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venerdì 27 agosto 2010

Banda larga sui cellulari: avevo visto giusto.

Giusto un anno fa, scrissi un post di commento ai dati sulla diffusione della Banda Larga in Italia. In questo si vedeva come i cellulari fossero l'unico settore in cui la diffusione della Banda Larga fosse in forte crescita.

In un post successivo, pronosticavo poi la possibilità che i cellulari diventassero una sorta di "Cavallo di Troia" a favore della diffusione della Banda Larga (e di Internet) in Italia.

Oggi leggo un post di Mantellini, che cita a sua volta Mauro Lupi sulla diffusione degli smartphone (i telefoni cellulari più fighi del momento): l'Italia guida la classifica in termini di penetrazione (vedi sotto).

Penetrazione degli smartphone in percentuale (fonte: Nielsen)

Fa piacere trovare conferme a speranze e previsioni. Per adesso, non additatemi però a profeta. Sono esente da illuminazioni divine, e mi pare anche abbiano fatto quasi tutti una brutta fine! :-)

Piuttosto, come allora, mi domando se tutto questo bendidio si tradurrà in servizi e opportunità per cittadini, imprese e Stato, oppure rimanga relegato a fenomeno sociologico del tipo "A Mario piace lo stato di Samantha". Senza dimenticare poi che lo sviluppo della Banda Larga deve passare anche e necessariemente su cavo, che ha prestazioni e affidabilità (per adesso) molto maggiori della connessione wireless.

Comunque, perché la tecnologia diventi una leva che consenta all'Italia di stare al passo del resto del mondo, e non finisca in una sorta di "Serie B" dello sviluppo, serve l'impegno e l'ingegno di aziende e Stato in primis: sapere cogliere queste opportunità è la prossima Grande Sfida.


Link:

Post di mantellini
Post di Mauro Lupi

Mio post sul "cavallo di Troia" cellulare.
Mio post sull'argomento di un anno fa.

venerdì 23 luglio 2010

Banda larga: eppur si muove (ma davvero poco, eh!)

I telefonini aiuteranno la diffusione della Banda Larga in Italia?

Lo so che l'estate è il momento meno opportuno per pensare. Il caldo, l'afa, le giornate lunghe invitano a stare con le terga in ammollo in piscina o al mare, piuttosto che stare lì a far lavorare il cervello. Però, per non perdere l'allenamento a pensare, propongo un paio di spunti. Chi non volesse, interrompa qui la lettura del post, e passi oltre, non gliene vorrò.

L'Osservatorio Banda Larga

Un buon strumento per capire la situazione della banda larga italiana, oltre leggersi tutti gli articoli in argomento sulla stampa, è quello di consultare il sito www.osservatoriobandalarga.it. L'"Osservatorio banda larga" è stato istituito nel 2002 da un'azienda attiva nel settore, in collaborazione con il Ministero dello Sviluppo Economico. Sul sito internet si possono trovare comunicati, ricerche e rassegne stampa sull'argomento. Oltre a questo, è disponibile anche un software, isposure, per misurare la vera velocità (non quella che vi vendono... e che pagate!) della propria connessione a Internet. Unica pecca: il programma è purtroppo disponibile per Windows.

Il rapporto "Domanda di connettività delle famiglie"

A fine giugno 2010, l'Osservatorio Banda Larga ha pubblicato il rapporto "La domanda di connettività e servizi a Banda Larga nelle famiglie italiane". Il rapporto sintetizza in poche pagine alcune statistiche che fanno riflettere.
Per prima cosa, l'arretratezza italiana nella diffusione della Banda Larga: più della metà delle famiglie italiane, ben 13 milioni, non ha accesso alla rete a Banda Larga. A parziale contrappeso, la crescita del 14% nell'ultimo anno circa (1,5 milioni) delle famiglie che hanno accesso alla banda larga.
Come secondo fattore, l'analfabetismo informatico italiano. Così come è accaduto per leggere e scrivere, anche nell'uso del computer, c'è una fascia di popolazione - i più anziani e i più poveri - che è totalmente tagliata fuori dalla cultura informatica. Queste persone non sanno usare il computer, e molto probabilmente non impareranno mai a usarlo, basti pensare che le famiglie "analfabeti" sono diminuite di solo il 2% in otto anni!

