domenica 15 gennaio 2017

Dell adesso crede in Linux: disponibili ulteriori PC con Ubuntu


È notizia di un qualche giorno fa che Dell, il colosso americano dei PC, ha reso disponibile alla vendita in tutto il mondo un nuovo portatile con Ubuntu preinstallato, il Precision 3520. Si tratta del primo di una serie di portatili (e un desktop) che Dell metterà in vendita nel corso della prima metà del 2017.

Gli amanti di Linux saranno sicuramente contenti di questa decisione. Dopo qualche anno di rodaggio con il super notebook XPS 13 Developer Edition, e qualche modello in vendita solo negli USA, la famiglia pinguina di prodotti Dell si allarga con ulteriori macchine, che hanno anche un prezzo più accessibile. Da precisare che questi nuovi computer sono disponibili anche per il mercato italiano, cosa che è una notizia nella notizia.
La seconda bella notizia è che la versione con Ubuntu 16.04 costa 105 € in meno rispetto alla versione con il sistema operativo proprietario. La libertà adesso costa meno! ;-)

Personalmente, come scritto nella mia "Guida all'acquisto di PC e notebook con Linux preinstallato", consiglio di acquistare computer con Linux dai piccoli produttori, che hanno delle configurazioni più modulari ed economiche rispetto ai Big del settore. Resta comunque da dire che questi nuovi PC Dell sono senza dubbio dei gran bei pezzi di tecnologia.

Quando "solo io" volevo un PC con Ubuntu

Ricordo che nel 2015 un lettore di questo blog mi segnalò che Dell vendeva il suo Precision M3800 (ora fuori produzione) preinstallato con Ubuntu solo negli USA. Il Precision M38000 era una bella macchina, che aveva anche il suo bel prezzo, ma non si poteva in nessuna maniera acquistare in Italia.

Volendo verificare la segnalazione, contattai io stesso Dell Italia via chat (vedi sotto il resoconto di quella conversazione). Ebbene, da quanto riportato dal (poco informato) reparto marketing, al tempo risultavo l'unica persona in Italia che voleva un PC con Ubuntu.

Bello sapere che è bastato solo un anno per fargli cambiare idea! :-P


mercoledì 4 gennaio 2017

Il prossimo Samsung S8 sarà "convergente"?


Oggi mi sono scontrato con un sito inglese, che riporta una presunta slide (vedi sopra) fornita da un presunta talpa su una presunta presentazione di un presunto smartphone Samsung S8, di prossima presunta uscita. La slide rivela uno smartphone dotato di sistema operativo multitasking, con la possibilità di essere collegato a monitor, tastiera e mouse esterni.

Partendo dal presupposto che questa specie di "notizia" è da prendere con delle molle grandi così, fa piacere notare che la strada della convergenza proposta per primo da Ubuntu Phone sembra essere all'attenzione di altre aziende. Chissà se per arrivarci si fonderanno i sistemi Android (che gira su smartphone e tablet) e Chrome OS (notebook). Un pettegolezzo questo che circola da anni e che è stato smentito più volte.

Sono comunque convinto che sul tema convergenza ci saranno molte belle novità nel 2017. Speriamo che alcune di queste arrivino anche da Ubuntu.

mercoledì 28 dicembre 2016

La brutta fine di CyanogenMod, che poi non è una fine


Al momento in cui scrivo il sito web ufficiale di CyanogenMod è definitivamente offline. È quindi giunto al termine il viaggio della più famosa ROM (= versione alternativa) per smartphone Android? Sì. E anche no. Vediamo perché.

CyanogenMod e Cyanogen OS


CyanogenMod nacque a settembre 2008 per opera di Steve Kondik, come versione alternativa ad Android, però libera, aperta e sviluppata dalla comunità. Nel giro di pochi anni, CyanogenMod ebbe un notevole e costante sviluppo, fino ad arrivare ad essere utilizzata da 50 milioni di persone in tutto il Mondo, con più di 150 dispositivi supportati. I vantaggi dell'utilizzo di CyanogenMod rispetto ad Android erano molteplici: totale assenza di spyware e bloatware, supporto ai temi, CPU overclock, e molte altre migliorie, alcune delle quali arrivate su Android solo successivamente.

