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giovedì 14 novembre 2019

Shave like a bomber, but not like a Ferragni


Dalla TV, Bobo Vieri sorride sornione come quando giocava a calcio, e ripete "Shave like a bomber!". Tutti gli uomini che se lo ricordano quando giocava a calcio e faceva parlare di se dentro e fuori dal campo, rispondono al sorriso con approvazione.

Quello che fa (bene) Vieri è il testimonial, ci mette la sua bella faccia, e la sua innata simpatia per vendere un prodotto. Una professione a cui si dedicano anche suoi numerosi ex-colleghi giocatori di calcio, e del mondo dello spettacolo.

Mi fa sorridere quindi quando leggo post così che parlando di Chiara Ferragni scrivono di "vuoto pneumatico". Mi pare lapalissiano dire che Chiara Ferragni è una testimonial di se stessa, che sa usare i nuovi canali per comunicare il suo messaggio (qualunque esso sia). Fa marketing, e lo fa bene, visto il giro di soldi che fattura. Nel suo caso poi il fenomeno è così esteso che, chi scrive di lei, o parla di lei, anche in maniera negativa, si fa pubblicità a sua volta, sfruttandone la fama di riflesso.

Denoto in questi articoli - oltre la malizia usata per attirare clic - una certa incapacità di leggere la realtà e di adattarsi al cambiamento di costumi e di mestieri in atto.

Trovo anche sorprendente che i commentatori di cui sopra non riescano a capire come il fenomeno dei testimonial sia in parte sceso dall'Olimpo delle celebrità televisive, per diramarsi nei mille rivoli dei rappresentanti della borghesia. Al giorno d'oggi i testimonial sono anche degli illustri sconosciuti, con cui magari abbiamo fatto una corsetta al parco domenica scorsa.

domenica 22 aprile 2018

UbuCon Europe 2018, ci vediamo a Xixòn?

 

La prossima settimana parteciperò a UbuCon Europe 2018, a Xixòn (Gijon), nelle Asturie, in Spagna.

UbuCon Europe


UbuCon Europe è l'appuntamento europeo di sviluppatori e utenti di Ubuntu (e non solo). È l'evento che ha sostituito gli Ubuntu Developer Summit, organizzati da Canonical.
UbuCon è un'opportunità unica per incontrare di persona le tantissime persone che in un modo o nell'altro partecipano allo sviluppo e al supporto di Ubuntu. Ricordo che Ubuntu (anche se fondata dal benemerito dittatore Sudafricano Mark Shuttleworth) è un progetto nato in Europa (la Gran Bretagna ne fa ancora parte, almeno geograficamente ;-) ), e in Europa le comunità di volontari ubunteri sono particolarmente attive.

Per me sarà l'occasione di rivedere alcuni amici che hanno partecipato all'avventura degli Ubuntu Phone Insiders, e conoscere di persona molte delle persone che ho solo visto o letto su Internet. È sempre un'esperienza piacevole parlare a quattrocchi con chi si è abituati a leggere sulle mail o sui blog, perché il contatto umano e l'esperienza diretta valgono più di un milione di parole.

L'evento si tiene a Xixòn (Gijon in spagnolo), che è la città di Marcos Costales, contact della Comunità Spagnola di Ubuntu, e a cui si deve l'organizzazione di questa edizione di UbuCon Europe. Marcos, che conosco dai tempi degli Insiders, è una delle persone più attive nell'ambito di Ubuntu, e anche sviluppatore di uno dei più bei programmi per Ubuntu Phone: uNav. Devo proprio a Marcos la mia partecipazione: è stato lui che mi ha spinto a lasciare la mia pigrizia sul divano e prenotare il volo per Oviedo.

La scaletta dell'evento è molto ricca: nel momento migliore (o peggiore, visto che il sottoscritto non è dato il dono dell'ubuquità) ci sono ben quattro talk diversi contemporaneamente. Per me sarà un problema decidere quale seguire, sono così tante le cose da sapere e imparare! Alla fine credo mi dovrò focalizzare sugli argomenti che già seguo (poco) nell'ambito della comunità, evitando di impelagarmi in altri nuovi progetti.

