venerdì 19 maggio 2017

Feroci Feticisti da Fiera

Avvicinamento


Li vedo arrivare da lontano. Loro ostentano finta indifferenza, mentre si avvicinano con l’occhio già fisso sul materiale deposto sul banchetto. Io fingo di non vederli, mentre li tengo sotto tiro con la coda dell’occhio. Loro fanno finta di non accorgersi che io faccio finta di non vederli. Insomma, ci ignoriamo bellamente nella consapevolezza dell'altro. Chiaro, no?
L’avvicinamento può durare anche parecchi minuti, e i soggetti possono tentare alcune manovre evasive, mostrando improvviso interesse per lo schermo dello smartphone o per il colore del pavimento, oppure percorrendo tragitti più lunghi di quelli che il buon senso comanda, come avvoltoi che girano in cerchio sopra le prede.

Attacco


Quando finalmente atterrano, adottano comportamenti diversi.

Il grufolatore, neanche ti vede e grufola tra il materiale alla ricerca del pezzo perfetto per la propria collezione di oggettistica da fiera. Passa tutto il tempo senza mai rivolgermi uno sguardo, intento a verificare peso e consistenza di ogni singolo gadget.

L’amicone, arriva tutto sorridente – ma il sorriso è un po’ tirato – e ti fa mille domande perfettamente pertinenti all'argomento. Conosce già le risposte, ma tanto neanche le sente, le risposte, intento com'è ad osservare cosa potrebbe arraffare. Dopo quello che lui considera un tempo adeguato, chiede gentilmente se può prendere qualche gadget. E se può prendere qualche gadget per il figlio. E anche per Franco, un suo amico che è appassionatissimo-ma-la moglie-non-lo-lascia-venire.

Il patologico, affetto da una qualche forma di cleptomania. Questi predilige i banchetti vuoti, su cui si avventa portando via tutto quello che si può umanamente portare via, stipandolo nello zainetto che ha peso, dimensioni e contenuto simili a quello di Steve Wozniak. Se il banchetto è presidiato, attende pazientemente la pausa pranzo per assaltare il banchetto sguarnito. Oppure la pausa bagno – lui lo sa che prima o poi dovrai andarci in bagno. Colpisce veloce e preciso.

Libera, ma


A tutti, anche a chi non lo chiede, rispondo gentilmente che possono prendere quello che vogliono, MA devono lasciare una piccola offerta nella cassettina di cartone, sì, proprio quella con su scritto “Offerta libera”. In quel preciso istante appare sul banchetto una cassettina di cartone con su scritto “Offerta libera”, fino a quel momento nascosta in un anfratto spazio-temporale invisibile alla maggior parte dell’Umanità.

Dopo un momento di vero sgomento, gli occhi strabuzzati quasi gli avessi chiesto un rene, parte una disperata ricerca di monetine in tutti gli anfratti di pantaloni, giacche e camicie, allo scopo di trovare la moneta più piccola che possa bilanciare quello che già tengono in mano “il mio tessssooorrooo”.

Alla richiesta dell’offerta qualcuno ritrae la mano come se si fosse scottato, lasciando cadere il materiale sul banchetto. I più scaltri se ne escono con una banconota da 50 € chiedendo se ho da cambiare - e sì, ho da cambiare, e questo trucco lo conosco già. No, non è facoltativa l’offerta, che sennò in quella cassettina ci sarebbero 37 centesimi e un bottone, e sì il devoluto lo diamo in beneficenza.

Risoluzione


La fase più semplice, per loro e per me. Il grufolatore razzola senza soluzione di continuità verso il prossimo obiettivo. Gli altri, con il passo incerto di chi si chiede se sia valsa la pena di lasciare tutto quel capitale, perché se era gratis sì, sennò che se lo tengano.

sabato 13 maggio 2017

WannaCry e la lezione inascoltata


Nei giorni scorsi un virus di tipo "ramsonware" chiamato WannaCry ha colpito più di 230.000 computer con Windows in 99 Paesi in tutto il mondo. L'attacco è particolarmente notevole in quanto avvenuto in maniera simultanea, e ha devastato centinaia di aziende come la compagnia telefonica spagnola Telefonica, il corriere internazionale Federal Express, le Ferrovie Tedesche, il Servizio Sanitario Britannico, l'Università Bicocca a Milano, giusto per citarne alcuni.