Sull'onda del successo, nel 2013 Steve Kondik fondò Cyanogen Inc. azienda destinata a commercializzare una versione "professionale" chiamata Cyanogen OS, che doveva inglobare il meglio di CyanogenMod più alcuni moduli aggiuntivi. Cyanogen OS partì bene, andando a sostituire CyanogenMod sui dispositivi One Plus One.
Nell'Aprile 2015, CyanogenOS siglò una collaborazione con Microsoft, per portare app (Skype, Cortana, ...) e servizi Microsoft sulla piattaforma Android/CyanogenOS, rilasciati poi su Cyanogen OS 13.0 a febbraio 2016.

Le cose però vanno peggio del previsto, e a luglio 2016 Cyanogen Inc. licenzia 30 persone, e chiude la sede di Seattle. Lo stesso Steve Kondik lascia l'azienda a novembre. Tra le cause del fallimento, sicuramente i dissidi con One Plus, e chissà cos'altro.

LineageOS


Per niente scoraggiato dell'uscita da Cyanogen Inc., Steve Kondik prima propone e poi realizza un fork del codice di CyanogenMod. Il fork era inevitabile, dato che nome e marchio originali di CyanogenMod sono rimasti a Cyanogen Inc.

Così, mentre Cyanogen Inc. provvede con solerzia a spegnere server e servizi di CyanogenMod avviandosi a un futuro pieno di incognite, l'erede LineageOS (trad. "stirpe" o "casata") comincia ad attivare la propria struttura indipendente. Il primo post sul blog si intitola "Yes, this is us" (trad. "Sì, siamo noi"), e vuole rassicurare gli utilizzatori di CyanogenMod.

Tutto come prima quindi? Troppo presto per dirlo. Partire dalle fondamenta di CyanogenMod garantisce una base solida, e la comunità di sviluppatori abbraccerà LineageOS senza remore. Anzi: aver tolto di mezzo il doppio binario commerciale - volontario potrebbe portare nuova linfa al progetto alternativo ad Android.

Questo caso è però esemplare nel dimostrare quanto un progetto open source possa essere debole, specie quando scende nell'agguerrito terreno degli affari, scontrandosi con interessi commerciali enormi e un colosso inavvicinabile come Google. Resta poi l'incognita del modello di business: pur essendoci numerose aziende che vivono sull'open source, è impossibile stabilire un modello valido per tutte. Del resto la storia insegna che avere un valido prodotto è solo uno dei requisiti necessari per riuscire ad avere successo.

Allo stesso tempo un progetto open source è indistruttibile: quando il codice è aperto, nessun progetto è mai veramente finito.

sabato 10 settembre 2016

Il Comune di Roma verso l'open source (ma non lo leggerete).


Ieri su Twitter, intercettavo questo tweet di Flavia Marzano, neo Assessore "Roma Semplice" del Comune di Roma, nonché Professoressa alla Sapienza di Roma, fondatrice degli Stati Generali dell'Innovazione, da sempre sostenitrice del Software Libero:
Per capire la causa del malumore della Prof. Marzano, basta leggere l'articolo linkato, che parla una riunione della Commissione Bilancio del Comune di Roma, a cui Repubblica.it dedica due righe per parlare di... nozze gay!

Anche un articolo apparso su Corriere.it parla della stessa riunione, ma manca la parte di competenza della neo Assessore, che trovo solo qui, e che trascrivo testualmente
Marzano: "Sì all'uso del software libero"
[..] Rientra invece nell'ottica della spending review la proposta di delibera sull'open source per l'utilizzo del software libero. Al posto dei programmi Windows (oltre 14 mila licenze pagate fino al 2018 per una spesa di 10 milioni di euro) Marzano ha in mente di utilizzare Libre Office: "Di queste licenze, ed esagero - le parole dell'assessora alla Semplificazione - per 5 mila è essenziale avere Office, ma per almeno 10 mila no".
Le notizie buone ci sono, ma difficilmente si trovano sui giornali. Comunque, dopo Libre Umbria e Libre Difesa (150.000 PC passati a Libre Office) speriamo di vedere presto Libre Roma! :-)

(foto "Suddenly there were penguins" di Beth Wilson su Flickr)

mercoledì 7 settembre 2016

OpenOffice è morto. Viva OpenOffice!