Il mio intervento


Il mio talk sarà sabato mattina, e parlerò di "Social Media for Open Source Communities". Dello stesso argomento ho parlato (slide su Slideshare) anche al recente MERGE-it 2018, ma questo talk sarà più ampio, perché parlerò anche di strategie per i social media. Ma soprattutto sarà il mio primo talk in inglese: Sant'Aldo Biscardi, protettore degli Italiani che parlano male inglese, aiutami tu!

Per me si tratta di una bella sfida, spero di riuscire a non dire troppe cavolate, ma del resto l'argomento social è decisamente sottovalutato in molte comunità, quando invece il contatto diretto che consentono i canali sociali è importantissimo sia in fase di promozione, che per il supporto ai propri "clienti".

Resoconto e live tweeting


I talk e i workshop si sviluppano da venerdì 26 a domenica 28 Aprile, io cercherò di presenziare a quanti più possibile... ma non più di uno alla volta! Purtroppo non è previsto un web streaming, e neanche riprese video dei talk (anche se ho proposto a Marcos una soluzione che forse permetterà di coprire una parte dei talk).

Vi darò un resoconto dell'evento su questo blog, ma soprattutto seguirò l'evento anche con un live tweeting su Twitter, quindi seguitemi lì per essere aggiornati in tempo reale! :-)

Si tratta della mia prima volta a un evento internazionale dedicato al mondo FLOSS, e davvero non vedo l'ora!

sabato 2 gennaio 2016

Social media manager, lo stai facendo nel modo sbagliato - 2



Ha fatto un certo scalpore il passaggio in diretta di una bestemmia durante la serata in diretta del Capodanno di RAI1. Quello che è successo dimostra ancora una volta quanto una buona idea (passare come sottotitoli gli SMS di auguri dei telespettatori) possa trasformarsi in cattiva, e anche - dato un numero sufficiente di persone si possa trovare facilmente un idiota.

Anzi, più di uno.


Dimostra anche come la RAI sia poco preparata a governare i "nuovi" media: sarebbe infatti bastato filtrare i messaggi prima di trasmetterli. Un'operazione che qualsiasi social media manager avrebbe potuto fare con pochissimo sforzo, magari coadiuvato da uno strumento di filtro, con bando automatico dei rompiscatole.

Con la speranza che le brutte esperienze servano di lezione.

A pensarci bene poi si dovevano fare passare solo gli auguri di Buon Anno. Poi in verità è passato un po' di tutto, e allora anche lo scopo della comunicazione è stato pensato male, e forse questo è anche peggio del risultato.

AGGIORNAMENTO: Nei commenti, Andrea mi segnala che la RAI aveva messo un tizio (chi?) a filtrare gli SMS, e per questa sua colpa è stato sospeso dal servizio. Ammettendo che esista un poveraccio deputato a tal ingrata incombenza, la sostanza rimane la stessa: totale incapacità di gestire i nuovi (o recenti) strumenti, e mancanza di un chiaro obiettivo nella comunicazione.

domenica 27 dicembre 2015

Social media manager, lo stai facendo nel modo sbagliato

Ieri, mentre oziavo sul divano dopo pranzo, mi è capitato di imbattermi in questo spiacevole incidente. Una persona che seguo, probabilmente esasperata da qualche disservizio di ATAC (azienda dei trasporti di Roma), sfogava la sua rabbia su Twitter tutta la sua "frustrazione". In tutta risposta veniva bloccato, con una puntualità inusitata se si pensa ai mezzi gestiti.

La prossima volta, consiglio al social media menager di @infoatac di chiedere una consulenza a Gianni Morandi.


domenica 14 dicembre 2014

5 (cinque) comportamenti giusti per promuovere Ubuntu

Il 22 novembre scorso ero a Bologna per l'ubuntu-it meeting, l'appuntamento semestrale della Comunità Italiana di Ubuntu. Sapete, un paio di volte l'anno è divertente trovarsi nello stesso luogo con persone che si frequentano solo virtualmente, tramite email o social network. Anzi, direi che la parte migliore della vita comunitaria è proprio questa.

