sabato 16 gennaio 2010

Qualche banale pensiero sulla "pirateria"


Un’eco dal passato


“[Musica] Leggera. Sembra che vada bene tutto, dal rock al punk, allo ska, alla disco-music. In verità, dicono i discografici, non va bene niente e mostrano cifre dalle quali si rileva un certo calo delle vendite. Non è il caso di parlare di crisi – affermano – però adesso bisogna stare attenti a sbagliare di meno. Si comprano effettivamente meno dischi, ma non tanti in meno come si potrebbe pensare: il fatto è che ci sono in circolazione migliaia e migliaia di dischi “pirati” con un “fatturato” che sembra sia superiore al 50 per cento di quello dei dischi prodotti legalmente.” (Grande Enciclopedia Universale Curcio – annuario 1982)

Sull’argomento “pirateria” delle opere d’autore sono stati consumati ettolitri di inchiostro in articoli e Internet poi pullula di migliaia di post. Con questo mio post non aggiungo un granché, ma partendo dal passato vorrei proporre qualche banale riflessione sul presente.

Di cosa stiamo parlando

Si potrebbe suddividere la “pirateria” delle opere d’autore, film e dischi, in due categorie:
  • la copia di un’opera da parte da parte di amici, per un altri amici, senza scambio di denaro
  • la copia di un’opera da parte da parte di un’azienda, un’associazione, o singoli, che lo fanno per ricavarne denaro
Primo pensiero banale: la pirateria non è nata con Internet

Il primo tipo di copia è sempre esistita: nei tempi antichi – 30 anni fa, prima del CD - non c’erano i mezzi per copiare i vinili 33 giri, ma li si passava su cassetta audio. Si perdeva un po’ di qualità, ma il risultato era decente per l’ascolto. Di questo tipo di pirateria si occupavano (si occupano) i “pirati casalinghi”.

Il secondo tipo di copia è “quasi” (?) sempre esistita, ne è la prova anche il brano che ho citato qui sopra, che risale a quasi 30 anni fa. Di questo tipo di copia si occupavano (si occupano) i pirati industriali, che avevano (hanno) mezzi ben superiori alla normale utenza domestica.

Quindi, Internet non ha inventato la pirateria, anche se ne ha favorito la diffusione.

Secondo pensiero banale: la pirateria non morirà con Internet

Se domani si varasse in Italia la più severa legge mondiale a tutela del copyright (ipotesi neanche tanto lontana dalla realtà), e la polizia postale facesse i controlli più rigorosi, tanto da azzerare la condivisione delle opere multimediali su Internet, la pirateria sopravviverebbe comunque.

La pirateria casalinga sarebbe fortemente “penalizzata”, in quanto non avrebbe più lo strumento principe di diffusione, ma si continuerebbero a fare copie di dischi e film per gli amici.

La pirateria industriale continuerebbe a esistere, in quanto usa (anche) canali differenti da Internet per distribuire le proprie malefatte. Come li ha sempre usati.

Un passo indietro: il salto (in basso) tecnologico


Faccio un passo indietro per poi arrivare a un altro pensiero banale. La differenza tra il tempo antico (prima di Internet) e adesso è tutta nella tecnologia.

Un tempo, produrre una copia pirata di un disco bisognava:
  • avere il materiale giusto (il vinile)
  • avere i mezzi tecnologici per incidere il materiale giusto e imbustarlo in degni contenitori
  • avere la rete di distribuzione adeguata per distribuire quanto prodotto
Adesso, per produrre una copia pirata basta:
  • avere il materiale giusto: CD o DVD, a pochi centesimi di euro in qualsiasi supermercato
  • avere i mezzi tecnologici per incidere il materiale giusto e imbustarlo in degni contenitori: masterizzatore e stampante a colori, a pochi euro in qualsiasi supermercato
  • avere la rete di distribuzione adeguata per distribuire quanto prodotto: Internet con ADSL, in (quasi) qualsiasi casa
La tecnologia, un tempo accessibile solo a pochi, dotati di notevoli mezzi anche economici (i pirati industriali), è diventata popolare, alla portata di tutti. Paradossalmente, la tecnologia ha fatto un bel balzo in avanti e anche un salto in basso, tanto che adesso chiunque può copiare opere multimediali a modico prezzo.

Altro pensiero banale: i “pirati industriali” hanno perso mercato


A questi prezzi, i primi a perdere mercato sono stati i pirati industriali, che hanno dovuto subire – loro per primi – la forte concorrenza della pirateria casalinga: nessuno gli compra le copie pirata quando se le può fare in casa, o avere da qualsiasi amico.

Paradossalmente quindi: con la diffusione di Internet, la pirateria industriale ha perso mercato. Se invece Internet venisse fortemente censurata, i primi a guadagnarne sarebbero proprio i pirati industriali.

Da tutti questi pensieri, mi restano un paio di dubbi. I "Paladini del Diritto d’Autore" stanno combattendo la battaglia giusta? Alla fine della loro “Giusta Lotta”, chi saranno i vincitori e chi i perdenti?
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