Con una lunga email sulla mailing list di sviluppo, il Vice Presidente di Apache OpenOffice Dennis Hamilton ha aperto nei giorni scorsi una (intensa!) discussione sul futuro della più famosa suite per l'ufficio libera. La questione è se lo sviluppo del progetto sia ancora sostenibile. La cronica mancanza di sviluppatori, impossibilitati anche a chiudere i problemi più seri (come questo, risolto poi con fatica), mette in serio pericolo il destino del software, tanto è vero che da ormai quasi un anno non si vedono nuovi rilasci.

Una lunga storia, tra alti e bassi


La storia di OpenOffice è costellata da mille vicissitudini. La suite nacque nel lontano 1985, con il nome di StarOffice, come alternativa alla più famosa suite per l'ufficio. Fu acquisita poi nel 1999 da Sun Microsystems, che l'anno dopo decise di rendere disponibili i codici sorgenti.

Mentre StarOffice rimase ancora per qualche tempo come progetto proprietario, senza nessun reale sbocco, Sun diede vita a OpenOffice.org (detto anche OOo), che fu a lungo la migliore piattaforma libera per l'ufficio, con decine di milioni di download e installazioni.
La bella storia subisce un brusco scossone nel 2010, quando Oracle acquisisce Sun Microsystems, e con essa anche OpenOffice. Alcuni membri del progetto OOo creano un fork indipendente, a cui viene dato il nome di LibreOffice. Oracle - evidentemente poco interessata allo sviluppo di OpenOffice - la cede nel 2011 alla Apache Foundation.

Da allora, lo sviluppo delle due suite libere è proseguita in maniera indipendente e parallela, ma mentre LibreOffice acquisiva popolarità e attirava sviluppatori, arricchendosi di nuove funzionalità, e venendo adottata da numerose distribuzioni Linux (Ubuntu, per esempio), OpenOffice vivacchiava di ricordi del glorioso passato, rilasciando pochissime nuove versioni.

La fine della storia (?)


Come scrive lo stesso Dennis Hamilton, in questo momento ci sono "una mezza dozzina di sviluppatori che tengono insieme il progetto, e nessuna prospettiva di ulteriori aiuti". Del resto i sintomi di un abbandono c'erano già nell'aria da tempo: nell'ultimo anno, nello stesso tempo nel quale OpenOffice usciva con un nuovo rilascio, LibreOffice rilasciava quattordici aggiornamenti (!). Il più grande rammarico per questo bellissimo progetto è il non avere saputo attirare nuovi contributori, dopo la scissione di LibreOffice.

Ma la situazione è ancora tutta in divenire. La mail di Hamilton ha generato un'accesa discussione sulla mailing list di sviluppo, e sono emerse proposte di fusione con LibreOffice, mentre altri volontari si sono fatti avanti offrendo il loro supporto (dubbio: cosa aspettavano?).

Non ho idea se questo momento per OpenOffice sarà un nuovo punto di partenza, oppure - dopo questa fiammata di interesse - lo sviluppo tornerà a languire. Sono però immensamente grato a chi ha permesso di rompere il monopolio del Grande Monopolista, a chi ha gettato le basi per un altro meraviglioso progetto qual è LibreOffice, a chi ha lavorato nell'ombra per sviluppare, tradurre, documentare e diffondere OpenOffice. A tutti loro, tutti noi sostenitori del Software Libero dobbiamo rendere un gigantesco GRAZIE, perché quello che noi adesso usiamo tutti i giorni e diamo per scontato, pochi anni fa non lo era affatto.

domenica 17 luglio 2016

Del malcostume di copiare gli articoli senza citare la fonte


La povertà creativa di alcuni blog italiani è sotto gli occhi di tutti: notizie già apparse sui siti stranieri, tradotte pari pari nella nostra lingua. La situazione poi sta peggiorando. Un esempio?

L'altro mese mi capita di leggere un post su un blog italiano, che ohibò!, è la traduzione letterale di un post inglese. Ma non solo il titolo e le parole, persino le immagini sono copiate. In calce al post italiano, nessun link alla fonte originale (che è il minimo dovuto).

Istintivamente, lascio un commento piuttosto brusco (vedi  primo commento nell'immagine). Il commento è cancellato in quanto "spam". Alla mia richiesta di spiegazioni (secondo commento), mi si fa notare che (terzo commento) i commenti con link vengono bloccati. OK, spiego allora il mio punto di vista (quarto commento).