Beh, di come è andata al meeting ve ne ha già raccontato +Jeremie Tamburini, che del resoconto dei meeting ha fatto la specializzazione del suo blog. :-)

+Paolo Sammicheli ha poi scritto un post per spiegare perché Ubuntu ha vinto la battaglia dei desktop Linux - o come ha puntualizzato qualcuno - "hanno vinto gli utenti". Oh! parliamo sempre dell'1% del mercato desktop, anche se si parla di decine di milioni di installazioni. Consiglio a tutti la lettura del post di Paolo.

Il mio intervento

Vorrei spendere due parole sul mio intervento al meeting, intitolato appunto "5 (cinque) comportamenti giusti per promuovere Ubuntu". Mi capita infatti di leggere di persone che - animate dai più nobili intenti per la diffusione del Software Libero - si lasciano andare a comportamenti poco Ubuntu: in questo modo, invece di portare beneficio, si creano solo danni. Vediamo in breve alcuni spunti.


Ubuntu ha un proprio Codice di Condotta, che consiste in una serie di semplici regole su come agire al meglio all'interno della Comunità. Le persone che contribuiscono attivamente a Ubuntu sono tenute a firmarlo, e tutti possono condividerne lo spirito, improntato al rispetto reciproco e alla collaborazione. Mettere in pratica queste regole anche quando si supportano le persone nel passaggio a Linux, le aiuta a superare l'angusto scalino di apprendimento.

"Ubuntu è la porta arancione" per entrare nel mondo Linux: tutti quelli che si avvicinano a Linux, all'inizio si avvicinano a Ubuntu. Quindi la Comunità Ubuntu deve essere preparata ad accogliere queste persone.

Questo primo comportamento è alla portata di tutti, qualunque sia il livello di conoscenza tecnica dell'argomento.


Si tratta di crescere una foresta, a cominciare da quando germoglia il seme (installazione). Chi diffonde Ubuntu deve quindi nutrire adeguatamente il terreno e tenere pulita l'aria, mantenendo sano l'ecosistema. Purtroppo c'è gente che si diverte a veder bruciare il mondo, per il solo gusto di farlo. Polemiche, flame, RTFM e via dicendo sono da evitare assolutamente perché spaventano le persone e le allontana da Ubuntu e da Linux.

Mantenere sano l'ecosistema vuole anche dire parlare bene di Ubuntu (e di Linux e del Software Libero), senza perdere troppo tempo a parlare male degli altri sistemi - i loro uffici marketing fanno già un ottimo lavoro, è inutile aiutarli.

Anche questo comportamento è alla portata di tutti, qualunque sia il livello di conoscenza tecnica dell'argomento.


Qui alziamo il livello di difficoltà: trovare punti di incontro con altri progetti del Software Libero o della Cultura Libera in genere o di qualsiasi altro campo.

Quest'anno al meeting di Bologna era presente +Enio Gemmo di LibreItalia, neonata associazione che promuove LibreOffice in Italia, con cui da qualche mese abbiamo cominciato un proficuo scambio di collaborazioni e interventi.

Per diffondere al meglio Ubuntu, si devono creare connessioni sempre più connessioni con tutte le realtà del Software Libero presenti in Italia, sconfinando anche in campi diversi.

Questo punto è tutto da sviluppare, se avete idee e collaborazioni fatevi avanti!


Raccontare storie è una delle attività più antiche dell'uomo, che ancora adesso appassiona milioni di persone. Ubuntu è fatto di moltissime storie, le storie delle persone che usano Ubuntu, le storie delle persone che contribuiscono a Ubuntu, in Italia e in tutto il mondo. Eravamo molto bravi a raccontare queste storie, adesso abbiamo perso un po' la mano - il Planet di ubuntu-it sembra un noioso monologo.

Diffondere bene Ubuntu è raccontare queste storie, la nostra passione. Anche questo comportamento è alla portata di tutti, bisogna trovare il tempo per raccontare queste storie, che altrimenti vanno perdute.