Mi auguro che questa vicenda serva a tutti come lezione per prendere seriamente il tema di sicurezza informatica, dato che il virus ha colpito versioni vecchie e non aggiornate di Windows (anche se la correzione era disponibile da mesi).

Ma se un sistema aggiornato - qualsiasi sistema - pone al riparo da molti rischi, sono molto meno ottimista sull'effetto della lezione sui rischi impliciti nell'utilizzo di sistemi proprietari: nessuno è in grado di stabilire quali software fanno cosa e in che modo. Si può venire a scoprire - per caso - che il driver audio dei PC HP registra i tasti premuti dall'utente, in sostanza un virus di tipo "keylogger". 

Quest'ultima di sicuro resterà una lezione inascoltata.

(l'immagine è tratta da Wikipedia)

sabato 29 aprile 2017

Torna DUCC-IT: il meglio del Software Libero a Vicenza


Tra una settimana giusta giusta si terra DUCC-IT 2017, la Debian/Ubuntu Community Conference Italia, a Vicenza, ospitati dall'Amministrazione del Comune di Vicenza a Villa Lattes (vedi foto qui sopra). È la prima volta che il DUCC-IT si tiene in Veneto, e sono abbastanza orgoglioso di far parte del piccolo gruppo che sta organizzando la manifestazione. 

Dopo Perugia, Fermo, Cesena e Milano (e un anno di pausa), le comunità di Debian e Ubuntu tornano a incontrarsi, e invitano anche tutti gli appassionati di GNU/Linux e del Software Libero.
Il tema di quest'anno è “Open communities for a better world” (comunità aperte per un mondo migliore), a sottolineare il generoso contributo che le comunità hanno donato allo sviluppo e al supporto di GNU/Linux e del Software Libero in tutto il mondo, diventando anche una concreta possibilità occupazionale.

Il programma


Il programma di quest'anno è ricco di spunti, rappresentato dal meglio delle Comunità Debian e Ubuntu, ma anche delle comunità Mozilla Italia, LibreItalia, Wikimedia e OpenStreetMap, con ben sedici talk tenuti da quindici relatori provenienti da tutta Italia (e Germania! ;-) )
I talk in programma tratteranno tre filoni principali: utilizzo degli strumenti liberi, esperienze di software libero sul campo e come contribuire a progetti liberi. Il pubblico potrà interagire con i relatori, grazie a uno spazio apposito destinato all’approfondimento.
Tra i numerosi ospiti dell’evento: Marina Latini (Presidente) e Florian Effemberger (Executive Director) di The Document Foundation che sovrintende lo sviluppo della suite per ufficio LibreOffice, Roberto Guido Presidente di Italian Linux Society che organizza il Linux Day, Marco Chemello “wikipediano in residenza” di BEIC (Biblioteca Europea di Informazione e Cultura), Paolo Dongilli, coordinatore del Progetto FUSS della Provincia di Bolzano, per l’adozione di Software Libero nella scuola pubblica.
Uno spazio sarà dedicato all’adozione di Zorin OS da parte del Comune di Vicenza, il sistema operativo basato su GNU/Linux che ha portato alla ribalta il comune Veneto tra i pionieri dell’innovazione nell’ambito della Pubblica Amministrazione.


Il sottoscritto...


... parteciperà con un paio di talk: la presentazione della Comunità ubuntu-it, per chi fosse interessato a contribuire alla migliore distribuzione Linux del Mondo :-) Anche se Ubuntu ha bisogno di ben poche presentazioni, negli ultimi anni s'è andato affievolendo l'interesse attorno a Linux, e resta ancora molto da fare per promuovere in maniera adeguata il Software Libero tra le persone comuni. Di per contro, mai come adesso è necessario utilizzare strumenti digitali che garantiscano privacy e sicurezza e diritti di chi li usa. Cose che solo il Software Libero può garantire.
Nel mio secondo talk, parlerò dell'esperienza di Coderdojo fatta con AVi LUG. Iniziato nel 2015, grazie alla generosa partecipazione di mentor in gamba come Nicola Gramola, abbiamo fatto una ventina di incontri, e un corso di ben sei lezioni su Scratch, che abbiamo chiamato SupercoderDojo, costruendo una palestra per crescere giovani cittadini digitali. Ne siamo particolarmente orgogliosi, e con la mia testimonianza spero di contribuire alla nascita di altre esperienze analoghe in Italia.


