domenica 1 agosto 2010

Gli spiaggiati/1


Gli spiaggiati sono quelli che per far le ferie vanno al mare. Il “mare” beninteso, è quello che lambisce la costa italiana adriatica più (o meno) vicina a casa. Sennò mica si va al mare, si va in Croazia o in Grecia o in Sardegna.
Gli spiaggiati sono abitudinari. Non amano i rischi, dopo aver provato due o tre posti, hotel, residence, campeggio vanno sempre nel solito posto, hotel, residence, campeggio. Si portano la routine da casa, insieme alle valigie: casa-ufficio-casa diventa hotel-spiaggia-hotel.
Gli spiaggiati fanno chilometri sotto il sole accecante, passano ore dentro l’auto rovente, sull’asfalto bollente e finiscono sulla sabbia cocente. Arrivano tutti insieme nel fine settimana, a ondate, arenandosi sulla costa. Sono come conchiglie, alghe, trucioli e bottiglie che una burrasca porta sulla riva, dove trovano riposo, fino al prossimo fortunale.

Io sono uno spiaggiato.
Ho avuto occasione di conoscerne altri, e ne farò una breve carrellata estiva.

La sirena

L’ho vista una mattina sul bagnasciuga, mentre camminavo.
Carnagione brunita, età indefinibile, capelli umidi appiccicati sulle spalle, gambe affusolate dove mi aspettavo la coda, un bikini nero a coprire il necessario.
Era lì, prendeva il sole nel punto esatto dove la terra incontra il mare. Si faceva bagnare dall’acqua e asciugare dal sole.
Impossibile non notarla, tanto era affascinante. E tanto intralciava il traffico dei bagnanti.
Lei non vedeva nessuno, troppo intenta a bearsi del caldo tepore solare riflesso dalle onde. Ho avuto giusto il  tempo di notarla, ma la visione è durata poco.
Poi son dovuto proseguire, intralciavo il traffico.
Nei giorni seguenti, sono tornato altre volte nello stesso posto, con la scusa di passeggiare, ma non l’ho più vista.
Forse era tornata a nuotare al largo, lontano dal clamore della gente.
Forse si era dissolta, come un miraggio nel deserto.
Forse aveva finito le ferie.
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