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sabato 11 gennaio 2014

Windows XP è alla fine: "XPocalypse" alle porte

fantascienza.com

"The Judgement Day"

Segnatevi questa data sul calendario: 8 aprile 2014.

In quella data scadrà il supporto ufficiale Microsoft per Windows XP, mettendo la parola "Fine" a uno dei sistemi operativi più longevi di casa Microsoft. L'evento è stato definito dai giornali inglesi come XPocalypse (gioco di parole unendo "XP" e "Apocalypse", Apocalisse). A me piace definirlo anche "Judgement Day", giorno del Giudizio: solo i giusti che usano Linux lo potranno superare. :-)

Lo ricorderemo così


Nonostante lo scetticismo con cui fu accolto nel 2001 (al tempo giravano molte immagini divertenti come quella qui sopra), bisogna riconoscere che XP è stato uno dei migliori (leggasi: meno peggio) sistemi prodotti da Microsoft, tanto che moltissimi clienti - anche aziendali - lo hanno preferito al suo successore, Windows Vista. Ancora oggi, XP è utilizzato da una mole considerevole di PC, più del 20% (1 computer su 5), secondo alcune statistiche.

Un'ottima occasione per fare affari

Dal 8 aprile quindi, milioni di computer si troveranno senza protezione anti virus. Con il concreto pericolo che una folta pattuglia di cracker (hacker cattivi, che sfruttano le vulnerabilità dei software per fini di lucro) stia attendendo "giorno del giudizio" per sfruttare una serie di vulnerabilità non ancora corrette, alcune già note, per impadronirsi dei PC e sfruttarli nelle loro "botnet", adibiti - per esempio - allo spam.

Agitando questo spettro, una serie di aziende si preparano a fare affari d'oro. A cominciare proprio da Microsoft, che propone l'aggiornamento a Windows 8.1 - ovviamente a pagamento. Altri offrono supporto professionale - sempre a pagamento - per aiutare le aziende nella migrazione.

Ma questa migrazione taglia fuori molti vecchi PC, dotati di processore (per esempio: Pentium4) e memoria RAM insufficienti per far girare Windows 8.1. Questo fattore alimenterà ulteriormente gli affari, incentivando l'acquisto di PC nuovi - e aumenterà anche il materiale in discarica.

Se fosse invece un'ottima occasione per scegliere la Libertà?

Ma la fine del supporto a Windows XP è anche un'ottima occasione per liberarsi dal giogo di Microsoft e passare a Linux. Con l'ulteriore vantaggio che passando a Linux ci si mette al riparo da una serie di attacchi illegali della NSA (i servizi segreti statunitensi), che da anni sfrutta i "buchi" dei sistemi proprietari più diffusi.
Nota per i pignoli: se la NSA vuole i dati del vostro PC li avrà, qualunque sistema operativo usiate, ma almeno rendiamogli la vita un po' più difficile! :-)

Il Comune di Monaco di Baviera - che ha da poco terminato la migrazione a Linux di tutti i suoi PC - ha promosso una iniziativa per aiutare la popolazione nel passaggio a Linux, distribuendo CD con Ubuntu 12.04 tramite le Biblioteche Civiche.

Ubuntu 13.10

Ma tutti possono migrare facilmente a Linux, scegliendo la versione giusta.

I computer recenti - dotati di processore Intel e AMD "multi core" - possono utilizzare senza problemi qualsiasi versione di Linux: Ubuntu, Kubuntu, Mageia, Fedora e openSUSE, solo per citare le più famose. La scelta di una o l'altra dipende più da gusti personali estetici che da reali differenze - se non minimali - nelle prestazioni. Il mio consiglio è: fate più di una prova! ...e poi scegliete Ubuntu! :-)

Xubuntu 12.04

I PC più vecchi - con processore dal Pentium 4 in poi - possono prolungare la loro esistenza ancora per qualche anno, usando le versioni Linux più leggere: Xubuntu, Lubuntu, Bodhi, Lubit (del mio amico Luigi) e Crunchbang (di cui avevo fatto una recensione qualche tempo fa).

Io stesso ho scritto questo post utilizzando Xubuntu 12.04 LTS (supportata fino al 2017), su un Athlon 4 con 384 MB di RAM: l'esperienza utente è "al limite minimo", ma tutto sommato accettabile.


La fine di un'era segna anche l'inizio della successiva: sta a noi scegliere se cambiare in meglio.

lunedì 2 dicembre 2013

ubuntu-it meeting di Bologna, "Times They Are a-Changin"


Quando sabato 23 novembre (ultimo scorso) mi sedetti di fianco al mio amico Kubuntero +Michele Mordenti, all'ultima fila nella Sala Blu del Ramada Encore di Bologna, non avevo idea di cosa avrei parlato durante il mio talk.

Avevo prenotato uno slot dell'ubuntu-it meeting per parlare di come le cose stiano cambiando nella Comunità Italiana di Ubuntu, intitolando l'intervento "Times They Are A-Changin", come appunto la canzone di Bob Dylan, per darne maggiore enfasi. Avevo preparato accuratamente una quarantina di slide, e... un paio di "sorprese" per il pubblico ;-) ma non avevo ancora deciso come concludere. Questo l'avrei capito durante la giornata.

Ma facciamo un passo indietro, mettetevi comodi.

Cattivi presagi

Ero arrivato a Bologna alle 9 e mezza di sabato, con +Mattia Migliorini - altro ubuntero vicentino, giusto in tempo per preparare preparare la tavola con la nostra tovaglia arancione e prendere un caffé. Il tempo era stato inclemente: mai vista tanta acqua cadere dal cielo in così poco tempo.
Altro cattivo segnale premonitore, l'incontro in autostrada con un carro funebre, che accompagnava qualcuno nel suo ultimo viaggio.

Le nubi erano sparite incontrando gli altri già arrivati, a cominciare da +Milo Casagrande e +Silvia Bindelli, veneti esportati in Francia, che per ragioni di impegni vari e soprattutto di distanza mancavano da qualche tempo ai nostri incontri.

Approffittando che il mio talk era l'ultimo della giornata, mi appostai in ultima fila della sala. Era il III sabato consecutivo di impegni riguardanti il Software Libero, dopo "We Are Open 2013" (dove avevo tenuto un talk sulle licenze Creative Commons) e "Workshop Blender" (di cui ero uno degli organizzatori), e le slide mancavano appunto del finale.

Qualche mal di pancia

Salto la cronaca dei talk tenuti (che potete leggere sulla Newsletter di ubuntu-it, oppure sul post di +Riccardo Padovani, senza dimenticare il live blogging su Engeene curato da Mattia), tutti molto interessanti. Dirò molto sinteticamente che la comunità italiana di Ubuntu ha molte perplessità sulle scelte di Canonical nello sviluppo, e sui repentini cambi di direzione dello stesso.

Il mio talk era proprio su questo argomento: come darsi un'identità propria, come attirare nuove persone nella Comunità, come affrontare il #cambiamento?

Un piccolo gioco

Ho iniziato il talk con un gioco, invitando i presenti a collegarsi ad un indirizzo Internet, e rispondere al quiz "ubuntu-it most wanted".