Dopo un mese, il quarto commento è ancora lì, in attesa che qualche buonanima di amministratore lo approvi, e lo renda così visibile a tutta l'Umanità.
Nutro ovviamente nessuna speranza che questo avvenga.

Al di là del mio misero episodio, vorrei sottolineare la ancor più misera abitudine di copiare gli articoli senza almeno attribuirne la legittima paternità. Si tratta di una violazione del copyright. Questo malcostume (reato?) deriva da una necessità primaria di attirare visitatori solo ed esclusivamente al proprio sito, ed è largamente diffuso.

Questo comportamento è però un'arma a doppio taglio: senza una fonte autorevole, ma anche senza una fonte in genere, qualunque notizia ha la stessa credibilità di quelle di un qualunque giornalaccio scandalistico, cioè nessuna. Certo, si ha un sicuro successo immediato (se così vogliamo chiamare il numero di contatti), specie tra le persone che evitano di approfondire l'argomento e verificare le fonti. Ma quanto costa la credibilità persa?

PS: a chi mi chiede di quale blog parlo, sappia che non lo scrivo e neanche lo "linko" perché voglio evitare di fargli pubblicità gratis.

venerdì 8 luglio 2016

Ubuntu Phone su altri dispositivi, grazie a Marius.



Il progetto UBPorts è una bella iniziativa per portare Ubuntu Phone su dispositivi diversi da quelli ufficiali. Seguevo distrattamente il progetto, che dopo uno sprint iniziale era quasi passato nel dimenticatoio. Un paio di post  recenti hanno mostrato che il progetto è più vivo che mai.

Indipendente

Sono quindi andato a dare un'occhiata da vicino e ho scoperto un paio di fatti. Il primo è che si tratta di un progetto completamente indipendente da Canonical. Il secondo è che il promotore principale dell'iniziativa è Marius Gripsgard un giovanotto norvegese che porta avanti da solo la maggior parte delle attività, cercando di conciliare lavoro e hobby.

Alla data in cui scrivo, secondo il sito del progetto, Ubuntu Phone è portato completamente su One Plus One e Nexus 5, e in lista di attesa ce ne sono molti altri: OnePlus Two, Nexus 6, Fairphone 2, LG Optimus L90.

"Patroni" cercasi

Leggendo i post di Marius, si capisce che il maggior limite al porting è il poco tempo a disposizione! Per dare una mano a questo bravo ragazzo, vi consiglio prendere in considerazione la possibilità di diventare un patrono (sponsor) di UBPorts: bastano 2 euro al mese - solo 24 euro all'anno - per contribuire a fare la differenza.

sabato 25 giugno 2016

Guida 2016 all'acquisto PC e notebook con Linux preinstallato


Aggiornato il 21 Luglio 2016.

Capita sempre più spesso che arrivino alla Officina GNU/Linux di AVi LUG persone in difficoltà nell'installazione di una distribuzione Linux su PC e notebook, specie se in modalità dual boot. Il motivo di tanta pena è che i computer recenti utilizzano un nuovo sistema di boot denonimato UEFI Secure Boot che, accoppiato con il Sistema Operativo Unico, rende a volte molto difficile l'installazione di una qualsiasi distribuzione Linux.

Chi intende utilizzare Linux farebbe quindi bene a valutare la possibilità di acquistare un PC con Linux preinstallato. Fino a una decina di anni fa era un'impresa ai limiti del possibile, adesso la scelta è più ampia.

Una scelta di Libertà


La stragrande maggioranza dei PC e notebook venduti nel Mondo, Italia compresa, hanno il sistema operativo già installato. Commercialmente, è probabilmente la migliore scelta per chi vuole vendere il maggior numero di pezzi possibili a un prezzo competitivo. Questa scelta però danneggia la libertà di scelta del cittadino, che si trova a scegliere una serie infinita di alternative tutte uguali, come avere lo stesso motore su tutte le automobili dalla Panda alla Ferrari. In più il sistema operativo preinstallato mette a rischio rischio la propria sicurezza e la propria privacy (permettete di rimandare la dimostrazione di questa affermazione in altro post).

La migliore alternativa a questa coercizione commerciale è scegliere PC con Linux preinstallato, oppure con installato FreeDOS, questi ultimi denominati anche "senza sistema operativo", su cui poi installare Linux. Queste due possibilità sono ancora poco diffuse - specie in Italia - ma effettivamente disponibili e a portata di mano di chiunque.

