sabato 9 marzo 2013

Ubuntu sta lasciando indietro la Comunità Ubuntu?

 
 
C'è baruffa nell'aria (parecchia)

Questa è stata una settimana molto travagliata per Ubuntu. Tutto è cominciato con Martin "DoctorMo" Owens, contributore storico di Ubuntu, che con un post sul proprio blog ha annunciato l'intenzione di non rinnovare la propria membership su Ubuntu. Una decisione grave, le cui motivazioni possono essere riassunte nelle sue parole:
"But I have to be honest, there isn’t an Ubuntu community any more. There’s a Canonical community, an ubuntu-users gaggle and maybe an enthusiasts posse. But no community that makes decisions, builds a consensus, advocates or educates. It’s dead now, it’s been that way for a while."
"Se devo essere sincero, non esiste più una comunità Ubuntu. C'è una comunità Canonical, un branco di utenti e forse una gang di entusiasti. Ma nessuna comunità che assume decisioni, costruisce consenso, sostiene ed istruisce. Adesso è morta, c'è stata per un po' di tempo".
Parole pesantissime.

Al post di Martin, ne sono seguiti altri, leggendo il Planet Ubuntu li si può leggere in sequenza, che hanno ulteriormente alzato i toni dello scontro. É dovuto intervenire anche Jono Bacon, community manager di Ubuntu (e dipendente di Canonical), che ha scritto un post in cui ricorda quanto di buono fatto, e gli obiettivi per Ubuntu, che ha un'occasione unica per fare qualcosa di veramente importante nell'ambito del software open source.

Highway to hell

I fatti che hanno portato a questa situazione sono molteplici, gli ultimi che mi vengono in mente:
  • l'adozione di un modello "rolling release", al posto del ciclo di rilascio attuale, ogni 6 mesi
  • la decisione di svolgere le riunioni semestrali note come UDS (Ubuntu Developer Summit) online, invece che dal vivo, da qualche parte nel mondo
  • (infine, quello che ha fatto traboccare il vaso) la decisione di adottare Mir, un display server sviluppato in casa Canonical, invece del previsto Wayland
Negli ultimi anni, direi da Ubuntu 11.04 in poi, c'è stato un susseguirsi di annunci da Canonical che da una parte hanno proiettato Ubuntu davanti alle altre distribuzioni 1000 miglia, perché Ubuntu è davvero unica nella vivacità dell'innovazione e delle proposte.

Dall'altra parte, tutte queste novità, queste decisioni prese dietro porte chiuse (quelle di Canonical) hanno spiazzato la comunità - intesa come persone che contribuiscono volontariamente e gratuitamente - perché questa accelerazione l'ha tagliata fuori dal processo decisionale. Il progetto Ubuntu ha (avrebbe) uno sviluppo e una governance congiunta (Canonical + Comunità, con Mark Shuttleworth a far da dittarore benevolo). Lasciare fuori il 49% degli aventi diritto è grave. Qualcuno ha detto, riferendosi alle varie distribuzioni ufficiali, che ormai Ubuntu è la variante Canonical di Ubuntu.
 
Come secondo fattore, ma anche più importante, le decisioni prese da Canonical per Ubuntu si riflettono sulle derivate ufficiali (Kubuntu, Xubuntu e Lubuntu), che si trovano poi in difficoltà.

Per esempio: adottare Mir come display server, ha sicuramente impatto sullo sviluppo delle derivate, che si troveranno a dover interagire con un software nuovo, che dovranno integrare con i desktop environment utilizzati (KDE, XFCE, LXDE).

Ma anche come scrive Andrea Grandi sul suo blog: gli UDS online hanno vantaggi (maggiore interazione, maggiore partecipazione, economicità) e svantaggi (persone che non hanno accesso ai videoritrovi, mancanza della parte sociale dell'evento...), e probabilmente i secondi superano di gran lunga i primi.

Che ne sarà di noi?

Dal lato commerciale della vicenda le decisioni di Canonical sullo sviluppo di Ubuntu potrebbero essere corrette, solo il supremo giudizio Del Dio Mercato (divinità pagana a cui tutto si immola) potrà sentenziare.