Altre info per chi arriva


Per chi arriva da fuori Vicenza, sul sito web dell’evento sono disponibili le informazioni su come arrivare in auto o con i mezzi pubblici. Per chi soggiorna a Vicenza, è stata stipulata una convenzione con l’Hotel Verdi. L’accesso all’evento è libero e gratuito. 

Vi aspettiamo! :-)

mercoledì 8 marzo 2017

Slimbook Katana, ultrabook con Linux preinstallato - recensione


Nel 2013 Alejandro López, un giovane imprenditore spagnolo appassionato di open source, era alla ricerca di un notebook che funzionasse bene con Debian, la sua distribuzione preferita, e che non gli costasse un occhio della testa. Insoddisfatto dell’offerta, decise di costruirsene uno lui. Si potrebbe riassumere in queste tre righe la storia di Slimbook, che dal 2015 produce “ultrabook” con Linux preinstallato, assemblando in Spagna componentistica proveniente dai migliori costruttori cinesi.
Slimbook Katana è forse il migliore dell’offerta, e io ho la fortuna di averne uno tra le mani. Vediamolo assieme.

Fuori dalla scatola


Slimbook Katana arriva in una scatola bianca di cartone, molto semplice, con una foto del portatile sul fronte. Dentro c’è il notebook, il cavo di alimentazione, il connettore esterno per la rete e un paio di fogli di istruzioni in inglese su “come iniziare”. Il portatile è contenuto in un ulteriore involucro di plastica. Tutto odora di “nuovo”, una sensazione che mi mancava da molto tempo!

Tocchiamo con mano



I portatili della categoria “ultrabook” sono pensati per il cliente figherrimo – o che si sente tale – e che vuole un laptop estremamente leggero, senza rinunciare alle prestazioni.

Slimbook Katana è molto figherrimo.

La linea riprende il cuneo del MacBook Air, e aggiunge qualche piccola caratteristica distintiva. Per esempio, le due nervature sul retro dello schermo, che gli donano personalità e aumentano la rigidità del telaio. Sempre sul retro dello schermo è presente il logo del costruttore, che si illumina all’accensione (sì, come l’altro).

Slimbook Katana è offerto in due colorazioni: oro e (fortunatamente anche) nero. Il color oro è troppo raffinato essere apprezzato dal sottoscritto, che altresì adora la versione color nero satinato opaco. A dispetto della leggerezza (1,36 kg), e della apparente delicatezza, la rigidità del telaio permette di aprirlo con una mano, anche agendo su un angolo del display, senza pregiudicare l’integrità dello schermo (provate a farlo con un notebook in vendita nei supermercati), e senza compromettere l’immagine. Una rientranza del telaio, in corrispondenza del touchpad aiuta nell’operazione.

Le cerniere dello schermo sono rigide, e tengono saldamente il display in posizione senza oscillazioni, anche se l’angolo massimo di apertura è un po’ limitato.

Il fondo del Katana è un unico pezzo in alluminio completamente chiuso, con quattro piedini di gomma per l’appoggio e dieci viti torx che lo saldano allo chassis. Una delle viti è coperta da un adesivo argentato, credo per la garanzia. Resisto alla tentazione di aprire quelle viti, per dare un’occhiata dentro.

Nel complesso, il notebook risulta leggero e solido. Ho qualche dubbio sulla tenuta del colore nero, che col passare del tempo potrebbe presentare qualche imperfezione sulle zone sottoposte a maggiore usura.

Tutte le porte che servono






Guardandolo di lato (destro) la prima cosa che si nota è la mancanza della porta RJ45 per la rete. Al suo posto, una porta strana a cui si connette l’adattatore esterno, da montare all’occorrenza. Poco male, visto che ormai l’uso del wi-fi è universale. Sullo stesso lato sono presenti l’uscita mini HDMI per monitor esterno, un piccolo led blu che segnala la connessione all’alimentazione elettrica, una porta USB 3.0, e l’ingresso per l’alimentatore.


Sull’altro lato (sinistro) sono presenti una porta USB 3.0, un lettore di schede SD e MMC, l’uscita per le casse esterne e il microfono. Niente altro, fronte e retro sono privi di qualsiasi apertura.

Una linea che risulta un compromesso sobrio tra pulizia delle linee e praticità. Chi ha bisogno di ulteriori connessioni, può acquistare a parte una dock station.

Schermo e casse


Il display è un full HD 1920x1080 antiriflesso, che si vede bene da qualsiasi angolo di visualizzazione. Una nota di merito la scelta dello schermo antiriflesso: pur pagando qualche punto alla bellezza del “lucido”, la praticità e piacevolezza è impagabile, specie in ambienti molto luminosi.