Vi propongo quindi una piccola guida non esaustiva, che vuole dare un minimo di orientamento a chi vuole provare la vera libertà digitale.

Acquistare dai produttori - i big


Dei cinque maggiori produttori di PC al mondo, in Italia solo Dell offre sul suo store online una limitata offerta di notebook con Ubuntu Linux, tra cui il "famoso" XPS 13 Developer Edition, una delle scelte preferite degli smanettoni.
Dell ha sempre mantenuto un atteggiamento ambiguo nei confronti di Linux, sembra che da qualche anno stia "tastando il terreno", facendo dei piccoli e incerti passi avanti, da qui la poca scelta di PC con Linux.
Per contro, XPS 13 è un gran bel portatile, con un prezzo alto, fuori dalla portata del portafoglio di molte persone, ma adeguato alle caratteristiche della macchina.

Acquistare dai produttori - gli outsider



Le prospettive si ampliano in maniera significativa se ci si rivolge ai piccoli produttori impegnati da anni nella commercializzazione di prodotti con Linux. Queste aziende sono spesso guidate da giovani che credono davvero nella bontà dell'open source, forse anche più che dall'effettiva redditività del progetto. Proprio per aumentare la redditività, offrono PC e notebook con caratteristiche medio-alte (e prezzi medio-alti), con cui possono contare su un margine maggiore.

Il primo outsider è System76, azienda americana che commercializza PC e notebook con Ubuntu preinstallato da 10 anni o più. Hanno una bella selezione di PC, notebook e server con Ubuntu, con un efficace strumento di configurazione online. Da qualche tempo spediscono anche in Europa, quindi una scelta da considerare.

Un altro produttore americano è Zareason, bella realtà iniziata da giovani entusiasti di Linux, e Ubuntu in particolare. Zareason offre PC, notebook e server motorizzati Linux, con la possibilità di scegliere Ubuntu, Kubuntu, Linux Mint, Fedora, o qualsiasi altra distribuzione Linux dallo strumento di configuazione. Dal sito non è chiaro se spediscono anche in Italia, meglio quindi informarsi direttamente dal produttore.


Purism merita una nota particolare: è startup di San Francisco, che si è finanziata grazie al crowdfunding, con un manifesto aziendale basato sul rispetto per la privacy degli utenti e per la libertà del software. Purism offre notebook e tablet che utilizzano PureOS, una distribuzione Linux. Anche in questo caso i prezzi sono medio-alti, ma i PC sembrano molto ben costruiti.

Altro produttore oltreoceano da segnalare, ThinkPenguin: massima configurabilità, distribuzione da installare a scelta del cliente.

NOTA su acquisti dagli USA: gli acquisti fuori dall'Europa sono soggetti al pagamento dell'IVA e delle tasse doganali, quindi fate bene i vostri conti!



Restando invece Europa - e quindi evitando tasse doganali - da segnalare Schenker, un produttore tedesco, specializzato in gaming PC e notebook, quindi hardware di alto livello. Schenker offre PC senza sistema operativo - oppure si può toglierlo dallo strumento di configurazione online. I PC e notebook sono tutti di livello medio alto, con la possibilità di configurarli fino ai minimi dettagli. In quasi tutte le configurazioni è possibile scegliere anche la tastiera italiana, senza doversi adattare a quella tedesca.

Un altro produttore tedesco è TuxedoComputers, che offre PC con caratteristiche molto interessanti, configurabili online a un prezzo adeguato, e spedizioni in tutta Europa. Purtroppo il sito web è completamente e solo in tedesco, quindi è un po' ostico per noi italiani.

Negozi online


Per chi preferisce la comodità e velocità dei negozi online, Amazon ha una discreta scelta di PC e notebook con Freedos e (qualche volta) Linux. L'offerta è in continuo cambiamento, anche perché spesso sono venduti da rivenditori terzi che usano Amazon come vetrina. Si tratta di modelli di marchi noti come HP, Acer, Asus o Lenovo, proposti senza sistema operativo per abbassarne il prezzo. L'offerta è ampia, i prezzi buoni, ma attenzione alla caratteristiche tecniche di cosa si compra: CPU, memoria RAM, capacità dell'hard disk incidono parecchio sul prezzo e sulla velocità del computer.

