giovedì 1 aprile 2010

Per fortuna Aldo Grasso è ancora un critico televisivo

Mi capita di leggere le critiche di Aldo Grasso su Corriere.it.
Da ex-amante della TV italiana, da tempo deluso e fuggito, mi piace vedere chi scrive e vive di televisione.
Lo osservo come farebbe il paleontologo osservando il dinosauro muoversi nel suo ambiente naturale.
Mi piacciono le sue critiche al panorama televisivo italiano: deve essere difficile trovare ogni giorno qualcosa da scrivere, con così poco da dire, visto il panorama così deserto.
Mi piace vedere i limiti di chi crede che la TV sia l'unico Mondo possibile, di chi crede che fuori dal tubo catodico non esista altro.

Ma soprattutto mi piace vedere come in due righe si possa constatare il basso tenore della TV:
"Per festeggiare l'ultima puntata, e anche per alzare il livello qualitativo, «Zelig» ci ha regalato il ritorno di Checco Zalone"
e criticare chi cerca strade nuove fuori dalla TV:
"I comici veri esistono ancora, non si sono dati tutti alla politica."

Specie poi quando gran parte del merito della bassa qualità dei programmi televisivi deriva da chi usa la TV come arma di distruzione (dei cervelli) di massa.
Viene in mente un libro scritto anni fa, ma ancora tragicamente vero e attuale.
Aldo Grasso lo sa, ma non lo dice.
Guardala ancora, Aldo.


Link:

Articolo di Aldo Grasso su Corriere.it
Digitale terreste e banda larga
L'ultima lacrima di Stefano Benni
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