fa mi scrive +David Planella di Canonical, dicendomi più o meno una roba del tipo "Ciao Dario, sai già che tra poco lanceremo il primo smartphone con Ubuntu. Beh, per ringraziarti del tuo impegno, vorremmo che tu fossi tra i primi ad averne uno tra le mani".

Non ci potevo credere che a) David Planella mi scrivesse una mail (credo sia la prima volta) e b) che potessi mettere le mani su un Ubuntu Phone. Ho respirato profondamente e atteso un tempo abbastanza lungo che mi permettesse di conservare una certa dignità. Gli ho risposto dopo 5 minuti: Sììììììììììì! :-)

Oggi ho quindi partecipato a un hangout privato (vedi la foto del tweet), insieme a un altro po' di persone di Canonical e della Comunità, tra cui la mitica +Carla Sella+Joey-Elijah Sneddon di OMGUbuntu! +Rupinder Mann+Cristian Parrino ci hanno dato alcune news in anteprima sulla prossima uscita dell'ubuntufonino

A quest'ora tutti voi saprete già: sarà il BQ Aquaris E4.5, uno smartphone molto interessante come prezzo e caratteristiche, venduto dalla spagnola BQ, già sul mercato con Android. L'uscita è per la prima settimana di Febbraio 2015, e sarà venduto direttamente sul sito web dell'azienda.



Secondo quanto spiegato da Cristian, la versione di Ubuntu su BQ Aquaris sarà un po' diversa da quella usata finora per lo sviluppo, e che gira sui Nexus. Alcune di queste caratteristiche le abbiamo viste dal vivo mentre ascoltavamo Rupinder e Cristian, come per esempio un "aggregatore di scope" (gli scope sono i pannelli in cui sono aggregati i contenuti presenti sul telefonino, o disponibili in Rete).

I più attenti già sapevano che il telefonino sarebbe stato un BQ, +Jane Silber (CEO di Canonical) aveva postato questo tweet. (No, quelle NON sono scatole di scarpe! :-)


Per adesso gli smartphone BQ saranno disponibili solo in Europa, venduti da BQ sul loro sito. Sicuramente Canonical e BQ puntano sul mercato europeo, sapendo (sperando?) che è quello più entusiasta all'idea di comprare un telefonino "made in Ubuntu": l'anno scorso, il 40% dei finanziatori del (fallito) progetto "Ubuntu Edge" erano dall'Europa.

Il passo successivo saranno sicuramente gli USA e la Cina, dove Canonical e China Mobile hanno appena lanciato un'iniziativa destinata a giovani studenti e imprenditori.

Dopo 2 anni di duro lavoro, ormai mancano solo pochi giorni al lancio di Ubuntu. Uno sforzo enorme per Canonical, e anche per la Comunità che - se ha nutrito finora sentimenti contrastanti su Ubuntu Phone - potrebbe adesso trovare nuovo vigore con il concretizzarsi del Progetto.

domenica 14 dicembre 2014

5 (cinque) comportamenti giusti per promuovere Ubuntu

Il 22 novembre scorso ero a Bologna per l'ubuntu-it meeting, l'appuntamento semestrale della Comunità Italiana di Ubuntu. Sapete, un paio di volte l'anno è divertente trovarsi nello stesso luogo con persone che si frequentano solo virtualmente, tramite email o social network. Anzi, direi che la parte migliore della vita comunitaria è proprio questa.

Beh, di come è andata al meeting ve ne ha già raccontato +Jeremie Tamburini, che del resoconto dei meeting ha fatto la specializzazione del suo blog. :-)

+Paolo Sammicheli ha poi scritto un post per spiegare perché Ubuntu ha vinto la battaglia dei desktop Linux - o come ha puntualizzato qualcuno - "hanno vinto gli utenti". Oh! parliamo sempre dell'1% del mercato desktop, anche se si parla di decine di milioni di installazioni. Consiglio a tutti la lettura del post di Paolo.

Il mio intervento

Vorrei spendere due parole sul mio intervento al meeting, intitolato appunto "5 (cinque) comportamenti giusti per promuovere Ubuntu". Mi capita infatti di leggere di persone che - animate dai più nobili intenti per la diffusione del Software Libero - si lasciano andare a comportamenti poco Ubuntu: in questo modo, invece di portare beneficio, si creano solo danni. Vediamo in breve alcuni spunti.


Ubuntu ha un proprio Codice di Condotta, che consiste in una serie di semplici regole su come agire al meglio all'interno della Comunità. Le persone che contribuiscono attivamente a Ubuntu sono tenute a firmarlo, e tutti possono condividerne lo spirito, improntato al rispetto reciproco e alla collaborazione. Mettere in pratica queste regole anche quando si supportano le persone nel passaggio a Linux, le aiuta a superare l'angusto scalino di apprendimento.