Si trattava di indovinare chi erano 5 "famosi e storici" personaggi (qui sopra uno di questi) della Comunità di Ubuntu, che da qualche tempo hanno passato la mano. Nonostante qualche suggerimento involontario in sala, tra i 13 partecipanti ben 25% delle risposte (1 su 4) erano sbagliate. Molte delle persone della comunità di oggi non conoscono chi è venuto prima di loro, naturale effetto del turn-over in atto.


"Tutto scorre"

Senza che ce ne rendiamo conto, le cose cambiano e anche noi cambiamo, come cambia costantemente l'acqua di un ruscello, che non è mai la stessa. Basta guardare la foto di gruppo del primo meeting di ubuntu-it, del 2008, solo 5 anni fa: dove sono molte delle persone allora presenti?


Diamo i numeri

La comunità ha un ricambio continuo, basta scorrere le statistiche degli ubunteri italiani.


Tralasciando il 2007 (anno in cui è nata la "membership ubuntu-it"), gli anni successivi hanno visto un progressivo calo nelle persone che si sono avvicinate alla Comunità.


Le persone che hanno un account attivo sono 42. Le persone che hanno smesso di rinnovare la membership (expired), e quelle che hanno disabilitato il proprio account (deactivated) sono in totale 29 e rappresentano il 40% delle persone che hanno fatto parte della Comunità. A questo si aggiunga il fatto che dei 42 membri attivi alcuni hanno "sospeso" le loro attività - speriamo possano presto tornare a dare una mano.


Guardando l'età delle persone attive, si nota un bel numero di giovani nati negli anni '80 e '90: nonostante il continuo ricambio in corso, la Comunità continua ad attrarre nuove persone, un piccolo segnale positivo.

Nonostante i giovani, in questo momento la Comunità soffre di una carenza di persone in vari gruppi (Documentazione e Test, per dirne un paio), che rallentano le attività. Dicevo prima: alcune scelte di Canonical nello sviluppo di Ubuntu hanno allontanato alcune persone, e fatto venir il mal di pancia alle altre.

Umbrella Corporation

Questo porta alla prima considerazione tratta dalla giornata. Il modello di "sviluppo a ombrello" costringe chi sta sotto (la Comunità) a seguire gli spostamenti di chi ha in mano l'ombrello (Canonical). Durante il mio talk ho provato a illustrarlo, con la cortese collaborazione di +Carla Sella :-)


Che piaccia o no, questo è quello che è successo in questi anni, e molto probabile che succeda in futuro, esserne consapevoli è importante per evitare futuri mal di pancia

Ubuntu è la porta arancione

Bisogna anche considerare che "Ubuntu è la porta (arancione) di accesso al mondo Linux: tutte le persone che si avvicinano per la prima volta al Software Libero, passano per Ubuntu. Si tratta di una grande responsabilità, perché la comunità è la prima stanza della casa: essere accoglienti è il biglietto di visita per chi poi prosegue nell'esplorazione delle altre stanze. Molti si fermano a Ubuntu, altri proseguono.

(The Orange Door http://flic.kr/p/6Bw2SL by Stone Horse Studios)

La nostra identità

Seconda considerazione: molte persone confondono ubuntu-it per la filiale italiana di Canonical (falso) o per il fan club di Ubuntu (falso).

La Comunità invece è il significato stesso della parola Ubuntu


Molti ignorano che dietro a Ubuntu c'è un impegno di sviluppo, traduzione, documentazione e supporto portato avanti da volontari nel tempo libero. Molti ignorano che contribuendo a Ubuntu si impara a sviluppare software, tradurre documentazione, scrivere manuali, fare video, scrivere articoli e comunicati stampa, e molto altro.

Tutte attività possibili grazie all'enorme professionalità delle persone della Comunità e al loro immenso bagaglio di esperienza. Tutti possono contribuire portando le loro conoscenze e tutti possono imparare partecipando alla comunità.

Nei prossimi mesi dovremo lavorare per esaltare (rivelare) la nostra identità.

Io comincio fin da subito lasciandovi il video che ho realizzato in occasione del meeting, dedicato a tutte le persone che in questi anni hanno fatto di ubuntu-it una delle migliori comunità locali a livello mondiale.

domenica 14 luglio 2013

Tutti i (bellissimi) sfondi ufficiali per il desktop Ubuntu, con 1 clic


Qualche settimana fa una persona è venuta al ritrovo settimanale di +AViLUG, il Linux User Group di cui faccio parte. Aveva appena aggiornato il PC a Ubuntu 13.04, e non era soddisfatto. Per carità, il PC andava benone, ma gli sfondi del desktop (i "wallpaper") erano cambiati rispetto a Ubuntu 12.10, e aveva "perso" il suo sfondo preferito, questo (non commentate, i gusti son gusti!).

"Murales" by Jan Bencini, 
uno degli sfondi predefiniti di Ubuntu 12.10 
(de gustibus...) 

Come si scelgono gli sfondi di Ubuntu

Da Ubuntu 9.10 "Karmic Koala", la nostra amata distribuzione ha cominciato a selezionare una serie di immagini per rendere più bello il desktop - prima di allora c'erano solo un paio di immagini a disposizione.

Gli sfondi di ogni rilascio di Ubuntu sono scelti con un contest su Internet (tra l'altro è appena iniziato quello per Ubuntu 13.10, tutti possono partecipare, c'è tempo fino al 16 Agosto 2013).

Sulla propria Ubuntu, lo sfondo del desktop, si cambia da "Impostazioni di sistema" -> "Aspetto".


Su Ubuntu 13.04 "Raring Ringtail" ci sono solo 14 immagini diverse. Nessuna traccia degli sfondi presenti sui rilasci precedenti di Ubuntu. Ma trovarli è molto semplice!

Il pacchetto ubuntu-wallpapers

Gli sfondi sono su un pacchetto su launchpad.net (repository che contiene tutto il software Ubuntu), che si chiama ubuntu-wallpapers.

Questo pacchetto è un archivio compresso e contiene gli sfondi del relativo rilascio di Ubuntu. Da Ubuntu 12.10 (da quando Ubuntu ha superato il limite delle dimensioni del CD), in quel pacchetto sono presenti anche tutti gli sfondi da appunto Ubuntu 9.10 alla versione attuale: si tratta di 121 immagini (spazio totale 28 MB), alcune davvero belle e altre un po' meno, ma decisamente una notevole selezione da cui scegliere - molto più che le ultime 14! :-)

Tutte le immagini sono rilasciate con licenza Creative Commons "Attribution-ShareAlike 3.0", quindi si possono usare liberamente - anche su altri sistemi - a patto di attribuirne la paternità agli autori originali.

Dove eravamo rimasti?

Ah, sì! Stavo dicendo del problema all'amico del LUG! È bastato scaricare il pacchetto di cui sopra, e poi aggiungere l'immagine desiderata dalle impostazioni di sistema "Aspetto", premendo il pulante "+".

I miei sfondi preferiti

Tra le immagini alcune sono davvero molto belle - poi è anche una questione di gusti personali. Questa è la mia personale selezione.

"Blue box number 2" by orb9220 - Ubuntu 10.10

"Marateai before sunrise" by Piotr Zurek - Ubuntu 10.04

"Gran Canaria" by ALF - Ubuntu 12.04

"Spiral" by firas - Ubuntu 9.10

"Signpost" by maroubal2 - Ubuntu 11.04

Curiosità

Lo sfondo predefinito di Ubuntu si chiama sempre warty-final-ubuntu.png, dove "warty" è il nome in codice di Ubuntu 4.10, la prima versione di Ubuntu, uscita a Ottobre 2004, quasi 10 anni fa (ne è passato di tempo!).

