martedì 14 settembre 2010

Boom boom



John Lee Hooker - Boom boom

Aeroporto di un'importante città dell'Italia del sud, un venerdì qualsiasi, di una settimana qualsiasi, di un anno fa - circa.

Arrivo all'aeroporto con il solito anticipo di ore. Il traffico in tangenziale mi ha fatto temere il peggio, ma la coda chilometrica è svanita come un miraggio, proprio nel momento in cui mi pareva esserci in mezzo.
Il check-in fila via tranquillo, ormai è una questione di secondi.
Al controllo bagagli invece ci sono file lunghissime, spero sia un altro miraggio. Ma non è così.
La sicurezza dell'aeroporto fa controlli svizzeri (o tedeschi, vedete voi). Forse vuole smarcarsi dalla fama che aleggia sulla città.
I viaggiatori sono costretti a togliersi di dosso tutti gli oggetti metallici: portachiavi, cintura, cellulari, lettori MP3, blackberry, computer portatili (incredibile la quantità di accessori di cui un essere umano riesce a dotarsi!), alcuni anche le scarpe, se hanno un tacco sospettosamente alto (ma i presidenti del consiglio sono esentati da quest'ultimo obbligo).

Seguo anch'io lo stesso rituale, butto il trolley sul nastro del metal detector e passo sotto l'arco. Incredibile, passo indenne al primo colpo! Stavolta non ho dimenticato le chiavi in qualche recondito anfratto del giaccone. Mentre sto ricomponendo i pezzi dall'altra parte del metal detector (cellulare in tasca a destra, portatile nello zaino, chiavi in tasca a sinistra...), noto che l'omino del metal detector fa un segno a un altro agente. Quest'ultimo, una ragazza abbastanza giovane, mi chiede di prendere il trolley e seguirlo.

"Per cortesia, appoggi la valigia sopra questo tavolo e la apra".
Eseguo diligentemente (che cavolo mi sono dimenticato, questa volta?).
"Ma lo sa lei che non la può portare in aereo, quella!" e indica un contenitore cilindrico dall'aria assolutamente innocuo. Al suo interno, un liquido trasparente, inodore e insapore, sospettosamente liquido.
Guardo la guardia, poi il contenitore, una bottiglietta di plastica di acqua minerale, la mascella mi si blocca in una posizione di sincero stupore. Il santo sull'etichetta niente ha potuto contro il rigore delle regole post-undici-settembre.
(porcocane... me la sono proprio dimenticata! epperforza, uso l'aereo si e no due volte l'anno, porcocane)
"La deve buttare via, non può passare con quella!"
(evita persino di pronunciare il nome, tanto deve essere terribile!)
Mi indica un bidone dei rifiuti, lì accanto. Il bidone è ricolmo fino all'orlo e oltre di contenitori simili al mio, tutti più o meno con lo stesso liquido trasparente (acqua, appunto).
(se davvero fossero ordigni, l'aeroporto sarebbe spazzato via dalla faccia della terra e al suo posto resterebbe una voragine delle dimensioni dello stadio olimpico)
"E se la bevo adesso, posso farlo?"
Stavolta è l'agente che mi fissa stupita, la mascella bloccata a metà. Deve essere la prima volta che qualcuno lo chiede.
"Beh, veramente...".
Senza aspettare la risposta, apro la bottiglietta e comincio a trangugiare il liquido trasparente (acqua gassata!).
"Beh... può bastare così... ".
Non la ascolto neanche. (che fanno? mi arrestano perché sto bevendo dell'acqua minerale?)
 "Per favore... la può buttare, adesso?"
Invece, la butto giù tutta di un fiato.
Alla fine ho l'ugola in fiamme.
Tappo la bottiglia e la scaravento nel bidone, con gli altri cadaveri di plastica.
Mi avvicino all'agente, trattenendo a stento le lacrime, con un'enorme bolla d'aria che risale l'esofago.
Lei istintivamente arretra di mezzo passo, portando la mano alla cintola.
Le faccio:
"BUM!"
(mia figlia si diverte, quando lo faccio!)
Non sto lì a guardare se l'agente si diverte. Mi giro subito, chiudo il trolley, lo trascino via che è ancora a mezz'aria, e mi dirigo velocemente verso il gate. Non ho ancora avuto i miei 10 minuti di popolarità, ma almeno ho avuto i miei 2 minuti da terrorista.
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