venerdì 12 marzo 2010

L'ultimo pandoro di primavera


Uscendo di casa stamattina, ammiravo il Monte Summano innevato di fresco.
All'improvviso, come in un flashback, mi sovviene il ricordo dell'ultimo pandoro del Natale 2009, ancora lì in dispensa, solo e dimenticato da tutti.
Domani mattina farò in modo che la sua esistenza non sia stata vana, dandogli una degna sepoltura nel latte della colazione. Nel frattempo, ho deciso di raccontare brevemente la sua triste storia.

Settembre 2009

Il piccolo Pandoro nasce nei pressi di Verona, con ingredienti genuini e naturali. È subito malmenato per ore da macchine impastatrici, e infine lasciato giustamente a riposo per qualche settimana nelle celle frigorifere.

Ottobre - novembre 2009

Ridestato dal freddo torpore del frigo, passa al tiepido torpore della lievitazione. Un riposo produttivo, durante il quale si gonfia a vista d'occhio come un pallone. È quindi infornato e cotto a puntino senza pietà.
Della cottura, se ne accorgono tutti gli automobilisti dell'autostrada A4 Milano - Venezia, quando transitano nei pressi di Villafranca. Se poi questi sfortunati si trovano a passare più volte per quel tratto di strada, arrivano a Natale che del pandoro non possono vederne neanche la confezione.

Novembre - dicembre 2009

Il Pandoro passa qualche settimana al fresco dei magazzini, prima del produttore, poi del centro commerciale. In mezzo un viaggio in camion dall'uno all'altro, giusto per potersi poi vantare di aver girato il mondo.

Dicembre 2009 (prima di Natale)

Dal giorno 4 fa bella mostra di sé in prima fila nel reparto alimentari. Accatastato in pile gigantesche, insieme ai suoi fratelli pandori e cugini panettoni, forma enormi castelli colorati dalle mura inespugnabili, che delimitano il reparto "Articoli natalizi".
Questo è il periodo più felice della sua breve esistenza: è adorato da tutti i bambini per la sua scatola di cartone, stimato dagli uomini per il suo contenuto, e vive un difficile ma gioioso rapporto di amore/odio con le donne, che già si immaginano le conseguenza cellulitiche post-natalizie.
La cosa più difficile è però mettersi in mostra ed emergere tra tanti uguali!! In questa fase, il trucco migliore consisterebbe, come nella vita, nel passare sopra gli altri, senza farsi troppi scrupoli.

Dicembre 2009 (dopo Natale)

È ancora lì al suo posto, e resiste. Le enormi mura del castello colorato sono state abbattute da orde di barbari consumatori. Il perimetro si è ristretto, ma il nostro pandoro mantiene la posizione. Le persone gli passano accanto con indifferenza, oramai abituate alla sua presenza.

Gennaio 2010

Arrivano i saldi, e anche il pandoro subisce l'onta del ribasso. Come le azioni di una grossa compagnia telefonica che si è venduta tutti i suoi asset, passa da un giorno all'altro al 50% del suo valore originale. Per poi finire a 2,99 €, in una anonima pila nel reparto "Occasioni da non perdere". Il morale è basso.
Verso la fine del mese, è acquistato dalla casalinga di Voghera, che pensa sia una buona occasione, costando meno del pane.

Febbraio - marzo 2010

Il pandoro vegeta in dispensa. Il posto non è male, la temperatura è ideale, non passa tanta gente, si fanno quattro chiacchiere con zucchine e carta igienica. I segni dell'età si fanno però sentire. Lo zucchero a velo di cui era ricoperto non si vede più. Il suo posto è stato preso da una lieve crosta appiccicosa. In più si è inclinato su un lato, segno di un difetto congenito.
Purtroppo per lui, subisce ben presto la spietata concorrenza della giovane Colomba di Pasqua, che lo sfotte dall'alto della sua copertura caramellata. Per sua fortuna, la Colomba deve comunque aspettare fino a Pasqua, e lui può ancora giocarsi qualche carta a colazione, come sostituto dei biscotti.
Ed è così che viene infine utilizzato: intinto nel caffelatte. Dapprima con entusiasmo da tutta la famiglia. Alla fine, viene mangiato dal Papà, che nell'economia domestica ha sostituito le funzioni delle galline di contadina memoria.
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