Curiosità nella curiosità

L'immagine, anche se ha suffisso ".png" è in realtà in formato JPEG. La cosa è già stata segnalata con un apposito bug su Launchpad nel 2008, ma ancora nessuno si è preso la briga di risolvere.

lunedì 29 aprile 2013

Ubuntu 13.04 "Raring Ringtail" release party - il video integrale

Giovedì 25 Aprile sera, dopo un'intensa giornata in attesa del rilascio di Ubuntu 13.04 - che moltissime persone hanno trascorso (in parte, spero) - in chat sulla nostra pagina del "Release Party", la comunità ubuntu-it ha tenuto un hangout  (videoritrovo) plubblico su Google Plus. Il videoritrovo era visibile sia sulla pagina della "Community ubuntu-it", che su Youtube.

Il conduttore della serata è stato +Mattia Migliorini, dell'Ufficio Stampa della Comunità, già navigato autore di "FOSSpod", coaudiuvato da +Paolo Rotolo - autore dei video del canale "Promozione" della comunità ubuntu-it e con la modesta partecipazione del sottoscritto. Dietro le quinte, tutto il gruppo "Social Media" di ubuntu-it.

Abbiamo parlato delle innumerevoli novità di Ubuntu 13.04, impossibili da riassumere in un singolo post. Io in particolare delle novità della più diffusa derivata ufficiale, Kubuntu. Per il dettaglio delle novità vi rimando al video dell'hangout.

Mi permetto di consigliarvi di mettervi comodi, il video dura più di un'ora e mezza, ma ne vale la pena! :-)

enjoy!

PS: menzione speciale a +Mattia Rizzolo, che avrebbe dovuto essere in diretta, ma... un inghippo burocratico l'ha tenuto fuori, Mattia ci vediamo per Saucy Salamander! ;-)

martedì 2 aprile 2013

Prova di Kubuntu 13.04 Beta

Raring Ringtail - fonte www.wikipedia.org

Post aggiornato il 06.05.2013 

A parte un aggiornamento nei pacchetti, nessuna novità è stata introdotta nella Beta 2, quindi quanto scritto in questa prova vale anche per l'ultima Beta prima del rilascio, e molto probabile valga anche per la versione finale.

Qualche settimana fa è stato annunciato il rilascio della prima beta di Kubuntu 13.04 "Raring Ringtail", la cui versione finale sarà ufficialmente disponibile il 25 Aprile 2013. Approfittando del tempo libero di queste vacanze pasquali, ho deciso di fare una prova.

Solo una prova, perché questo rilascio, come tutti quelli definiti "alpha" o "beta", è destinato solo per chi vuole dare una mano nello sviluppo, oppure nei test, e quindi evitare di usarlo su PC su cui si tengono dati importanti.

Nel precedente rilascio Alpha 1 c'era ben poca roba nuova di cui parlare, KDE 4.10 era ancora in beta, ma in questo rilascio invece le novità sono parecchie, e ho voluto provarle. Ho quindi scaricato l'immagine ISO dalla pagina di download, creato una chiavetta USB, e messa all'opera sul portatile.

Il portatile

Il PC su cui ho provato Kubuntu 13.04 è un Acer Travelmate 6594, con CPU Intel Core i5, 4 GB di RAM e scheda video Intel HD. Una macchina piuttosto recente, con un processore potente e memoria abbondante, tanta che anche un desktop environment come KDE - sicuramente ingordo di risorse - ci gira bello comodo.

L'avvio

Una volta avviato il PC da USB, appare la schermata di avvio classica di Kubuntu, nessuna novità da segnalare.

Kubuntu 13.04: il boot di Kubuntu

Si arriva quindi alla scelta della lingua e se provare o installare Kubuntu, e qui si nota la prima novità.

 
Kubuntu 13.04:la prima schermata, per la prova o l'installazione di Kubuntu

La finestra è stata ridisegnata e adesso è copre tutto lo schermo, scelta di pulizia e razionalità. Per il resto, il processo di installazione, che ho provato su una macchina virtuale, è sempre lo stesso, facile e veloce, anche per i principianti.

Per la mia prova invece, seleziono la lingua (italiano) e poi procedo con "Prova Kubuntu".

Prima parte: il sistema

Il desktop

Dopo circa 30-40 secondi la sessione "live" è pronta. Da dire che il processore in uso è una bella bestia! Ho provato Kubuntu 13.04 beta 1 su un'altra macchina con processore AMD e il boot è stato molto più lento!

L'aspetto del desktop è sostanzialmente quello di KDE 4.10 (su Kubuntu 13.04 è presente KDE 4.10.1): Kubuntu fa modifiche minimali a "KDE SC" (dove SC sta per software compilation), per offrire una piena esperienza KDEcentrica,

Kubuntu 13.04: il desktop

Lo sfondo del desktop è quello predefinito di KDE 4.10, che è davvero bello, anche se avrei evitato quelle sfumature.

KDE 4.10 ha novità in molti dei programmi che compongono la compilation, tra cui da segnalare: miglioramenti a Kate (l'editor di testo), Konsole (la shell di riga di comando), Okular (il visualizzatore PDF), Gwenview (il visualizzatore di immagini), Kontact (un programma PIM, "personal information manager", che comprende calendario, agenda e posta elettronica), e tantissime altre novità, che potete leggere sull'annuncio ufficiale. Personalmente ho apprezzato il costante lavoro di finitura dei particolari, e anche un miglioramento nella reattività generale del sistema.

Muon 2.0 (quasi!)

Anche il programma di installazione e rimozione del software Muon Software Center è nuovo e rinnovato, arrivando alla versione 1.9.97, un passo dalla 2.0.

Kubuntu 13.04: Muon Software Center

Dopo aver cambiato parecchi gestori, Kubuntu sembra aver trovato quello giusto nel programma sviluppato da Jonathan Thomas.

Muon Software Center ha un'interfaccia simile a Ubuntu Software Center, ma senza pubblicità e programmi a pagamento (almeno per ora). Lo sviluppo del programma procede regolarmente, anche a questa versione aggiunge qualcosa di nuovo: è disponibile una infatti nuova categoria di programmi, i "Plasma Desktop Widgets", i programmini che si installano sul desktop di KDE.

Kubuntu 13.04: Muon Software Center, Desktop Widgets

Homerun, il nuovo launcher

Una delle novità di Kubuntu 13.04 è l'introduzione nelle applet di Homerun, un nuovo "launcher" (="lanciatore", o menu da cui far partire i programmi e molto altro) sviluppato da Aurélien Gateau. Di Homerun, ne avevo parlato in un mio precedente post l'anno scorso, quando era ancora all'inizio dello sviluppo.

 Kubuntu 13.04: Homerun sul pannello (è la seconda "K")

Homerun è disponibile tra i widget, quindi se lo si vuole provare bisogna aggiungerlo, andando su "Desktop" (in alto a destra) e quindi "Aggiungi widget". Io l'ho piazzato sul pannello, di fianco a "Kickoff", il launcher ufficiale di KDE.