"Ubuntu è la porta arancione" per entrare nel mondo Linux: tutti quelli che si avvicinano a Linux, all'inizio si avvicinano a Ubuntu. Quindi la Comunità Ubuntu deve essere preparata ad accogliere queste persone.

Questo primo comportamento è alla portata di tutti, qualunque sia il livello di conoscenza tecnica dell'argomento.


Si tratta di crescere una foresta, a cominciare da quando germoglia il seme (installazione). Chi diffonde Ubuntu deve quindi nutrire adeguatamente il terreno e tenere pulita l'aria, mantenendo sano l'ecosistema. Purtroppo c'è gente che si diverte a veder bruciare il mondo, per il solo gusto di farlo. Polemiche, flame, RTFM e via dicendo sono da evitare assolutamente perché spaventano le persone e le allontana da Ubuntu e da Linux.

Mantenere sano l'ecosistema vuole anche dire parlare bene di Ubuntu (e di Linux e del Software Libero), senza perdere troppo tempo a parlare male degli altri sistemi - i loro uffici marketing fanno già un ottimo lavoro, è inutile aiutarli.

Anche questo comportamento è alla portata di tutti, qualunque sia il livello di conoscenza tecnica dell'argomento.


Qui alziamo il livello di difficoltà: trovare punti di incontro con altri progetti del Software Libero o della Cultura Libera in genere o di qualsiasi altro campo.

Quest'anno al meeting di Bologna era presente +Enio Gemmo di LibreItalia, neonata associazione che promuove LibreOffice in Italia, con cui da qualche mese abbiamo cominciato un proficuo scambio di collaborazioni e interventi.

Per diffondere al meglio Ubuntu, si devono creare connessioni sempre più connessioni con tutte le realtà del Software Libero presenti in Italia, sconfinando anche in campi diversi.

Questo punto è tutto da sviluppare, se avete idee e collaborazioni fatevi avanti!


Raccontare storie è una delle attività più antiche dell'uomo, che ancora adesso appassiona milioni di persone. Ubuntu è fatto di moltissime storie, le storie delle persone che usano Ubuntu, le storie delle persone che contribuiscono a Ubuntu, in Italia e in tutto il mondo. Eravamo molto bravi a raccontare queste storie, adesso abbiamo perso un po' la mano - il Planet di ubuntu-it sembra un noioso monologo.

Diffondere bene Ubuntu è raccontare queste storie, la nostra passione. Anche questo comportamento è alla portata di tutti, bisogna trovare il tempo per raccontare queste storie, che altrimenti vanno perdute.



Infine, l'attività più difficile e rischiosa: la guerriglia, certo un po' diversa da quella che insegnava e praticava e il Comandante. Sto parlando della guerriglia marketing, una tecnica di pubblicità che permette di promuovere un prodotto con poco budget. Questa è un'attività che comporta uso coordinato e sistematico delle risorse, meglio se in modo clamoroso e virale.

Per farlo serve una buona preparazione iniziale e un coordinamento generale al momento dell'esecuzione. Anche per questo, se avete idee, fatevi avanti! :-)

Come avete visto, nella maggior parte dei casi si tratta di mettere in pratica comportamenti semplici, che però possono fare la differenza. Provateci!

Se avete idee e proposte, e avete tempo per impegnarvi in prima persona, scrivetemi! 

La mia presentazione completa

 

venerdì 5 dicembre 2014

Musica libera, questa sconosciuta.



L'altra sera ero a Schio, per tenere quello che è stato il mio ultimo talk (credo) per il 2014. La serata era sulla musica libera, quella protetta da licenza Creative Commons (o simili), che si può ascoltare, scaricare e copiare liberamente e gratuitamente da Internet. Per intendersi, quella che si trova su siti come Jamendo o Magnatune, giusto per citare i due più famosi, ma ce ne sono anche molti altri.

La cosa più divertente della serata è stata la discussione che ho avuto con un signore in prima fila, che ignorava totalmente la musica libera, ma che - da quanto ho capito - scaricava allegramente senza tanti patemi quella protetta da Copyright. Prima (e anche dopo) il talk, questo signore sosteneva che è "colpa dei siti internet se io scarico la musica, come posso sapere se loro l'hanno copiata o comprata?".

Questo pensiero è sbagliato per almeno un paio di motivi

  1. secondo la legge italiana si acquista un disco (coperto da copyright) per uso personale, per ascoltarlo in casa e basta - qualsiasi altro uso non si può - e non parlo neanche che sia reato o meno
  2. un artista che produce un'opera d'autore è giusto sia compensato acquistandone le opere

Quest'ultimo punto è un po' più debole del primo, perché credo che un artista - come chiunque altro - debba guadagnarsi la pagnotta giorno per giorno, e quindi esibirsi dal vivo cantando e suonando.

