sabato 5 marzo 2011

Un film in 200 parole: “L'ultima legione”


Barbari tipo “Attila flagello di Dio” invadono Roma, imprigionano l'ultimo Cesare, un bimbo con tendenze cleptomani.
Un'armata brancaleone romana si imbarca al salvataggio: Aurelio, un Colin Firth barbuto che assomiglia in modo preoccupante a Leonardo Pieraccioni, il mago filosofo karateka Ambrosinus che è il risultato di un incrocio tra Panoramix e Gandalf, la guerriera indiana Mira (l'unica cosa notevole del film), il massiccio nero Bubba direttamente dalla linea difensiva dei Los Angeles Rams e il Belloccio della situazione.
Arrivano a Capri, scalano gli scogli come visto nella serie “Batman e Robin” anni '60, sconfiggono i cattivissimi ma “trendy” (indossano pellicce, in piena estate, a Capri!) barbari e liberano il bambino, che porta con sé la magica spada di Giulio Cesare dai poteri straordinari. E qui uno gli cominciano a venire dei sospetti... Poi decidono di partire alla riconquista di Roma, ma sono solo 4 gatti, troppo pochi per affrontare l'orda immane di Barbari. Allora vanno in Britannia dove forse ne è rimasta una, la nonna legione (sarebbe nona, ma sono tutti vecchietti ormai, quindi va bene nonna). Peccato che non c'è più, e i legionari sono diventati contadini, e qua la storia finisce perché prende una piega che non c'entra niente.
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