 Kubuntu 13.04: Homerun in azione

Lanciando Homerun si attiva un pannello, molto simile alla dash di Unity/Ubuntu. Il pannello ha 4 schede:
  • "Home", che contiene le applicazioni e le cartelle preferite, e gli ultimi documenti aperti
  • "Applications", da dove si possono avviare i programmi installati, divisi per categoria (le stesse di Kickoff)
  • "Files", per navigare tra le cartelle e file
  • "Power", che contiene i pulsanti per spegnere, riavviare o sospendere il PC.
Nella parte in alto a destra una casella per cercare file e applicazioni e infine una rotellina dentata che dà accesso alla configurazione di Homerun.

Kubuntu 13.04: il panello di configurazione di Homerun

Homerun è configurabile in ogni suo aspetto: si possono spostare, aggiungere o togliere schede, programmi e risorse. In più si può configurare una scorciatoia da tastiera per attivare Homerun, peccato non gli si possa associare il solo tasto "Super" (quello che attiva Unity/GNOME 3 Shell).

Pur essendo ancora alla versione 0.2.1, Homerun è stabile, nessun crash rilevato finché l'ho utilizzato. L'unica pecca è un fastidioso "bug": lo sfondo del pannello è trasparente, anche troppo trasparente, ed eventuali finestre attive confondono parecchio. Ho aperto una segnalazione su KDE, per adesso nessuno sembra essersene occupato.

Altri piccoli miglioramenti

Kubuntu 13.04, cioè KDE 4.10, porta con se altri piccoli miglioramenti, niente di stravolgente, ma che denotano ancora una volta l'estrema cura dei particolari e miglioramento continuo.

Ecco quindi la possibilità di inserire i menu dei programmi in un pulsante nella barra del titolo, che fa risparmiare spazio verticale - prezioso sui netbook, ma anche sui notebook moderni.

Kubuntu 13.04, "title bar button" attivo su Kate

Per attivarlo, basta andare su "System Settings" -> "Application appareance" -> "Fine Tuning" e alla voce "Menubar style" selezionare "Title bar button" (invece del predefinito "In application").

Ecco una finestra ridisegnata per il ripristino della sessione dopo la sospensione.

Kubuntu 13.04, la nuova finestra di ripristino

Ecco un nuovo font, chiamato "Oxygen Sans" (anche se il tipo di carattere predefinito rimane "Ubuntu").

Kubuntu 13.04, il nuovo font "Oxygen Sans"

Infine, ecco un nuovo gestore monitor multipli, disponibile sempre nei "System Settings".

Seconda parte: i programmi per l'ufficio

Libre Office 4.0

Su Kubuntu 13.04 è presente Libre Office 4.0, la nuova release della popolare suite per ufficio libera.

Kubuntu 13.04, Libre Office 4

La versione 4.0 è la prima che vede una profonda riscrittura del codice sorgente, e getta le basi per ulteriori miglioramenti futuri. Tutte le novità sono elencati su questo post di Libreitalia. Magari ne parlerò in un prossimo post.

Krita

Su Kubuntu 13.04 è presente Krita 2.6.1. Il programma di disegno e fotoritocco della suite Calligra (il pacchetto per ufficio di KDE) ha fatto passi da gigante negli ultimi tempi, tanto da arrivare al livello di GIMP.

Kubuntu 13.04, Krita 2.6.1

Impossibile scrivere le potenzialità di questo programma, che meriterebbe una recensione a parte.

Terza parte: navigazione e multimedia
  
Rekonq 2.2

Anche Rekonq, il browser predefinito di Kubuntu è migliorato notevolmente. Il browser sviluppato da Andrea Diamantini, e basato su Webkit (lo stesso "motore" di Chrome/Chromium) migliora notevolmente ad ogni rilascio.

Kubuntu 13.04, Rekonq 2.2


Rekonq 2.2 è stabile e veloce, Firefox si può finalmente abbandonare senza troppi rimpianti. L'unico plugin veramente necessario, Adblock, che blocca la noiosa pubblicità, è attivabile con 1 clic.

Firefox comunque si può installare facilmente, con il programmino di installazione preparato dagli sviluppatori di Kubuntu.

Tomahawk

Un'ultima novità è la disponibilità di Tomahawk, un nuovo player musicale multi piattaforma, ma Amarok resta il player predefinito.

Kubuntu 13.04, installazione di Tomahawk da Muon Package Manager

Tomahawk va installato, però (chissà perché) su Muon Software Center non si trova. Lo si deve installare dal "fratello" Muon Package Manager, non so se sia un bug. Comunque l'installazione procede senza problemi.

Kubuntu 13.04, Tomahawk, setup degli account

Appena avviato, Tomahawk permette subito di collegare i propri account sui diversi social network (Twitter, Google Talk, Jabber) con servizi come Spotify, last.fm, soundcloud, iTunes, Grooveshark e molti altri. Il tutto per condividere classifiche, novità, stazioni radio con i propri amici e i contatti.

Kubuntu 13.04, Tomahawk

Se devo trovargli una definizione direi che è un social musical player, qualunque cosa voglia dire questa definizione. L'approccio trasversale, che collega servizi e social network diversi è molto interessante. Penso di tornare a parlarne in un prossimo post dedicato solo a questo programma.

Considerazioni finali

Dopo aver passato anni all'ombra della sorella maggiore Ubuntu, adesso la distribuzione basata su KDE è libera da vincoli di sviluppo. La scelta di Kubuntu di rilasciare una distribuzione con pochissime personalizzazioni rispetto a KDE SC, permette a chiunque, tramite la potenza delle Impostazioni di sistema (System Settings), e i numerosi widget installabili, di personalizzare l'esperienza utente fin nei minimi particolari, in maniera sartoriale, senza ricorrere a programmi di terze parti. Questa è la potenza di KDE, che (paradossalmente) a molti sta indigesto proprio per questo.

Kubuntu 13.04 promette molto bene: ha retto bene durante la mia prova, che è durata più di qualche ora, senza crash inattesi o errori, a parte il paio che ho segnalato. Chiaro che un'esperienza "live", senza installare il sistema sul PC, è diversa, ma posso dire che sono rimasto colpito positivamente.

Non resta che aspettare il rilascio ufficiale di fine Aprile, per verificare che queste buone promesse siano mantenute.


Dario Cavedon è un giovanotto di belle speranze, che ha passato i 40 ma non se li sente, è uno giovane dentro, anche se da fuori non si direbbe. Si dedica con passione alla diffusione del Software Libero, di Linux e di Ubuntu e di un sacco di altra roba, nel poco tempo che famiglia e lavoro gli concedono. Il resto lo potete leggere sulla breve biografia.

sabato 9 marzo 2013

Ubuntu sta lasciando indietro la Comunità Ubuntu?

 
 
C'è baruffa nell'aria (parecchia)

Questa è stata una settimana molto travagliata per Ubuntu. Tutto è cominciato con Martin "DoctorMo" Owens, contributore storico di Ubuntu, che con un post sul proprio blog ha annunciato l'intenzione di non rinnovare la propria membership su Ubuntu. Una decisione grave, le cui motivazioni possono essere riassunte nelle sue parole:
"But I have to be honest, there isn’t an Ubuntu community any more. There’s a Canonical community, an ubuntu-users gaggle and maybe an enthusiasts posse. But no community that makes decisions, builds a consensus, advocates or educates. It’s dead now, it’s been that way for a while."
"Se devo essere sincero, non esiste più una comunità Ubuntu. C'è una comunità Canonical, un branco di utenti e forse una gang di entusiasti. Ma nessuna comunità che assume decisioni, costruisce consenso, sostiene ed istruisce. Adesso è morta, c'è stata per un po' di tempo".
Parole pesantissime.