"The italian way" alla Banda Larga

Il fenomeno della lenta crescita della banda larga è viziato da vari fattori. In primo luogo, la mancanza di una seria politica governativa, che inibisce di fatto qualsiasi possibilità di crescita rapida e ragionata delle infrastrutture necessarie. A questa mancanza, cercano di porre rimedio da una parte le amministrazioni locali, che stringono accordi limitati alla propria realtà. Dall'altra, le compagnie telefoniche fanno quello che possono, limitate dai propri (pochi) mezzi, ma investono solo in zone in cui possono avere un ritorno economico. Questo sistema ha il difetto di disperdere le risorse in mille rivoli diversi (qui si tira un cavo, là si mette un'antenna wi-fi, più in là ancora una Wi-Max...). Si arriva quindi ad avere una copertura della Banda Larga "a macchia di leopardo", con situazioni diverse non solo tra Nord e Sud Italia, ma all'interno della stessa Regione, Provincia e anche addirittura Comune (!).
In secondo luogo, l'utente finale, il cui interesse per l'argomento appare abbastanza limitato. Chi non ha la Banda Larga, per il 67% la considera inutile.

Il cavallo di Troia

In realtà, lo strumento per l'accesso alla Banda Larga, già ce l'hanno, è nelle tasche di tutti gli Italiani: il telefono cellulare. Alcune amministrazioni e associazioni già lo usano regolarmente per inviare SMS su iniziative e avvenimenti a cittadini e associati. Si tratta di fare un passo in più: sfruttare meglio questo cavallino. Per esempio, con i codici QR (stampati su tutti i manifesti che promuovono un'iniziativa) si può dare accesso al cittadino a servizi informativi sull'iniziativa, oppure all'acquisto online di biglietti. Alcuni Comuni già lo fanno.
Oppure, si possono usare i social network - molto diffusi anche sui telefonini - per lo stesso scopo. Alcuni comuni già fanno anche questo!
In più, la prossima auspicata messa all'asta delle frequenze liberate dalla TV analogica, potrebbe consentire una ulteriore diffusione dei servizi di Banda Larga sulla telefonia mobile. Sarebbe un deciso cambio di marcia rispetto all'inesistente azione governativa fin qui messa in atto. Vero anche che l'azione sarebbe dettata più dal drammatico bisogno di rastrellare fondi per lo Stato, in questo lungo periodo di vacche magre, che dalla fiducia nelle nuove tecnologie.


Link:

Il rapporto famiglie sul sito dell'Osservatorio Banda Larga
Il codice QR su Wikipedia
Notizia sulla vendita delle frequenza per la telefonia mobile
Miei post precedenti sulla Banda Larga

venerdì 5 febbraio 2010

Symbian OS passa all'open source

Symbian OS è (attualmente) il sistema operativo più diffuso sui telefoni cellulari. Forse anche solo per essere il sistema operativo dei telefoni cellulari più diffusi al mondo, Nokia.

Dal 04 febbraio 2010 i sorgenti e la documentazione della API di Symbian OS sono liberamente scaricabili dal wiki di progetto (vedi sotto). Questo è l'ultimo di una serie di passi fatti da Symbian Foundation in passato verso l'open source, iniziato nel 2008.
Meglio: questo è il primo passo di Symbian Foundation tra i verdi pascoli dell'open source. Il sistema è rilasciato con la licenza "Eclipse Public License".

Mossa strategica di chi guarda lontano o atto di disperazione?

Anche se i vertici della Symbian Foundation smentiscono, l'idea di passare al software libero deve essere venuta per contrastare l'avvento di Android, piattaforma di Google su base Linux, sempre destinata ai telefonini. Una mossa strategica pensata già ai tempi in cui Android era solo una serie di buoni propositi e poco più.
Oppure, forse, più che contrastare, serve a Symbian per sopravvivere, vista la potenza devastante di Google. Un atto che tenta di ricalcare le orme che hanno portato al successo altri software ex-proprietari. Come il browser Firefox, reincarnazione open di Netscape Navigator. O come la suite per ufficio OpenOffice.org, edizione rivista e corretta dell'ormai defunto Star Office.

Personalmente ho sempre avuto stima di Symbian. Anche se (era) proprietario, dal punto di vista utente è un sistema facile, veloce e leggero. Ho sentito invece parere contrastanti su Android, ma non avendone esperienza diretta, lascio il giudizio in sospeso.
Non possiamo che essere contenti di questa mossa. L'apertura del software è anche e soprattutto apertura di conoscenza ed esperienza. Un altro passo verso un mondo migliore.


