venerdì 12 aprile 2013

"Più in alto, Orville, più in alto!"

(fonte: wikipedia.org)

Per quanto alto, ci sarà sempre qualcuno lì, a commentare che hai fatto solo pochi metri, che ti sei sollevato pochissimo, che il ritorno sulla terra è stato duro.

Per quanto alto, loro saranno sempre lì, a grattarsi il culo, l'altra mano infilata nei pantaloni, a cercare sicurezza tra le gambe. A guardarti, mentre tu cerchi disperatamente di staccarti dal suolo, aggrappato su un'ala di cartone. Hanno lingua affilata e tagliente, con cui infliggono fendenti impietosi su ferite che bruciano per giorni.

Non bastasse, poi te li troverai in mezzo ai piedi, mentre sei indaffarato dopo un atterraggio un po' troppo brusco, e cerchi di rimettere assieme i pezzi della tua creazione - della tua intera vita! - dandoti consigli e pareri non richiesti, con l'autorevolezza di chi non ha mai tagliato le radici. Di chi non ha mai abbandonato il pavimento, neanche per saltare sul letto, da bambino.

Quando però sei in aria, libero e leggero, come un gabbiano che di mattina si gode la fresca breccia dell'oceano, odorando l'aria salmastra delle onde che si infrangono sulla spiaggia, in quei momenti le loro grigie figure diventano sempre più piccole, le loro voci sovrastate dal rumore del vento. Ma chi li sente? I sensi sono tutti occupati a controllare il vento, che arriva un po' troppo di traverso, a sentire i cigolii delle strutture, quel tirante andrebbe forse allentato, e a sentire gli scoppi irregolari del motore, che per ogni giro a vuoto manda a vuoto anche il cuore. Ma a questo ci penserai più tardi, quando sarai di ritorno, sempre se torni, eh!

Chiudi gli occhi per qualche secondo, ti godi il viaggio.

Breve o lungo che sia, è il tuo.
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