Al post di Martin, ne sono seguiti altri, leggendo il Planet Ubuntu li si può leggere in sequenza, che hanno ulteriormente alzato i toni dello scontro. É dovuto intervenire anche Jono Bacon, community manager di Ubuntu (e dipendente di Canonical), che ha scritto un post in cui ricorda quanto di buono fatto, e gli obiettivi per Ubuntu, che ha un'occasione unica per fare qualcosa di veramente importante nell'ambito del software open source.

Highway to hell

I fatti che hanno portato a questa situazione sono molteplici, gli ultimi che mi vengono in mente:
  • l'adozione di un modello "rolling release", al posto del ciclo di rilascio attuale, ogni 6 mesi
  • la decisione di svolgere le riunioni semestrali note come UDS (Ubuntu Developer Summit) online, invece che dal vivo, da qualche parte nel mondo
  • (infine, quello che ha fatto traboccare il vaso) la decisione di adottare Mir, un display server sviluppato in casa Canonical, invece del previsto Wayland
Negli ultimi anni, direi da Ubuntu 11.04 in poi, c'è stato un susseguirsi di annunci da Canonical che da una parte hanno proiettato Ubuntu davanti alle altre distribuzioni 1000 miglia, perché Ubuntu è davvero unica nella vivacità dell'innovazione e delle proposte.

Dall'altra parte, tutte queste novità, queste decisioni prese dietro porte chiuse (quelle di Canonical) hanno spiazzato la comunità - intesa come persone che contribuiscono volontariamente e gratuitamente - perché questa accelerazione l'ha tagliata fuori dal processo decisionale. Il progetto Ubuntu ha (avrebbe) uno sviluppo e una governance congiunta (Canonical + Comunità, con Mark Shuttleworth a far da dittarore benevolo). Lasciare fuori il 49% degli aventi diritto è grave. Qualcuno ha detto, riferendosi alle varie distribuzioni ufficiali, che ormai Ubuntu è la variante Canonical di Ubuntu.
 
Come secondo fattore, ma anche più importante, le decisioni prese da Canonical per Ubuntu si riflettono sulle derivate ufficiali (Kubuntu, Xubuntu e Lubuntu), che si trovano poi in difficoltà.

Per esempio: adottare Mir come display server, ha sicuramente impatto sullo sviluppo delle derivate, che si troveranno a dover interagire con un software nuovo, che dovranno integrare con i desktop environment utilizzati (KDE, XFCE, LXDE).

Ma anche come scrive Andrea Grandi sul suo blog: gli UDS online hanno vantaggi (maggiore interazione, maggiore partecipazione, economicità) e svantaggi (persone che non hanno accesso ai videoritrovi, mancanza della parte sociale dell'evento...), e probabilmente i secondi superano di gran lunga i primi.

Che ne sarà di noi?

Dal lato commerciale della vicenda le decisioni di Canonical sullo sviluppo di Ubuntu potrebbero essere corrette, solo il supremo giudizio Del Dio Mercato (divinità pagana a cui tutto si immola) potrà sentenziare.

Dal lato comunitario, spero che Elizabeth Krumbach, membro del Community Council di Ubuntu, e chi come lei, riescano nel proposito di ricucire i pezzi. Certo è che questa è la peggiore crisi mai vissuta da quando frequento la comunità di Ubuntu. Una crisi che è naturale quando un progetto cresce fino alle dimensioni assunte da Ubuntu.

Sono sicuro che Ubuntu uscirà da questa crisi, non sono in grado di dire come, e a che prezzo.


Dario Cavedon è un giovanotto di belle speranze, che ha passato i 40 ma non se li sente, è uno giovane dentro, anche se da fuori non si direbbe. Si dedica con passione alla diffusione del Software Libero, di Linux e di Ubuntu e di un sacco di altra roba, nel poco tempo che famiglia e lavoro gli concedono. Il resto lo potete leggere sulla breve biografia.

sabato 2 marzo 2013

Come gestire le community Google Plus: Comunità è molto più che "community"

Quando qualche tempo fa apparve la funzione "community" su Google Plus ci fu un spontaneo e vivace fiorire di centinaia di community, le più disparate.

Le "community" (comunità) di Google Plus, sono gruppi all'interno del social network di casa Google, che permettono alle persone di riunirsi attorno a uno o più temi specifici. La community è simile al "gruppo" di Facebook, e si può essere invitati da persone che già ne fanno parte, oppure richiederne l'ingresso.

Personalmente sono stato invitato a molte di queste, almeno una ventina, credo anche a causa della varietà delle persone che compongono le mie cerchie (varietà è ricchezza). Alla fine ho accettato l'invito "solo" a una decina di queste, quelle che per me, in questo momento, sono di maggiore interesse.


La Comunità nelle community


Di un paio di queste community sono anche amministratore: ubuntu-it e kubuntu-it, appendici sociali della comunità ubuntu-it, che non ha potuto fare a meno di avere una sua presenza su Google Plus.

Del resto ubuntu-it, dopo qualche perplessità iniziale, è presente anche con una sua pagina su Facebook e un suo account Twitter. Questo dà modo di conoscerla a chi frequenta abitualmente questi luoghi virtuali. Personalmente ho sempre visto i social network come dei moderni bar virtuali, in cui la gente guarda e commenta quel che succede, un po' come facevano (fanno) gli anziani, seduti al bar del paese. Ma stavo parlando d'altro.

Moderatori: "Da grandi poteri, ecc. ecc."

Quando creammo le due community di ubuntu-it, una delle prime esigenze che sentimmo fu quella di ordinare un po' gli interventi. Infatti sulle community si possono inserire post molto liberamente, senza alcuna moderazione preventiva. Questa scelta è per dar modo a ognuno di intervenire liberamente, senza sentirsi sottoposto a un giudizio. D'altro canto, il lavoro per i moderatori aumenta, che sono chiamati a controllare che i post inseriti siano pertinenti all'argomento della community, e i toni delle discussioni rimangano nei limiti della buona convivenza e del rispetto reciproco.

Il moderatore però non è un poliziotto della buon costume internettiana (netiquette, questa sconosciuta), e ha di meglio da fare che star lì a tenere a bada chi si accapiglia virtualmente. Il moderatore è una persona al servizio della comunità, e il suo ruolo richiede un impegno costante nel tempo, per essere veloce nel rispondere alle esigenze delle persone che popolano la community. Questo vuol dire:
  • leggere regolarmente tutti i nuovi post e i commenti
  • dare un primo aiuto a chi chiede consiglio
  • proporre argomenti di interesse comune
  • indirizzare le discussioni, riportandole a toni civili se serve
  • cancellare senza pietà lo spam e i post fuori tema
Le attività dei moderatori sono a volte parecchio onerose, specie per chi - come tutte le persone di ubuntu-it - lo fa solo nel (poco) tempo libero.