Link:

Symbian OS su Wikipedia
La notizia su Punto Informatico
La notizia su Repubblica.it
La notizia su Corriere.it
I sorgenti di Symbian OS liberamente scaricabili

martedì 18 agosto 2009

Boom di telefonini in Italia? Ma le utenze telefoniche calano.

Ha fatto un certo scalpore la notizia del boom di vendite di telefoni cellulari in Italia, secondo i dati di Confcommercio, diffusi nella giornata del 17/08/2009.

Quasi che la crisi economica che ha investito il mondo, e l'Italia in particolare, fosse lì per finire.

E che le cose non stiano poi andando così male.

Bisogna però fare molta attenzione, e leggere molto bene gli articoli dei giornali. E leggere tutte le notizie, non solo quelle che fanno comodo.

"Negli ultimi sette anni - spiega lo studio - si registra un vero e proprio boom nell'acquisto di telefonini (+189%)" (tratto da "Repubblica.it")

Attenzione: in 7 anni + 189%. In S-E-T-T-E anni! Quindi il dato comprende anche il periodo prima della crisi economica, che è cominciata a fine 2007.

In più c'è una notizia del 22/07/2009, che è passata sotto silenzio, e che io stesso ho trovato per caso.

"[Nei primi 3 mesi del 2009] secondo un’analisi della società britannica “The Mobile World”, le utenze mobili del nostro paese sono diminuite di 320.000 unità" (tratto da Bitcity.it).

Chi diffonde l'informazione dovrebbe essere responsabile anche della sua completezza, sennò si corre il rischio di manipolarla o mistificarla.


Link:

Notizia del boom su Repubblica
Notizia del boom su RaiNews24
Notizia del boom su IlSole24Ore
Notizia dello "sboom" su Bitcity

mercoledì 5 agosto 2009

Banda larga: Roma fa le cose in grande. L'Italia non fa neanche quelle in piccolo.

Roma caput mundi (digitali)

In questi giorni è stato presentato a Roma il progetto "Roma Città Digitale", che prevede un investimento di 600 milioni di euro, interamente finanziato da privati (per la maggior parte da Telecom Italia). Il piano prevede che, entro il 2014, la città avrà una rete di nuova generazione (NGN2) in fibra ottica fino a 100 Mbit/s. Sarà anche migliorata la rete mobile con una velocità fino a 28 Mbit/s.

"Con la nuova rete i servizi 'ultra-broadband' a 100 Mbit/s saranno portati a un milione di clienti; l'ADSL a 7 Mbit/s sarà garantita in tutte le aree del Comune; saranno ampliati i servizi Broadband Mobile a 14,4 Mbit/s e, in prospettiva, a 28 Mbit/s."

Sulla nuova rete passeranno sistemi per la gestione della sicurezza (videosorveglianza), applicazioni a supporto della mobilità e del turismo ("sistemi ITS" - sistemi di trasporto intelligente, una serie di sistemi che consente di gestire il traffico e informare gli automobilisti in tempo reale), nuovi servizi per le imprese (gestione digitalizzata della documentazione, e-learning, videolavoro e videoconferencing) e per i cittadini (sviluppo dell'e-government della P.A., teleassistenza e telemedicina). Insomma tutti i servizi che un solo una banda larga così riesce a supportare.

Il progetto è senza dubbio ambizioso, e punta a far diventare Roma la Capitale Europea (o una delle capitali) della banda larga.

A Roma insomma si pensa in Grande. Ma solo per Roma.

In Italia, invece

Il resto dell'Italia è al palo. I finanziamenti pubblici per lo sviluppo della banda larga non si vedono da nessuna parte. Dopo che il Governo aveva NON deciso a Giugno sullo sviluppo della banda larga in Italia, la palla era passata al CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). Il CIPE - per intenderci lo stesso che ha appena deciso di erogare 4 miliardi di euro alla regione Sicilia (non so bene per cosa) - dopo 2 mesi non ha ancora stabilito come e quando erogare gli 800 milioni di euro da destinare allo sviluppo della banda larga. Dopo i proclami trionfali, il nulla.

Mentre, inesorabilmente, nani e ballerine digitali televisivi, stanno invadendo l'Italia, l'ADSL resta un sogno per il 14% degli italiani. 8.400.000 italiani che non possono avere a casa l'ADSL. In pratica, 8 milioni e rotti di italiani tagliati fuori dalla rete.

