martedì 1 settembre 2009

Mauro Corona: L'ombra del bastone

Leggere Mauro Corona è come ascoltarlo.

Leggere Mauro Corona è come ascoltarlo. Non è difficile, se avete avuto fortuna l’avete visto in TV, dove va ogni tanto per promuovere i suoi libri.
Questo libro va quindi letto così, immaginando che ve lo racconti lui. Magari in osteria, così da ricreare l'ambientazione. Magari davanti a un mezzo di rosso, così da ricreare il clima.
Il libro è l'autobiografia di Severino Corona, detto Zino, boscaiolo, pastore, casaro e assassino, scritta da lui medesimo, studi da quarta elementare, su un quadernetto da latteria.
Il racconto è ritrovata per caso molti anni dopo e consegnato al Corona scrittore, che si limita a riportarlo così com'è - magari scrive di fare così per pararsi dalle critiche - correggendo qua e là, e integrandolo con introduzione e finale.
Zino vive nel microcosmo montanaro di Erto, val Zemola, al confine tra Veneto e Friuli, all'inizio del '900, tra gente forte e solidale, capace però di tradimenti, passioni e crimini inconfessabili. Sullo sfondo, la mitologia montanara, alimentata da eroi come Nacio Baldo, capace di uccidere un asino con un pugno, e streghe come Melissa, l’avida padrona dell’antro della Palazza. Nello stesso universo però anche la miseria della montagna. La dura realtà dei contadini che vivono in un mondo bello ma duro, dei poveri che sopravvivono grazie alla carità del prete, degli ignoranti che sempre soccombono ai più forti, degli alcolizzati che nella bottiglia trovano l’unica strada per fuggire dalla prigione dolomitica.
Il libro è molto facile e si legge in un baleno, con qualche piccola difficoltà per chi non conosce il dialetto. Corona usa il friulano come Camilleri il siciliano, dando ancor più realismo alla storia.
Da leggere per capire come si viveva in montagna fino a cent'anni fa.


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