Dal lato comunitario, spero che Elizabeth Krumbach, membro del Community Council di Ubuntu, e chi come lei, riescano nel proposito di ricucire i pezzi. Certo è che questa è la peggiore crisi mai vissuta da quando frequento la comunità di Ubuntu. Una crisi che è naturale quando un progetto cresce fino alle dimensioni assunte da Ubuntu.

Sono sicuro che Ubuntu uscirà da questa crisi, non sono in grado di dire come, e a che prezzo.


Dario Cavedon è un giovanotto di belle speranze, che ha passato i 40 ma non se li sente, è uno giovane dentro, anche se da fuori non si direbbe. Si dedica con passione alla diffusione del Software Libero, di Linux e di Ubuntu e di un sacco di altra roba, nel poco tempo che famiglia e lavoro gli concedono. Il resto lo potete leggere sulla breve biografia.

15 commenti:

Unknown ha detto...

ciao, sto guardando anche io l'evolversi della situazione con interesse! Premetto che sono un semplice utente, la mia storia con GNU/Linux comincia dopo primi abboccamenti e qualche scaramuccia con ubuntu 7.04! Ho adoperato ubuntu fino all'avvento di unity, che ho provato per un po'. Quindi sono passato a debian per poco tempo e per reazione ho cominciato a usare Openbox senza DE! Ma debian non faceva per me e quindi sono arrivato ad arch che adoro e continuo ad usare! Tutto questo fino a questi giorni, fino a quando Mark fa l'annuncio di ubuntu tablet os! io possiedo un tablet pc convertibile e quello che ho visto nel nuovo progetto di casa canonical è esattamente quello che ho pensato molte volte servisse per dispositivi di questo tipo, ovvero normali pc con aggiunta di tocco e penna! Detto tutto questo cosa voglio dire? Voglio dire che gli 'strappi' le discontinuità prima mi hanno allontanato e adesso mi stanno facendo riavvicinare al progetto di canonical! con l'aggiunta che ho pensato e detto più volte che non ho compreso l'immane progetto iniziato con unity e di cui solo adesso riesco a capire la portata! Secondo me il ruolo di ubuntu, la sua 'contraddizione' deve starci nel panorama open source! E' vero che quando ero un utente ubuntu avevo la percezione che le novità mi 'piovessero' dall'alto, ma era una cosa che per un utente poco esperto ci stava! Poi in arch ho apprezzato la libertà di sceglierti in che direzione andare...Però se ci riflettete, capisco la frustrazione di sviluppatori che hanno lavorato a tanti ed enormi progetti per la comunità di ubuntu e poi si vedono tagliati fuori, ma ubuntu è chiaro che sia questo! La soluzione va trovata semplicemente nel rapporto con la comunità di ubuntu ma in sincerità, mi pare che nell'ottica della comunità più grande di utenti GNU/Linux quello di canonical sia un contributo arricchente e irrinunciabile! ciao igor

Lorenz.st ha detto...

Articolo scritto bene, ottimo come sempre.
Non avevo dato troppo peso a queste diatribe, ma a leggerti devo rivalutare le mie opinioni.
Stammi bene!

Anonimo ha detto...

Ho sempre seguito poco le questioni della Community e tuttavia mi sono reso conto di quanto sia grande ed appassionata. Quindi mi dispiace sentire che (salvo evoluzioni della situazione) Shuttleworth "sbatte la porta in faccia" ai tanti che hanno spinto la diffusione di Ubuntu ed hanno contribuito a migliorarlo. Non ne so niente di programmazione: sono un semplice utente, appassionatosi a GNU/Linux grazie a (K)Ubuntu, che è stato colpito dallo "slogan" che tanto richiamava la collaborazione e, appunto, il concetto di comunità. Questa idea è stata usata come bandiera per anni ed ora proprio a chi rappresenta questa idea si voltano le spalle. Per onestà intellettuale a questo punto Ubuntu dovrebbe quantomeno cambiare nome. Non ci sarebbe niente di male: sarebbe un'ammissione sincera che il modello che si era costruito ha bisogno di essere rivisto e corretto per rispondere ad esigenze nuove.

Dario Cavedon ha detto...

@ Igor
Nessuno nasconde i meriti di Canonical, sono il primo a dire che Canonical sta facendo bene il suo business. Ma per uno sviluppatore volontario che partecipa gratis, la sola soddisfazione che ha è quella di vedere il proprio lavoro girare su Ubuntu ("hey gente! quello l'ho fatto io!"). Se sei tagliato fuori dallo sviluppo, o se alcune decisioni rivelate all'ultimo buttano via il tuo lavoro di mesi, la cosa è davvero brutta, e demotivante. Questa la causa degli abbandoni. Chiaro che se il progetto vuol continuare ad avere una comunità, le cose devono cambiare.