Le casse sono nascoste all’interno dello chassis. Per una questione estetica, avrei preferito che fossero posizionate ben in evidenza sui lati del display, ma la qualità dell’audio è comunque buona, senza particolari distorsioni quando il volume è alto.

Tastiera e touchpad


La tastiera di Slimbook Katana ha una buona escursione, ed è retroilluminata con tre livelli di luminosità. Per cambiare livello di luminosità dei tasti basta premere Fn+F5. Manca il led che avvisa dell’accensione del CAPS LOCK (al suo posto un tool presente sulla barra superiore di Ubuntu). Da notare che è disponibile la tastiera italiana.

Un paio di piccoli difetti: il tasto “Enter” è orizzontale - io sono abituato ad averlo più grande, e verticale - e il tasto “Delete” è pericolosamente vicino al tasto di accensione/spegnimento. Bisogna comunque dire che a entrambi i tasti ci si abitua molto velocemente. Da notare anche la mancanza del tasto “Canc”.

Curiosità: il tasto “Super” riporta salomonicamente il pinguino simbolo di Linux e la finestrella simbolo del-sistema-operativo-proprietario. Gli Slimbook sono offerti infatti sia con Linux che (pagando un sovrapprezzo) con Windows. Altra curiosità: la posizione dei tasti “Control” e “fn” è invertita rispetto al solito, come sui Lenovo.

Il sottoscritto preferisce utilizzare il mouse, ma il touchpad è sensibile e preciso, anche se un po' piccolo, specie quando lo si usa con due dita per fare scrolling delle pagine. L’area touch incorpora i pulsanti destro e sinistro, che però non si usano mai: basta un colpetto sul touch con un dito, per un “clic normale” e un colpetto con due dita per “clic con tasto destro”. Et voilà!

Prestazioni


Lo Slimbook Katana in prova monta una CPU Intel Core i5 6200U con 2 core / 4 threads, 8 GB di RAM DDR3L (4 GB nella versione "base", che possono arrivare a 16 GB), e 120 GB di hard disk SSD Kingston. La CPU è della serie Sky Lake, penultima generazione della fortunata serie di processori Intel. Nell’uso quotidiano, in coppia con il disco SSD è di una velocità notevole! Qualche grafico professionista o gamer intossicato potrebbe avere esigenze più estreme, e a loro consiglio di spendere qualche euro in più e orientarsi sulla versione di Slimbook Katana con CPU i7-6500U. Le caratteristiche tecniche complete del notebook sono:
  • CPU Intel Core i5-6200U 
  • Scheda grafica Intel HD Graphics 520    
  • RAM 4GB DDR3L (espandibile a 16GB) 
  • Disco SSD mSata 120GB Kingston        
  • Display LED antiriflesso 13.3" FullHD 1920x1080              
  • Tastiera retroilluminata
  • Rete Convertitore esterno RJ45 (LAN)            
  • Wireless Intel Dual Band 7265 N
  • Bluetooth 4.0  
  • Webcam 0,3 Mpixel        
  • Uscita video Mini HDMI        
  • Lettore schede SD and MMC    
  • USB 2 x USB 3.0        
  • OS Ubuntu 16.04    
  • Colore Nero opaco
  • Materiale Allluminio      
  • Dimensioni 33 x 22 x 1,8 cm            
  • Peso 1,36 kg ~ inclusa la batteria
  • Batteria al litio a 4 celle 6800mAh 50Wh              
  • Caricabatterie AC100-240V/50-60Hz; DC19V/ 2.1A        
  • Garanzia Europea di 2 anni

Rumore e calore


Il sistema di raffreddamento di Slimbook Katana prevede l’uscita dell’aria calda dalla fessura tra chassis e display, quasi completamente nascosta alla vista. Il sistema è silenzioso, anche perché la ventola di raffreddamento parte raramente, e solo in caso di utilizzo intenso (come grafica e montaggio video). La temperatura massima raggiunta dalla CPU durante le mie prove è di 40° C, un leggero calore sulle ginocchia nel caso lo si usi in cotal maniera. Per il resto il notebook rimane a una temperatura più che accettabile.