Notizia di oggi: secondo un rapporto della Commissione Europea, l'Italia è al quart'ultimo posto in Europa (peggio solo Grecia, Romani e Bulgaria) per l'utilizzo della banda larga.

La cosa triste è che questo rapporto parla di come l'economia digitale possa fare uscire l'Europa dalla crisi economica. Il commissario Viviane Reding scrive che "[l'economia digitale] offre un ampio potenziale per generare forti entrate in tutti i settori, ma per trasformare questa situazione favorevole in crescita sostenibile e nuovi posti di lavoro i governi devono prendere l’iniziativa e adottare politiche coordinate per eliminare le barriere che ostacolano i nuovi servizi".

Se servono ben 600 milioni per cablare solo Roma, è chiaro che con 800 milioni non si riuscirebbe a far fare all'Italia quel salto necessario per stare alla pari degli altri paesi europei. Però sarebbe un segnale di volontà politica. Segnale e volontà sono attualmente assenti, né si intravede nel futuro un cambio di rotta.

Invece ben attivo è il caratteristico "fai da te" italiano, con Comuni, Province e Regioni che in maniera disomogenea, senza nessuna sinergia, accavallandosi, superandosi e sprecando tempo e soldi si arrangiano, ognuno con i propri mezzi per diffondere la banda larga nel proprio territorio di competenza.

La mia personale speranza rimane nei telefoni cellulari, che in Italia sono molto (troppo?) diffusi, ma sono anche sempre più predisposti per l'accesso alla rete, e che quindi potrebbero diventare la base infrastrutturale della banda larga all'italiana.


Link:

Notizia del progetto "Roma Città Digitale" su APcom
Notizia della "sparizione" degli 800 milioni su ASCA
Notizia del fondo classifica in Europa
Il rapporto della Commissione UE
Il mio precedente post sulla "non decisione" (odio sentire la mia coscienza dirmi "avevi ragione!")

venerdì 6 marzo 2009

"The call for connectivity": la connettività nel mondo, e la desolante situazione in Italia.

Uno studio del prof. Leonard Waverman, della London Business School, è alla base del sito www.connectivityscorecard.org. Lo studio riporta indici e commenti sulla situazione della connettività alla rete in 50 paesi del mondo, tra cui l'Italia.

La situazione in Italia è, come prevedibile, abbastanza deludente, come già indica il titolo della sezione ad essa dedicata "Italy’s Connectivity Rating Ranks Lowest Among G-7 Nations" (trad. "L'Italia ha l'indice di connettività più basso tra i Paesi del G7").
Il rapporto evidenzia che l'unico fattore su cui l'Italia può confrontarsi con le altre nazioni occidentali è il tasso di incidenza della tecnologia 3G (telefonini di ultima generazione), mentre la diffusione della banda larga è bassa, e l'uso di Internet da parte dei privati "could be described as moderate at best" (trad. "potrebbe essere descritto moderato, nella migliore ipotesi").
Anche l'uso della rete da parte del Governo non è al livello delle altre nazioni europee.

I fattori determinanti di questo poco uso della rete, sembrano essere l'Italia è una nazione con molti anziani - soprattutto tra i politici, aggiungo io - e che c'è una certa diffidenza verso la tecnologia - probabilmente appunto perché siamo mediamente vecchi, aggiungo io.

A completare il quadro, è la situazione delle aziende, che evidenzia un basso tasso di uso del commercio elettronico, dell'uso di server sicuri, e nella spesa per IT, che non sono al livello degli altri paesi europei.

Tutto sommato, il rapporto non dice nulla di nuovo sulla situazione italiana, purtroppo. Se ci si confronta con le altre nazioni europee lo sconforto cresce. Per esempio, in Danimarca la situazione è all'opposto, pochi telefonini fighissimi e moltissima connettività a banda larga e uso pervasivo di IT in tutti i settori pubblici e privati.

Se può consolare, l'Italia è davanti a paesi come la Spagna, la Grecia e il Portogallo, che in tutte le classifiche ci insidiano per rubarci il terz'ultimo posto in Europa.

Una speranza per l'Italia per recuperare posizioni, è l'uso massiccio della telefonia 3G, che si sta espandendo adesso nel settore della connettività a banda larga, con i prezzi ormai paragonabili a quelli di una connessione ADSL.


Link:

Sito "Connectivity score card"
Pagina dedicata alla connettività dell'Italia
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