@ extendedreality

Per il bene di Ubuntu, spero invece si cambi rotta e si torni a considerare la comunità come parte integrante del progetto Ubuntu

Anonimo ha detto...

I cacciati, gli insoddisfatti, quelli che hanno detto "no, grazie", insomma tutti quelli che si sono svegliati dal sogno ubuntu, potranno essere accolti nel generoso seno di mamma Debian. Una mamma che accoglie e perdona, conforta e supporta. Qui grosse e morbide poppe, capezzoli rosa e latte in ammondanza: ce ne e' per tutti :D

Unknown ha detto...

@Dario hai perfettamente ragione, è solo che...lo dico veramente in maniera ingenua e sincera, ma uno sviluppatore volontario non se lo aspettava che potesse andare a finire in questo modo? Bisogna trovare questo equilibrio concordo! Altrimenti penso che si arriverà ad un modello chrome/chromium.....
cmq il succo mi pare che sia: partendo dal presupposto che ubuntu non può essere gentoo o debian come comunità bisogna assolutamente ricucire il rapporto con la comunità!

Dario Cavedon ha detto...

@ Igor

Ubuntu è per certi versi un'esperienza unica e mai tentata prima: azienda e comunità allo stesso livello, fianco a fianco. Le cose non stanno andando bene, vediamo di trovare il modo per riparare.

Woddy ha detto...

Mi chiedo "la comunità di Ubuntu ritiene che Canonical sia disposta a spendere un sacco di soldi per non decidere niente ?" Il primo modello Ubuntu e non solo basato sulle comunità è fallito miseramente ce ne rendiamo conto o no ? Ci rendiamo conto che Linux sta al 1% del mercato desktop ? Finalmente un'azienda decide di investire e di dare una netta svolta, la comunità continuerà ad essere importante ma non decisionale, come è giusto che sia.
Mi sembra che da parte di alcuni personaggi della comunità ci sia un po di protagonismo in questo. Il progetto Ubuntu è un grande progetto e si stanno investendo ingenti somme, qualcuno ne deve rispondere anche legalmente e questa responsabilità è tutta sulle spalle di Canonical, ci mancherebbe che non avessero potere decisionale. La comunità deve essere un qualcosa in più, non un peso !

Dario Cavedon ha detto...

@ Woody

Forse il mio post è poco chiaro: nessun protagonismo da parte di nessuno. La comunità, che fa un lavoro volontario E gratis vuole lavorare nelle migliori condizioni, facendo cose utili.
Esempio: se spendo mesi a lavorare su un software, l'unica cosa che voglio è che sia incluso, ma se una decisione comunicata all'ultimo minuto taglia fuori tutto il mio lavoro, è più che lecito essere delusi.

Ubuntu ha delle strutture di governo composte da Canonical e dalla comunità che dovrebbero presidere le decisioni tecniche del progetto, ma questo non sta succedendo. Si rende necessario un profondo ripensamento di come si gestisce il progetto, perchè la teoria scritta che governa il progetto si sta allontanando sempre più dalla pratica.

zippo3 ha detto...

Ciao, sono un utente Ubuntu e Mac. Mi pare che Canonical stia ricalcando un po' la strada Apple: mettere insieme software preesistente non basta ad avere un sistema davvero coerente, quindi si stanno riscrivendo pezzi di os da soli (vedi Unity e Mir). In effetti è vero che se Apple avesse semplicemente preso FreeBSD e installato sui suoi computer, l'esperienza utente non sarebbe stata la stessa cosa... In questo modo capisco che gli smanettoni storcono il naso, ma l'utente normale vuole avere un sistema che funziona in modo semplice, no?

Anonimo ha detto...