Poi, piuttosto che copiare musica coperta da copyright, che sia reato o no, è meglio ascoltare, scaricare e copiare musica rilasciata con Creative Commons. In questo modo si fa cadere l'accusa di pirateria, impugnata poi ciclicamente in ogni campagna di censura, e si abbassano i prezzi (=se pochi comprano, il prezzo cala della musica cala, è la legge del mercato).

E magari ogni tanto, comprare pure qualche canzone degli artisti che credono nella musica libera.

 

giovedì 27 novembre 2014

Sabato 29 Novembre, un doppio appuntamento con ubuntu-it


Sabato 29 novembre prossimo ci saranno ben due appuntamenti che vedranno la partecipazione di ubuntu-it: "Open Source Day 2014" a Udine e "Codemotion" a Milano.

Open Source Day a Udine

Il primo è una manifestazione organizzata da AsCI (Associazione Cultura Informatica) ed IGLU (Gruppo Linux Udine), in collaborazione con DITEDI (DIstretto TEcnologie DIgitali) dell'Università di Udine, che si terrà dalle 9 alle 18 presso il Polo Scientifico dell'Università degli Studi di Udine.

All'evento partecipa +Riccardo Padovani, sviluppatore di Ubuntu Phone, che sabato mattina terrà il talk "Ubuntu: il futuro è convergente", una panoramica sullo stato dell'arte di "Ubuntu Phone", il progetto che porterà Ubuntu su smartphone e tablet.

A Udine avrei dovuto essere presente anch'io, purtroppo sul 29 novembre sono confluiti una serie di impegni, a cui si sono aggiunti anche dei piccoli problemi familiari. Mi spiace parecchio, il programma è decisamente ricco... il prossimo anno spero di essere presente.


Codemotion a Milano

Il secondo evento è il "Codemotion" di Milano", l'evento ecumenico per tutti i programmatori, che si svolgerà a Milano dal 26 al 29 Novembre. Anche qui ci sarà una delegazione di +Ubuntu-it tra cui sicuramente +Flavia Weisghizzi+Monia Spinelli+Luca Ferretti e +Giulio Collura. Anche Giulio, altro programmatore di Ubuntu Phone, terrà un talk sullo stesso argomento di Riccardo, con un titolo ambizioso "Ubuntu Phone, the community smartphone".

Sono molto contento che a tenere gli interventi a Milano e Udine siano due tra le persone più giovani e in gamba della Comunità, segno che sta avvenendo (lentamente) un salutare ricambio generazionale. 

Se passate da quelle parti, non mancate a questi eventi! :-)





giovedì 20 novembre 2014

Autunno, tempo di meeting per le Comunità italiane del Software Libero


Questo mite autunno è la stagione ideale per i ritrovi delle Comunità italiane impegnate nella diffusione del Software Libero.

Cominciamo noi, con l'appuntamento semestrale di "ubuntu-it meeting", sabato 22 novembre a Bologna ci troviamo a quella che è diventata la sede istituzionale dei nostri meeting, l'hotel Ramada Encore di Bologna. Il programma è particolarmente ricco di spunti interessanti, anche per chi non fa parte della Comunità. L'ingresso è libero e gratuito, se siete da quelle parti fate un salto a trovarci. :-)


Una settimana dopo, sabato 29 novembre, sempre a Bologna al Centro Congressi CNR (Area della Ricerca) ci sarà la prima "Conferenza italiana LibreItalia / LibreOffice", degli amici +sonia montegiove  +Enio Gemmo (che sarà presente anche al meeting di ubuntu-it) e +Italo Vignoli. L'accesso alla conferenza è gratuito, ma bisogna prenotare il biglietto - meglio affrettarsi, ce ne sono ancora pochi a disposizione.




A chiudere il ciclo - come mi ha segnalato il grande +Alexjan Carraturo - sabato 13 dicembre a Settimo Torinese, presso la Biblioteca Multimediale Archimede si terrà il "openSUSE Meeting Italia 2014". L'evento vuole "far conoscere openSUSE al grande pubblico, oltre che come punto di ritrovo per coloro che già la conoscono e vogliono approfondire la conoscenza del sistema operativo e delle numerose possibilità di partecipazione attiva offerte dalla comunità". Il programma è ancora da definire (la call for papers è aperta), ma sono sicuro sarà una gran bella giornata.

Tre appuntamenti da non perdere per tutti quelli che vogliono incontrare le persone che ogni giorno contribuiscono a migliorare l'ecosistema del Software Libero italiano. Magari vi viene voglia di darci una mano! :-)


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