Le regole di casa

Essendo il tempo prezioso, per evitare di imbarcarsi in discussioni lunghe e sterili su questo o quel post, come moderatori abbiamo deciso di adottare un regolamento per le community. Il buon senso - almeno per la mia esperienza - è del tutto inutile, specie quando lo si richiede agli altri. Meglio quindi delle regole ben codificate, che i moderatori applicheranno (loro sì) con il buon senso del padre di famiglia.

Il nostro regolamento è largamente "ispirato" al regolamento del Forum di ubuntu-it, e sperimentato sul campo da migliaia di utenti, che abbiamo semplificato per rendere più adatto a un social network.

Poco dopo l'adozione del regolamento, i fatti ci diedero (indirettamente) ragione: in un altra community, sempre con argomento Linux, seguii una discussione in cui un ragazzino, agli inizi della sua avventura su Linux, si lamentava dei consigli (maliziosamente sbagliati) dati da un altro appartentente alla stessa, molto più esperto. Quei funesti consigli arrecarono più di qualche danno al poveretto, suscitando al contempo (oltre al danno, la beffa) parecchie risate da parte degli altri appartenenti alla community, con qualche bonario richiamo a... RTFM.

É ora di finirla con 'sto "RTFM"!

Oltre al fatto che la community manchi di un regolamento, e che nessuno dei moderatori si sia sentito di richiamare il comportamento di chi ha mal consigliato, la cosa che trovo assolutamente inaccettabile è richiamarsi al principio del RTFM (che vuol dire "read the fu...ng manual", cioè "leggi il fot..to manuale" prima di fare domande), tanto caro ai geek della vecchia scuola, ma che ormai dovrebbe essere sepolto in quanto decisamente scortese e sorpassato.

Per carità, documentarsi prima di fare qualcosa deve essere la prima regola per chi comincia a imparare uno qualsiasi argomento, ma prima di questa è la solidarietà e l'aiuto reciproco, regola fondamentale per tutti quelli che nutrono interessi comuni, specie nei confronti dei neofiti. Credo anzi che il RTFM abbia limitato lo sviluppo di Linux e del Software Libero, essendo di fatto una specie di bullismo nerd, che ha fatto scappare più di qualche persona.

Come dicevo, si tiene insieme una comunità non solo con gli interessi comuni, ma soprattutto con la solidarietà, l'aiuto e il rispetto reciproco. Questi sono i valori aggiunti dei gruppi, che altrimenti hanno la stessa coesione di una mandria di buoi rinchiusi in un recinto.

Riepilogando, le tre semplici regole della community sono:
  1. Le regole della community devono essere chiare ed esplicite, ben visibili e condivise, ma
  2. Solidarietà, rispetto e aiuto reciproco sono anche più importanti delle regole stesse, e infine
  3. I moderatori sono persone al servizio, non poliziotti della community, devono aiutare le persone e come tali si comportano.
Buon divertimento!  

Dario Cavedon è un giovanotto di belle speranze, che ha passato i 40 ma non se li sente, è uno giovane dentro, anche se da fuori non si direbbe. Si dedica con passione alla diffusione del Software Libero, di Linux e di Ubuntu e di un sacco di altra roba, nel poco tempo che famiglia e lavoro gli concedono. Il resto lo potete leggere sulla breve biografia.

domenica 19 agosto 2012

KDE all'inseguimento di Unity? Ecco Homerun, il nuovo launcher.

"I'm now employed by Blue Systems (a company sponsoring already quite a few devs and also sponsoring www.netrunner-os.com) to work on KDE (currently part time, due to school).
What I've been working on has essentially been making KDE more competitive with Unity's "lenses" feature.
I'm also working  on another super sekret project (not really, I just feel it's too early to mention..even though it's already extremely functional). It has to do with QML (hint)."
"Adesso lavoro per Blue Systems (un'azienda che già finanzia  un bel po' di sviluppatori, e anche www.netrunner-os.com [una distribuzione basata su Kubuntu n.d.t.]) per lavorare su KDE (per adesso part time, a causa degli impegni scolastici).
Quello su cui stavo lavorando è soprattutto nel rendere KDE più competivo rispetto alle "lenses" di Unity.
Sto anche lavorando su un altro progetto super segreto (non proprio, ma mi sembra troppo presto parlarne, anche se è estremamente funzionale). Ha a che fare con QML (suggerimento)." 
(traduzione di Dario) 
Questo è quello che scriveva qualche tempo fa Shaun Reich, sviluppatore KDE sul post "Runners? Internets? YouTube? Both." del suo blog.

Per capirci, Blue Systems è l'azienda che si è presa sulle spalle l'onere del finanziamento di Kubuntu (=degli sviluppatori che lavorano su Kubuntu). L'azienda tedesca già finanziava una sua distribuzione, NetRunner appunto, e altri progetti dell'universo KDE. A quanto pare, Blue Systems ha preso l'impegno molto seriamente, tanto che ha assunto ben 3 sviluppatori per lavorare su Kubuntu (Canonical ne aveva uno solo), e uno è appunto Shaun. Shaun diceva di lavorare sul "rendere KDE competitivo rispetto alle lenses di Unity"

In effetti, l'arrivo di Unity e di GNOME Shell nel mondo delle distro Linux ha cambiato le carte in tavola nelle interfacce grafiche, tanto da contagiare anche le altre GUI (=graphic user interface), KDE 4 compresa.

Vediamo alcuni esempi di questo nuovo approccio.

La rivoluzione KDE

KDE 4 ha tre diverse interfacce grafiche (Desktop, Netbook e Active, magari ve ne parlo meglio in un prossimo post), una di queste ha un approccio diverso dal solito menu in basso (o in alto) a sinistra.

Questa interfaccia si chiama "Plasma Netbook", infelicemente tradotta in italiano come "ultraportatile", e ha un approccio rivoluzionario. Almeno lo aveva ai tempi in cui è apparsa, inizi del 2010.

Questa interfaccia grafica è priva del menu tradizionale, ed è caratterizzata da:
  • in alto, una serie di icone, i preferiti
  • al centro, una casella di ricerca detta "SAL" (acronimo di "Search And Launch", tradotto in "cerca e esegui", a metà dello schermo), che permette di cercare ed eseguire file e applicazioni presenti nel computer
  • nella parte inferiore dello schermo, un menu a icone delle applicazioni, divise per categorie e rappresentato da una serie di icone.

Kubuntu 12.04 con "KDE ultraportatile" 
sul mio...ultraportatile

Questa è la mia interfaccia preferita, che uso sul netbook di famiglia.

Ma  nonostante questa, si sente la mancanza di una interfaccia con approccio sul modello della Dash di Unity e GNOME Shell.

Nel Software Libero copiare ispirarsi agli altri è una Virtù 

Su KDE l'anno scorso era apparso un plasmoide (=piccolo programmino grafico che gira su Plasma, l'interfaccia grafica di KDE), ispirato a "Launchpad" della Casa della Mela - ma anche alla Dash di Unity/GNOME Shell.

Questo plasmoide si chiama "Takeoff Launcher", ed è disponibile anche per Kubuntu, via PPA esterno (leggete l'articolo di LinuxBSDos.com per sapere come installarlo).

Takeoff Launcher su Kubuntu
(fonte: www.linuxbsdos.com)

Una volta installato, Takeoff si può aggiungere come un qualunque plasmoide, anche di fianco, o in sostituzione del classico menu KDE ("Kickoff").