Batteria


La batteria al litio a 4 celle di Slimbook Katana è inglobata nello chassis e non si può sostituire, se non smontando il fondo del notebook. La durata dichiarata dal produttore per un uso normale è dalle 6 alle 8 ore, spegnendo il bluetooth e abbassando la luminosità dello schermo. La mia prova sul campo conferma più o meno questi tempi.

Il software


Il sistema è già installato e configurato “out of the box”, basta accenderlo ed è già pronto all’uso.  La mia macchina ha Ubuntu 16.04, ma Slimbook Katana può essere configurato con molte altre distribuzioni Linux, e anche con Windows 10 (pagando un sovrapprezzo).

La versione di Ubuntu 16.04 preinstallata ha qualche personalizzazione che ne facilita l’uso, come l’utility “Slimbook Essentials”. Slimbook Essentials permette di installare software aggiuntivo, configurare l'hardware, aggiornare il sistema e molto altro. Un chicca per i principianti, però è disponibile solo in spagnolo.

Ho speso un po’ di tempo a personalizzare l’installazione, a cominciare dall’utente, che alla prima accensione è “slimbook”, e la lingua predefinita, che è lo spagnolo.

Ubuntu su Slimbook Katana funziona a meraviglia: il sistema si avvia e si spegne in pochi secondi, i programmi che servono sono già tutti installati, e anche il reparto multimediale è già configurato.

I miei voti


Software e supporto 8,5
Nessun problema con Ubuntu 16.04, peccato solo che l’utility “Slimbook Essentials”, sia solo in spagnolo e questo gli costa un punto dal computo totale (ho contattato il supporto commerciale, che mi ha detto che stanno lavorando per tradurla almeno in inglese).  Per il supporto, Slimbook Katana gode della garanzia europea di 2 anni, ma in caso di guasto, il notebook va spedito in Spagna per la riparazione e la spedizione è a carico del cliente (la spedizione di ritorno è invece a carico di Slimbook).

Possibilità di aggiornamento 10
Sì può aggiornare tutto: RAM, hard disk e anche la scheda wi-fi. Da notare però che facendolo “in casa” prima dei due anni si invalida la garanzia della casa madre.

Usabilità 9,5
Si estrae dalla scatola, si accende ed è pronto! Ovviamente poi ognuno se lo configura come vuole, ma si potrebbe usare così come arriva senza nessun problema. Mezzo punto in meno perché la lingua configurata è lo spagnolo, sarebbe forse stato meglio inglese.

Design: 9,5 
Un punto in meno per la mancanza di originalità (lo stile è quello del Mac) e l’apertura limitata dello schermo, e mezzo in più per le nervature sul retro, che lo rendono a suo modo originale. Nel complesso è davvero una bella macchina.

Performance 9,0
Le prestazioni sono notevoli, e davvero non saprei cosa rimproverargli. Gli tolgo mezzo punto a questa configurazione perché c’è una versione più potente con CPU Intel Core i7, e un altro mezzo perché i processori Intel sono avanzati di una generazione.

Connessioni esterne 9,0
La mancanza di una porta standard RJ45 gli costa mezzo punto, perché amo poco gli adattatori esterni, specie se sono fuori casa. A questo si aggiunga che anche la porta mini HDMI ha bisogno di un adattatore (altro mezzo punto in meno). Per il resto ha tutto quel che serve. Chi vuole di più può acquistare la dock station.

Qualità/Prezzo Rating 10
Guardandosi intorno vedo poche alternative a questo prezzo, e nessuna di queste è già configurata con Linux. Da notare che al prezzo di 729,00 € bisogna aggiungere 65 € per la spedizione in Europa, ma comunque rimane competitivo.


In sintesi
Slimbook Katana è davvero una macchina stupenda, venduta a un prezzo giusto da un’azienda giovane e votata all’open source. Ho dovuto pensarci parecchio per trovare difetti da mettere nei “contro”! In questo momento, è la scelta migliore per tutti gli utenti Linux (e non solo) che abbiano a disposizione quei 7-800 € necessari per portarselo a casa.

Pro
  • Leggero, compatto e veloce
  • Possibilità di espandere RAM e hard disk
  • Rapporto qualità/prezzo
Contro
  • Apertura del display un po’ limitata.
  • Manca la porta rete RJ45 (disponibile con adattatore esterno)
Voto finale: 9,0

NOTA: Le opinioni espresse in questa recensione sono solo mie (e ci mancherebbe!). Slimbook NON ha pagato il sottoscritto in nessun modo per questa recensione, e i link al loro sito sono esenti da qualsiasi sponsorizzazione e remunerazione nei miei confronti.

sabato 25 febbraio 2017

Olio di Palma Santo Subito


Ieri mi imbatto nel titolo di questa notizia "L'olio di palma non fa male, l'università di Napoli lo assolve". Incuriosito, vado a leggere anche l'articolo, attività ormai in disuso nei tempi della condivisione compulsiva di titoli-che-supportano-la-propria-teoria.

