martedì 26 gennaio 2010

Linux svilluppato soprattutto da professionisti: una buona (vecchia) notizia




Nei giorni scorsi m'ero imbattuto sulla notizia, poi ripresa dal buon Lorenzo sul suo blog, e da Punto Informatico, che il 75% delle modifiche sul kernel Linux sono fatte da gente stipendiata, assunta e pagata per contribuire allo sviluppo.
Con buona pace di chi ha un'immagine romantica (?) dello sviluppo di Linux. Insomma, l'idea di valorosi volontari poco propensi alle relazioni umane che fanno le notti in bianco per sviluppare software libero è destinata all'oblio.

Però

C'è però da dire che in genere le aziende hanno cominciato a contribuire a Linux solo quando hanno visto la possibilità di un ritorno economico.
C'è da ricordare infatti che all'inizio il contributo era esclusivamente di volontari, che neanche si potevano definire "comunità".
Molto prosaicamente, nessuna azienda "crede" nel SW libero, ma solo casomai nella moneta sonante.

La notizia è vecchia

In più, la notizia che il grosso dello sviluppo del kernel Linux provenga da prezzolati aziendali è vecchia. Già nel 2008, il 70% delle modifiche arrivava da sviluppatori pagati dalle grosse aziende informatiche (vedi link all'articolo su PI del 2008).
Semmai quindi, si vede una notevole crescita dei contributi aziendali al kernel di Linux, passati dal 70% al 75% in poco meno di 2 anni.

Ma è una buona notizia


Le aziende, come ho scritto, sono arrivate molto tempo dopo l'inizio della storia. Ma è una buona notizia.
Facciamo un passo indietro.
C'è una cosa che lascia perplesse le persone che hanno il primo contatto con Linux e il software libero: chi paga? Queste persone sono abituate all'idea del "software in scatola", venduto al negozio come i cereali. Nella realtà, la maggior parte dello sviluppo di software, soprattutto quello aziendale, viaggia su canali diversi dal supermercato. Inoltre, anche i soldi che girano attorno all'industria del software non sono quelli del software in scatola, ma quelli dei servizi alla clientela. Servizi come per esempio: personalizzazioni di software esistente, assistenza post-vendita, mantenimento del servizio.
Il fatto che così tante aziende investano così tanto (ma ancora poco!) su Linux, dimostra che tutte queste aziende hanno un ritorno (diretto o indiretto) sui propri affari.
In più, il codice sviluppato per Linux è di tipo professionale, fatto da persone che fanno solo quello e sono pagate per farlo.
Si è quindi innestato quel circolo virtuoso, quel miglioramento continuo, che tutti i sostenitori del software libero si augurano da tempo, per cui i contributi a Linux e i benefici che ne derivano si possono vedere giorno per giorno.

Linux paga anche i volontari

Mi sono poi imbattuto casualmente sulla pagina delle donazioni di Linux Mint. Da questa risulta che nel 2009 sono stati raccolti, tra donazioni e sponsor, più di 30.000 dollari. E manca il dato di Dicembre 2009. (notizia nella notizia: l'Italia è nella top 10 delle nazioni che contribuiscono, pensavo gli italiani fossero molto più taccagni! :-)

Lo so, trentamila dollari (poco più di ventimila euro) sembrano pochi, ma è una cifra notevole per una distribuzione che si basa esclusivamente sul contributo di volontari. Una dimostrazione che Linux paga anche chi lo fa per hobby.

La paga più remunerativa

C'è infine una paga che non si può conteggiare con il biglietto verde, ed è la soddisfazione di vedere un prodotto crescere giorno per giorno. Non si può compensare con il vile denaro un'attività che migliora se stessi e il mondo circostante.


Link:

Articolo su Punto Informatico del 2010
Articolo su Punto Informatico del 2008
Post di Lorenzo Sfarra sull'argomento
Pagina delle donazioni di Linux Mint
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