Takeoff riporta le voci del menu K, solo in un formato diverso, più visuale, molto simile alla Dash di Unity/GNOME Shell. Da notare che manca la casella di ricerca, ma non ce n'è bisogno: appare appena si inizia a digitare qualcosa sulla tastiera.

Evviva Mandriva! (è ancora viva!?!)

Questo però non è l'unico tentativo. Mandriva nell'ultima versione ha provato un approccio a metà strada, modificando "Kickoff", il tradizionale menu di KDE. Se infatti si preme il pulsante "K" ecco cosa appare.

KDE Kickoff modificato da Mandriva
(fonte: www.techrepublich.com)

In questo caso gli sviluppatori di Mandriva hanno fatto uno sforzo in più, andando a modificare anche la modalità con cui si accede alle applicazioni, in tre diversi pannelli:
  • Welcome: in cui sono mostrate le applicazioni e i file utilizzati di recente
  • Application: in cui si accede a tutte le applicazioni
  • Timeframe: in cui si può vedere la sequenza temporale di quanto fatto, rendendo facile cercare i documenti a cui si è lavorato in un tempo determinato.
Mandriva, da quello che ho capito, offre questo menu solo sulla versione "Power Pack" (a pagamento). Del resto di qualcosa deve pur vivere, anzi, sopravvivere, viste le recenti vicende.

Ma Shaun?? Ci sto arrivando!

KDE Homerun Launcher

Proprio in questi ultimi mesi si sono messi all'opera anche i kubunteri, e si comincia a vedere qualcosa. Il risultato è "KDE Homerun Launcher", che è già disponibile su launchpad. Su Youtube c'è anche un video dimostrativo.



Si tratta di una funzione in pieno sviluppo, tanto è vero che va in crash anche durante il video di presentazione (!).

Ho provato ad installarla sul mio netbook, bastano queste tre semplici istruzioni da eseguire da terminale:

sudo add-apt-repository ppa:blue-shell/homerun
sudo apt-get update
sudo apt-get install homerun

Una volta installata, basta aggiungerla come un qualsiasi altro nuovo oggetto di KDE.

L'ho provata per qualche minuto, e devo dire che tutto funziona come deve, nessun crash. La velocità è buona, anche su hardware poco dotato come è quello del mio netbook. Si tratta comunque di una versione immatura, una base su cui sviluppare, perché manca di tutte le utili funzioni che si trovano sulla Dash. Senza contare che non è nemmeno integrata bene con KDE: i "preferiti" di Homerun sono diversi dai preferiti di KDE (che trovo su Kickoff). Ma soprattutto manca, per adesso, di una propria... personalità.

Diciamo che sono state messe giù le basi per costruirci sopra qualcosa, e si potrebbe cominciare con il copiare Unity (perché no?). Vedremo se il team messo insieme da Blue Systems riuscirà a dare a Kubuntu quella direzione di sviluppo che è sembrata sempre mancare negli ultimi anni.

(Post aggiornato il 22.08.2012)

Link:

Il post sul blog di Shaun Reich (in inglese)
Discussione sul forum KDE su KDE Homerun (in inglese)
Post su Takeoff Launcher su LinuxBSDOS (in inglese)
la prova di Mandriva Powerpack 2011 su TechRepublic (in inglese)
I miei post precedenti su Kubuntu (in italiano! :-)

mercoledì 11 aprile 2012

Kubuntu è viva, e lotta insieme a noi (ovvero presente e futuro di Kubuntu)


Riepilogando le puntate precedenti

Qualche settimana fa Canonical annunciò l'abbandono del supporto commerciale a Kubuntu, secondo flavor di Ubuntu, e - a detta di Canonical - fallimento commerciale. Kubuntu da sempre è considerata la distribuzione minore di Ubuntu, con molte meno attenzioni rispetto a Ubuntu. Qualche persona vide in questa notizia anche la fine di Kubuntu stessa. Fortunatamente, Kubuntu è più di un prodotto commerciale sostenuto da Canonical, avendo alle sue spalle un'attiva comunità di sviluppatori che da anni ne cura lo sviluppo, più di quanto facesse Canonical stessa.

Io vedevo invece (e, fortunatamente, ho visto giusto!) un atto di liberazione di Kubuntu, che in questo modo acquisiva completa autonomia sul proprio futuro.

La storia si ripete (quasi)

La memoria corre al 1998, quando Netscape decise - alla fine della famosa "guerra dei browser" - di abbandonare lo sviluppo di Navigator, il rivoluzionario browser che fece tremare l'allora Monopolista. Come ultimo atto della guerra, Netscape rilasciò sotto licenza libera i codici sorgenti di Navigator, che rinacque dalle sue ceneri con il nome di Mozilla. Dal progetto Mozilla nacquero a loro volta il browser Firefox e il client per posta elettronica Thunderbird, che oggi sono tra i prodotti più usati nei rispettivi settori. Alla lunga, la guerra dei browser finì con la vittoria del nipote di Navigator.

Da allora, ne è passato del tempo, e la storia si ripete. Certo, in questo caso la storia è diversa. Kubuntu ha solo perso il finanziatore principale, non gli sviluppatori. Ma l'esempio mi serve per evidenziare uno dei vantaggi del Software Libero. Quando un progetto open source perde di interesse per il suo sviluppatore (o per il suo finanziatore), il codice sorgente resta a disposizione di chi ha voglia portarlo avanti (o finanziarlo). Come infatti è successo.


Notizia a sorpresa (ma neanche tanto)

Già nelle settimane scorse, Jonathan Riddell, team leader di Kubuntu, aveva lasciato trapelare qualcosa con un post sul suo blog, in cui si chiedeva quale futuro dare a Kubuntu.

É di ieri la notizia (vedi link sotto) che Riddell, lascierà Canonical dopo il prossimo UDS (Ubuntu Developer Summit), per lavorare a tempo pieno per Blue Systems, una (fantomatica) azienda tedesca (?) che sponsorizza diversi progetti basati su KDE. Uno di questi è Netrunner, distribuzione basata appunto su Kubuntu.


E adesso?

Adesso viene il bello! Riddell, in un'intervista a Muktaware (vedi sotto il link) dichiara una serie di cose interessanti. Innanzitutto conferma il suo impegno a collaborare con Canonical nel progetto Ubuntu:
"But I'll be working with Canonical just as any Ubuntu developer works with Canonical. I expect to keep being an important part of the Ubuntu project e.g. by being a release driver or archive administrator"
"Lavorerò con Canonical solo come qualunque sviluppatore Ubuntu lavora con Canonical. Mi aspetto di continuare ad essere parte importante del progetto Ubuntu, come ad esempio essere un release driver oppure un amministratore degli archivi"
 Il team di sviluppo di Kubuntu all'UDS di Orlando, Riddell è il primo a dx