Beh, in effetti l'articolo dice niente di nuovo:
"L'olio di palma, secondo i relatori, solo se lavorato a temperature sopra i 200 gradi e senza adeguati controlli tecnologici potrebbe sviluppare alcune sostanze potenzialmente nocive."
Questo è praticamente quanto scriveva EFSA, l'Autorità Europea per la sicurezza alimentare nel suo rapporto sulla pericolosità del consumo di olio di palma. Rapporto dal quale - credo - si sia innescato tutto il processo che ha portato numerose aziende italiane dal togliere l'olio di palma dai suoi prodotti.

Dell'incredibile caos che questa vicenda ha suscitato, dei vantaggi e svantaggi sul consumo dell'olio di palma si è già scritto abbondantemente, quindi - se siete tra le persone che leggono anche gli articoli oltre ai titoli - vi invito ad approfondire qui o qui.

Mi consola invece pensare a due risvolti positivi. Il primo è una maggiore attenzione dei cittadini nei confronti di quanto acquistano, anche se resterà una buona fetta di persone che tenderà a classificare un prodotto solo come buono o cattivo, sano o nocivo.
La seconda è una maggiore varietà nella scelta dei prodotti acquistati al supermercato, dove prima l'olio di palma aveva il monopolio esclusivo. Questa è una vittoria.

(L'immagine è di Wikipedia: oneVillage Initiative - Jukwa Village & Palm Oil Production, Ghana, CC BY-SA 2.0)

mercoledì 22 febbraio 2017

Working for a better Remmina, working for a better world: meet Massimo, our new friend in Kenya.

Guest post from the Remmina Community.


When we started working on Remmina back in 2014, we were trying to solve our little issues. Indeed, we use Remmina on the day-by-day work, and sometimes we were facing some bugs here and there. So our common thinking was: why can’t we just solve these annoying little problems? We started contributing to Remmina: that’s how all started!

Well, more than two years after, Remmina still has a bunch of little annoying problems, but now it’s at his best, and it’s used by thousands of users all over the world.

One of them is our new friend Massimo, a volunteer working for the “North Kinangop Catholic Hospital” in Kenya. We met him today. He's just come home – he lives in Padua (Italy) – and we took a coffee together.

The hospital he volunteers is located about 130 kilometers north of Nairobi, on the plateau of Nyandarua at the foot of the Aberdare ranges. It’s not only a hospital but an entire autonomous community with its houses, nursing school, mechanical workshop and many other laboratories. It was created more than 50 years ago by the Catholic Diocese of Nyahururu, with the support of Italian Diocese of Padua. Now it has more than 350 beds and 4 operating rooms.

In the hospital, they use a custom program, entering data from RaspberryPis connected to the main Windows server via Remmina. When Massimo contacted us, they were using an old version of Remmina 1.0, running on Raspbian distribution. Remmina 1.0 has a lot of bugs, and it’s out of maintenance, so Massimo sent us an email requesting help.

With our remote support, he easily upgraded their RaspeberryPIs to Xubuntu 16.04 and Remmina 1.2, in only few hours of work. “When you are over there, and you’re away from everything, you have to carry all you need from Italy. When I was in trouble with Remmina, I sent a message to maintainers, and I didn’t expect any particular help, but within few hours it all was up and running!” Massimo said.

Thanks Massimo for your kind words! We are proud to help others!

mercoledì 15 febbraio 2017

Monaco torna al software proprietario?

Apprendo dalla stampa internazionale che l'amministrazione comunale Monaco di Baviera intende tornare al Software Proprietario. Un'inversione di marcia rispetto a quanto fatto negli ultimi 10 anni, dedicati a passare 15.000 computer alla propria distribuzione Linux, denonimata LiMux e a LibreOffice.

Si è detto molto sulle motivazioni di questo cambiamento di rotta, ma al di là dei proclami ne esiste solo una decisiva, quella politica, basti pensare che l'attuale Sindaco di Monaco Dieter Reiter si è proclamato "fan di Microsoft" già durante la sua campagna elettorale. A questo si aggiunga il recente spostamento della sede di Microsoft proprio a Monaco e si capisce quanto peso possa mettere il monopolista dalla propria parte della bilancia.