Un altro valido negozio online è Monclick. Anche in questo caso si trovano delle buone offerte di PC con Linux o Freedos.

Negozi vicino casa


Una buona alternativa è recarsi nel più vicino negozio Linux Friendly, grazie alla mappa di LinuxSI una iniziativa della Italian Linux Society (gli organizzatori del Linux Day). LinuxSI mantiene un elenco di negozi in cui si possono trovare PC e notebook con Linux preinstallato. Dato che si tratta di un elenco mantenuto da volontari, questo può essere soggetto a variazioni, quindi conviene telefonare al negozio prima di recarsi per vedere l'offerta.

Supermercati e catene commerciali


Semplicemente, il posto peggiore dove cercare un PC o notebook con Linux preinstallato: ad oggi nessun supermercato o catena commerciale in Italia offre questa possibilità. Attendo con trepidazione eventuali smentite.

I lettori mi segnalano


Questo post ha avuto un discreto successo, quindi ho deciso di aggiungere alcune aziende segnalate dai lettori di questo blog. 
Le aziende italiane Raiontech e Santech offrono la possibilità di acquistare notebook configurabili e senza sistema operativo preinstallato.
L'italiana Koala e la tedesca Cirrus (sito in tedesco) hanno in catalogo mini PC con Ubuntu preinstallato.
La spagnola Slimbook (sito solo in spagnolo e inglese) vende ultrabook in alluminio con la possibilità di preinstallare numerose distribuzioni Linux, tra cui Ubuntu, Debian, Fedora, OpenSuse.


Nota: nessuno dei siti elencati in questo post mi ha mai dato soldi o altro in cambio di questo post - voi invece potreste offrirmi un caffé! ;-) Tutti i link sono esenti da ogni programa di affiliazione e simili. Se ci sono informazioni poco chiare, inesatte o obsolete, segnalatele e sarò ben felice di correggerle e aggiornarle.

sabato 28 maggio 2016

Bellissimi sfondi per Ubuntu Phone (e altri smartphone)

Sylvia Ritter è una illustratrice digitale tedesca, che da qualche tempo ha cominciato a produrre una serie di sfondi per smartphone davvero notevoli, basati sui caratteri dei mitologici animali Ubuntu.

Come sapete, ogni rilascio di Ubuntu ha un suo nickname, un suo soprannome, che segue l'alfabeto inglese, assegnatole da Mark Shuttleworth - fondatore e di Ubuntu - all'inizio del ciclo di sviluppo. Per esempio, l'attuale versione Ubuntu 16.04 è "Xenial Xerus", la prossima Ubuntu 16.10 sarà "Yakkety Yak" (ancora non si sa cosa succederà dopo la "Z"!).

Seguendo rigorosamente l'ordine alfabetico, Sylvia sta rilasciando uno dopo l'altro una serie di sfondi per smartphone davvero notevoli (in questo post ne vedete alcuni esempi). Mi piace lo stile di Sylvia, un misto di psichedelia anni '70, tecno e tribale, con risultati notevoli.

Krita

Sylvia lavora utilizza regolarmente Ubuntu e produce le sue opere con il programma open source Krita, e questa è un'altra nota che depone a suo favore. Devo dire che sono impressionato dalle possibilità offerte da Krita, che negli ultimi tempi ha fatto passi da gigante nello sviluppo. Se volete dare una mano allo sviluppo di Krita, potete partecipare fino all'8 giugno alla campagna di crowdfunding in corso.


La galleria completa dei lavori di Sylvia Ritter si trova sulla sua galleria su Deviantart, dove potete trovare anche altre sue opere.

Sylvia lavora con il marito anche nella loro software house Duangle, con cui stanno sviluppando il gioco NOWHERE, speriamo di vederne presto l'uscita!

Alcune delle opere di Sylvia (calendari e stampe) sono in vendita sul suo sito web, magari dateci un'occhiata perché potreste trovare qualcosa di interessante.


martedì 17 maggio 2016

Microsoft eìts Linux - seconda parte


Un amico mi segnala un comportamento poco cordiale di un moderatore del Forum Ufficiale Microsoft, nei confronti di chi gli chiede il perché di una limitazione nell'installazione dell'ultimo sistema operativo sfornato a Redmond.
Qualcuno dovrebbe avvisare questa persona di quanto amore per Linux, adesso.
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