@Dario
Soprattutto perché, se Ubuntu è stato un successo in termini di diffusione, lo si deve anche alla comunità che l'ha spinto e supportato. "Non di solo codice vive Ubuntu" :-) : oggi Canonical può vantare un "brand" più riconoscibile (per quanto ancora di nicchia, stiamo sempre parlando di Linux contro Windows e Mac OS) ed una discreta visibilità dei propri eventi (tipo la presentazione di Ubuntu Phone (si chiama così?) grazie a chi, come te, ne scrive sul proprio blog, fa assistenza sul forum, organizza eventi nei LUG e tanto altro.
Quella di Ubuntu è una comunità "rumorosa" ed entusiasta e può solo far bene.

@Zippo3
Non è questione di essere smanettoni o meno: il punto è che c'è stato un cambio di rotta repentino a discapito della comunità di sviluppatori indipendenti, persone che volontariamente e gratuitamente creano programmi per "l'utente normale [che] vuole avere un sistema che funziona in modo semplice".

zippo3 ha detto...

@extendedreality

Sono d'accordo con te sul fatto che ci sia stato un cambio di rotta a discapito della comunità.
Stavo però analizzando il perchè di questa scelta, e credo che la risposta sia quella che ho detto, cioè la convinzione di Canonical che uno sviluppo più "in house" garantisca un sistema più coerente e quindi anche semplice per l'utente comune. Questa è la stessa strada percorsa da Apple, e ovviamente si può essere d'accordo oppure no.

Anonimo ha detto...

@zippo3
Come dicevo anche rispondendo a Dario, non giudico il modello di business e di sviluppo di Canonical, dico solo che ho la sgradevole sensazione che il supporto esterno ad Ubuntu sia stato prima usato per affermarsi ed adesso scaricato. Non posso neanche valutare la bontà e la quantità del contributo della comunità allo sviluppo, magari la scelta di rendere il processo totalmente "in house" sarà effettivamente un successo. Opportunisticamente, come utente finale, a me interesserebbe solo un sistema funzionante ed in costante miglioramento. C'è però l'aspetto "filosofico" della partecipazione comunitaria che è stato preso a martellate dimenticandosi dei meriti e dei vantaggi acquisiti grazie alla folla di piccoli e grandi appassionati che hanno sposato la "causa Ubuntu". Spero, come dice Dario, che il ruolo della comunità venga ridefinito o almeno che si trovi un nuovo soddisfacente equilibrio.

zippo3 ha detto...

@Man from Mars

Si, hai toccato il punto: è l'aspetto filosofico che è stato preso a martellate, è vero. Certe volte però mi chiedo se un modello di os puramente comunitario può portare ad un prodotto usabile davvero da tutti. Non ho detto un buon prodotto: Debian è buono ma non è per tutti, penso di essermi spiegato. Diciamo che il mio è un dubbio filosofico che il mio essere utente Mac pone al mio essere anche utente Linux... e ti assicuro che io sono un entusiasta di Linux, che uso dal 1995!

Anonimo ha detto...

@zippo3
La comunità è fatta da tante persone diverse per conoscenze informatiche, gusti estetici e preferenze nell'uso del computer. Dunque mi aspetto che dalle comunità possano arrivare richieste di maggiore automazione delle operazioni (configurazione, installazione, tweak) ma anche l'esatto opposto. "Usabile per tutti" è un concetto piuttosto soggettivo: io trovo Unity (anche Mac OS per quel poco che ho visto) inutilizzabile rispetto a KDE, qualcuno potrebbe non apprezzare impostazioni di sistema di default perché preferisce modificare "a manina" ogni singolo file .conf che trova.
Debian è buono, è comunitario ma non è per tutti e non lo è per scelta, non certo per incapacità degli sviluppatori. E' la "missione" che ciascuna distribuzione dichiara a guidare lo sviluppo degli strumenti messi a disposizione degli utenti. Il messaggio è: "Noi sviluppiamo la distro X, qui trovi questo, è sempre Linux, è gratis e nessuno ti obbliga ad usare questa piuttosto che un'altra, il mondo è pieno di alternative". Pensa a Gentoo, a Slackware o a Arch. Per fare un esempio, ti pare che nessuno sviluppatore o utente esperto di Arch sia capace di scrivere un installer più amichevole? Certo che no, ma non è quello che Arch vuole offrire in relazione al proprio "utente tipo". Ubuntu si è pubblicizzata come "Linux for human beings" per scrollarsi di dosso l'immagine di sistema operativo per fanatici programmatori.
@Dario
C'hai dei CAPTHCHA tremendi, mi si incrociano gli occhi a cercare di capirli!

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