Per quanto riguarda poi lo sviluppo di Kubuntu:
"I expect no changes in the way Kubuntu works. We will still be part of Ubuntu which uses Launchpad as the platform for code hosting, package management, bugs etc."
"Non mi aspetto cambiamenti nel modo in cui Kubuntu funziona. Saremo ancora parte di Ubuntu che usa Launchpad come piattaforma per ospitare il codice, la gestione dei pacchetti, degli errori, ecc."
Per il futuro, forse ci sarà anche un cambiamento più importante, dovuto a motivi di licenza: il nome.
"Canonical holds the Kubuntu trademark and gives a generous license for community use but does not allow commercial use. It's unclear if that means sponsorship such as we are getting is allowed. So we might have to end up renaming, that would be effort but not entirely bad as the current name makes people think it is only a 'derivative' of Ubuntu rather than one of many flavours within Ubuntu"
"Canonical detiene il marchio Kubuntu e rilascia una generosa licenza per l'uso della comunità, ma non ne permette l'uso commerciale. Non è chiaro se è permesso con questa sponsorizzazione che otteniamo. Quindi forse alla fine dovremo cambiare nome [a Kubuntu], che significa uno sforzo, ma non è del tutto un male in quanto il nome attuale fa pensare alla gente che [Kubuntu] sia solo una 'derivata" di Ubuntu invece che uno dei tanti flavor all'interno di Ubuntu"
Il futuro secondo me

Al di là delle parole di Riddell, che fanno capire come la notizia sia repentina e non ci sia un piano preciso dietro questa sponsorizzazione, Kubuntu dovrà fare un paio di scelte ben precise:
  1. puntare sulla stabilità: alcune delle scelte in passato sono state pensate più nell'ottica dello smanettone che dell'ingegnere che pianifica un progetto (l'adozione prematura di KDE4, l'uso di software ancora incompleti, il frequente cambio di applicativi); avere un'azienda che seriamente crede nel progetto Kubuntu implica scegliere con oculatezza cosa sviluppare e come farlo.
  2. doppio binario commerciale - comunitario: Kubuntu dovrà restere una distribuzione della Comunità, se Blue Systems avrà una sua distribuzione commerciale, questa avrà un altro nome e seguirà un binario parallelo a Kubuntu; io immagino questo percorso sul modello Red Hat (commerciale) - Fedora (comunitaria).
Kubuntu, con KDE 4, ha tutte le carte per svolgere un ruolo fondamentale sui desktop, e sui netbook, e anche sui tablet. Adesso non ci sono più scuse, il futuro dipende solo da se stessa.

Link:

Il mio precedente post su Kubuntu
Articolo su Muktaware con intervista a Jonathan Riddell (in inglese)
L'annuncio sul sito kubuntu.org (in inglese)
Il sito della distribuzione Netrunner
Netrunner su distrowatch.com
Il sito di Blue Systems (vuoto!)

sabato 11 febbraio 2012

Canonical ha liberato Kubuntu


Nei giorni scorsi, Jonathan Riddell, principale sviluppatore di Kubuntu, ha annunciato la decisione di Canonical di abbandonare il supporto commerciale alla distribuzione basata su KDE, fin prossima ventura 12.04 "Precise". Come diretta conseguenza, Jonathan, dipendente di Canonical, è stato destinato a lavorare su altri progetti, più direttamente attinenti a Ubuntu, ma continuerà la sua opera su Kubuntu nel tempo libero.

Kubuntu è stata quindi declassata allo stesso livello degli altri "flavour" (= sapore, variante) di Ubuntu, come Xubuntu, Lubuntu o Edubuntu. Quindi, dal punto di vista dello sviluppo è cambiato poco o niente.

Di questa notizia, il titolo più frequente che ho letto è stato "Canonical stacca la spina a Kubuntu", quasi che quest'ultima fosse un malato terminale a cui levare l'unica fonte di sopravvivenza. Invece, il commento più frequente è stato "Se Kubuntu è un fallimento commerciale, fanno bene a lasciare perdere". Queste affermazioni sono abbastanza superficiali, vediamo perché, cominciando dalla seconda.

"Supporto commerciale"? eh?!?

La cosa che più mi ha sconvolto della notizia è stato il fatto che Canonical avesse un supporto commerciale per Kubuntu! Sì, sapevo che Jonathan lavora per Canonical, e forse 4-5 anni fa lessi da qualche cosa sull'argomento, ma in tutto questo tempo non me ne sono reso conto.

Non ne ero consapevole.

Non che me ne sia mai importato più di tanto: non ho un'azienda, e non ho mai avuto bisogno di  un'azienda che mi aiutasse a migrare il mio PC su Ubuntu (quella volta l'ho fatto da solo!) o un servizio di Help Desk che mi aiuti a cambiare la password di login.

Vero è che hanno creduto poco nelle potenzialità del prodotto Kubuntu. Giusto un paio di esempi:
  • da sempre Kubuntu ha 1 (una) sola persona che lavora(va) tutto il tempo su Kubuntu; forse, ma non ne sono sicuro, ci sono stati dei periodi in cui le persone erano 2 (due), che sono davvero poche se si vuole dare credibilità e stabilità a un prodotto commerciale
  • tutti i servizi commerciali di Canonical sono destinati a Ubuntu, pensate a "Ubuntu One", il servizio di cloud computing: è stato portato su Windows, tra poco lo sarà anche su Mac, ma su Kubuntu non è mai stato rilasciato nessun plasmoide (o materiale equivalente) che potesse integrarsi bene con la distribuzione; l'unica traccia è un bug su launchpad che ne chiede l'implementazione su Kubuntu, relegato in fondo alla "lista dei desideri" che forse mai si realizzeranno.

La sorella minore indipendente


Kubuntu in questi anni ha sempre avuto un ruolo defilato nel panorama delle distribuzioni Linux. Da una parte troppo legata (compromessa?) a Ubuntu, dall'altra troppo trascurata rispetto al progetto Ubuntu, che ha monopolizzato l'attenzione dei media e degli utilizzatori.

La verità è che: Kubuntu è da sempre una distribuzione "community driven", cioè è una distribuzione che, pur avendo tra suoi consiglieri persone di Canonical, è guidata dalla Comunità di Kubuntu, senza un Dittatore Benevolente (andate a rileggere il post "Kubuntu non è Ubuntu", vedi sotto il link). Le decisioni su Kubuntu sono prese dal "Kubuntu Council" (Consiglio di Kubuntu) in cui siedono 6 persone, di cui una sola (era) stipendiata da Canonical.


La sorella minore adesso davvero balla da sola

La "fine" (è mai cominciato?) del supporto commerciale di Canonical a questo punto è solo un bene. Per almeno tre motivi.

Gli sviluppatori avranno più mano libera nello sviluppo di Kubuntu. Da un punto di vista strettamente psicologico questo è un bene: fare qualcosa per il gusto di farlo è sempre diverso che farlo per lavoro, anche se in qualche caso le due cose possono sovrapporsi.

In più, persone che prima vedevano Kubuntu come "troppo legata" a Canonical per essere presa in seria considerazione (e che già prima sbagliavano!), dovranno rivedere il loro pensiero in positivo. Adesso Kubuntu è una distribuzione al 100% indipendente, come lo sono le altre varianti ufficiali come Xubuntu o Lubuntu.

Infine, questa occasione ha riportato Kubuntu sotto le luci dei riflettori del mondo Linux. Non so come sia Kubuntu nella classifica di distrowatch.com, ma un po' di pubblicità per il progetto fa solo che bene!

E voi, quali vantaggi vedete, adesso che finalmente Canonical ha liberato Kubuntu? :-)

Link

L'annuncio di Jonathan Riddell (in inglese)
Il post di Apachelogger (in inglese)
Kubuntu non è Ubuntu (post sulle differenze tra Ubuntu e Kubuntu)
Bug su launchpad per un client Ubuntu One per KDE (in inglese)
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