Come supporto alla decisione, l'Amministrazione si appoggia a un corposo studio di Accenture (decennale partner di Microsoft, guarda caso!), che però punta il dito contro la disorganizzazione del Reparto IT della municipalità tedesca.

Quasi superfluo elencare i danni economici di questa decisione: una spesa maggiore del 36% in sei anni rispetto all'attuale soluzione (90 milioni di euro invece di 66), a cui si aggiungono 15 milioni di euro per l'acquisto di nuovi PC.

Ma la cosa peggiore è il tradimento dello spirito per cui era stata decisa la migrazione: l'indipendenza da un singolo fornitore. Scegliendo la soluzione proprietaria si mette il proprio destino nelle mani di un solo fornitore, e i propri dati chiusi a chiave nella cassaforte di un fornitore unico.

Se Monaco abbandonerà il software open source, sarà sicuramente un fallimento per Linux e il Software Libero. Credo che sia tempo di pensare come rafforzare l'azione di lobbying a favore del software open source, che sta diventando sempre più importante.

sabato 4 febbraio 2017

In memoria del Prof. Antonio Cantaro


E' mancato il Prof. Antonio Cantaro dell'Istituto Majorana di Gela. Ne ha dato notizia il fratello Fabio, con un breve post sulla pagina Facebook del professore.

Il professore Antonio Cantaro insegnava all'Istituro Majorana di Gela, dove aveva fondato un popolare Forum su Linux e Ubuntu. Era inoltre autore di numerose guide per principianti, di una versione italianizzata di Ubuntu e Linux Mint, animatore del locale Linux Day e di moltissime altre iniziative a favore del Software Libero. Costante era il suo impegno per facilitare e rendere accessibile a tutti il software Open Source.

In rete esistono numerose testimonianze della sua opera, tra cui vi segnalo questa illuminante intervista RAI Radio1 al Prof., e il resoconto di una visita all'istituto Majorana.

Non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo, ma seguivo le sue iniziative, per molti versi uniche nel panorama italiano. Nel piangere la sua mancanza, non posso che gioire e ringraziare il professore per l'immenso patrimonio di conoscenza prodotto in questi anni, nella speranza che i suoi allievi ne valorizzino al meglio l'eredità morale.

(la foto di questo post è di Roberto del LUG PN)

lunedì 30 gennaio 2017

Ancora notebook con Linux: KDE Slimbook


L'offerta di PC con Linux preinstallato continua a crescere. Solo pochi giorni fa, Vi avevo dato notizia dei nuovi portatili Dell motorizzati Ubuntu, disponibili anche in Italia. Il 26 gennaio scorso, KDE ha annunciato la disponibilità di KDE Slimbook, portatile nato grazie alla collaborazione tra l'azienda spagnola Slimbook e sviluppatori KDE, motorizzato da KDE Neon.

Di Slimbook avevo già scritto nella mia "Guida 2016 all'acquisto PC e notebook con Linux preinstallato", dal momento che offriva alcuni notebook con varie distribuzioni Linux preinstallate, ma questa novità merita un approfondimento.

KDE Slimbook

 

Il KDE Slimbook è un portatile da 13,3'' interamente in alluminio, dalle caratteristiche tecniche interessanti:
  • CPU Intel i5-6200U o Intel i7-6500U di ultima generazione
  • Scheda grafica Intel Graphics HD 520
  • RAM da 4 GB a 16 DDR3 - 1600 Mhz
  • Hard disk da 120GB a 500GB SSD
  • Monitor 13.3" Full HD 1920x1080px LED
  • Tastiera retro illuminata
  • Bluetooth 4.0 
  • Wireless Intel Dual Band: 3160 (oppure 7265 N / 7265 AC)
  • 2 porte USB 3.0
  • Dimensioni  33 x 22 x 1,8 cm
  • Peso 1,36 kg
  • Batteria 6800mAH high litio
L'aspetto è (volutamente) simile in tutto e per tutto a un MacBook Air, con però caratteristiche hardware migliori, prezzo inferiore e... logo KDE inserito al posto della mela.  Le caratteristiche tecniche sono uguali a quelle dello Slimbook Katana, che però è offerto nei colori oro (orrore!) oppure nero.


In fase di configurazione si possono scegliere differenti RAM, Hard Disk, Wi-Fi e tastiera (manca purtroppo quella italiana!), e bisogna evitare di farsi prendere la mano sennò il prezzo schizza verso l'alto.

Impressioni 

La cosa più interessante è la collaborazione Slimbook - KDE, mi sembra sia la prima volta che KDE collabori direttamente con un produttore. Per realizzare questo notebook, Slimbook ha contattato KDE, che ha accolto con entusiasmo la proposta di collaborazione. Alcuni sviluppatori KDE hanno lavorato per migliorare alcuni aspetti di KDE e realizzare un prodotto bello e affidabile. Si tratta sicuramente un bel segnale sia per KDE che per gli utenti, che grazie a questa collaborazione vedono ampliarsi le loro possibilità di avere un PC con Linux.

La seconda annotazione riguarda il binomio Linux - aziende spagnole: BQ è stato il primo produttore mondiale di Ubuntu Phone. Adesso Slimbook è il primo a fare un accordo con KDE. Mi domando a questo punto se sarà spagnolo anche il primo a fare un accordo con GNOME.. :-)

La terza annotazione riguarda la scelta di utilizzare  KDE Neon, una specie di distribuzione, rilasciata con una specie di rolling release, di cui esiste anche una versione LTS basata su Ubuntu. KDE Neon si propone il duplice scopo di dare agli sviluppatori un ambiente congruente e agli utilizzatori una piena esperienza KDE. La scelta di Slimbook è indubbiamente coraggiosa, ma inevitabile quando si vogliono creare alternative ai sistemi più diffusi.

L'impressione generale è quella di avere di fronte un notebook potente, a un prezzo adeguato, ma soprattutto ficherrimo. Tanto che potrebbe indurre i vicini a voltarsi incuriositi. Se non altro per interrogarsi per quale dannato motivo quel particolare MacBook non abbia la mela-lampadina accesa sul retro!?!!?

Per quanto riguarda la solidità e affidabilità di questo notebook, non saprei proprio dire, mi manca purtroppo il materiale tra le mani. Sarei contento se tra i miei lettori ci fosse un acquirente Slimbook (scrivetemi!), ma sarei ancora più contento se mi leggessero i Cari Amici di Slimbook: nel caso, mandatemene uno in prova! :-P

domenica 15 gennaio 2017

Dell adesso crede in Linux: disponibili ulteriori PC con Ubuntu


È notizia di un qualche giorno fa che Dell, il colosso americano dei PC, ha reso disponibile alla vendita in tutto il mondo un nuovo portatile con Ubuntu preinstallato, il Precision 3520. Si tratta del primo di una serie di portatili (e un desktop) che Dell metterà in vendita nel corso della prima metà del 2017.

Gli amanti di Linux saranno sicuramente contenti di questa decisione. Dopo qualche anno di rodaggio con il super notebook XPS 13 Developer Edition, e qualche modello in vendita solo negli USA, la famiglia pinguina di prodotti Dell si allarga con ulteriori macchine, che hanno anche un prezzo più accessibile. Da precisare che questi nuovi computer sono disponibili anche per il mercato italiano, cosa che è una notizia nella notizia.
La seconda bella notizia è che la versione con Ubuntu 16.04 costa 105 € in meno rispetto alla versione con il sistema operativo proprietario. La libertà adesso costa meno! ;-)

Personalmente, come scritto nella mia "Guida all'acquisto di PC e notebook con Linux preinstallato", consiglio di acquistare computer con Linux dai piccoli produttori, che hanno delle configurazioni più modulari ed economiche rispetto ai Big del settore. Resta comunque da dire che questi nuovi PC Dell sono senza dubbio dei gran bei pezzi di tecnologia.

Quando "solo io" volevo un PC con Ubuntu

Ricordo che nel 2015 un lettore di questo blog mi segnalò che Dell vendeva il suo Precision M3800 (ora fuori produzione) preinstallato con Ubuntu solo negli USA. Il Precision M38000 era una bella macchina, che aveva anche il suo bel prezzo, ma non si poteva in nessuna maniera acquistare in Italia.

Volendo verificare la segnalazione, contattai io stesso Dell Italia via chat (vedi sotto il resoconto di quella conversazione). Ebbene, da quanto riportato dal (poco informato) reparto marketing, al tempo risultavo l'unica persona in Italia che voleva un PC con Ubuntu.

Bello sapere che è bastato solo un anno per fargli cambiare idea! :-P


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