Infine, l'attività più difficile e rischiosa: la guerriglia, certo un po' diversa da quella che insegnava e praticava e il Comandante. Sto parlando della guerriglia marketing, una tecnica di pubblicità che permette di promuovere un prodotto con poco budget. Questa è un'attività che comporta uso coordinato e sistematico delle risorse, meglio se in modo clamoroso e virale.

Per farlo serve una buona preparazione iniziale e un coordinamento generale al momento dell'esecuzione. Anche per questo, se avete idee, fatevi avanti! :-)

Come avete visto, nella maggior parte dei casi si tratta di mettere in pratica comportamenti semplici, che però possono fare la differenza. Provateci!

Se avete idee e proposte, e avete tempo per impegnarvi in prima persona, scrivetemi! 

La mia presentazione completa

 

domenica 6 luglio 2014

Formula 1, gazzetta.it e l'uso approssimativo dei social media

(non leggete questo articolo se siete una delle 3-4 persone che vedranno il GP di Silvestrone in differita stasera su RAI2)

Ho sempre evitato di vedere gli eventi sportivi in differita. Negli ultimi anni poi la cosa è diventata completamente inutile, ci sono decine di canali di informazione da cui ti possono arrivare i risultati, rovinandoti il gusto dello spettacolo. Per questo, appena  ho potuto sono andato a vedere su gazzetta.it i risultati del GP di Silvestrone di Formula 1, leggendo della vittoria di Hamilton e del poco altro successo.

Nel poco altro successo, c'è l'incidente occorso al ferrarista Kimi Raikkonen, che è andato a sbattere distruggendo la macchina, e tirando in mezzo il pilota sfortunato per eccellenza (Massa). A corredo dell'articolo, un tweet di @F1Writers che riportava il video dell'incidente, ripreso dalla TV, questo.
Il tweet è un RT (=retweet, cioè un tweet ripreso e inoltrato) di un altro utente @F1Porn, questo.
A sua volta, il tweet riprendeva un mini video di (tale) Roddy Graham postato su Vine, questo.



Anche le testate nazionali, con giornalisti professionisti che firmano l'articolo preferiscono il copia-incolla dalla prima cosa che gli viene sottomano, invece che fare un passo in più e andare alla fonte.
Comincio a capire come ragionano certi blogger.

mercoledì 18 giugno 2014

Esami di maturità 2014: la password in TV e i problemi tecnici del MIUR


Nel giorno topico degli esami di maturità 2014, stamattina ho ricevuto un'email di una Prof. amica, che vi riporto
18 giugno 2014
Da: Nauplia
A: Dario Cavedon 
Al ministero dell'istruzione hanno pensato a una genialata per risolvere i problemi del loro sito intasato che impediva di scaricarsi il codice di accesso al plico del tema d'esame di maturità di stamattina. Udite udite: il ministro Giannini ha letto al TG1 la password per decriptare le prove. 
Perché naturalmente stamattina i commissari d'esame - al posto di essere coi ragazzi nelle palestre in attesa della prova - stanno davanti alla televisione a guardarsi il TG1!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
A dirla tutta, il MIUR stamattina ha diffuso la password anche su Twitter.
La notizia del Ministro in TV a dettare la password è apparsa anche sui giornali online (qui quella di Corriere.it), senza però menzionare il fatto che il sito del Ministero era stato a lungo indisponibile nei giorni scorsi. Questa indisponibilità potrebbe aver indotto il MIUR ad adottare questi canali "non convenzionale" per diffondere la password del plico telematico.

Sono andato a rileggere il post di +caterina policaro "Plico Telematico 2014", e infatti già dal 12 Giugno si segnalavano "problemi tecnici", che evidentemente non sono stati risolti del tutto.

Lodevole l'idea di utilizzare TV e social media per avere massima diffusione della comunicazione (dichiarare prima che l'avrebbero fatto, no?): la creatività all'italiana che si sposa perfettamente con l'improvvisazione (disorganizzazione?) all'italiana.

martedì 5 novembre 2013

Sabato 9 Novembre "We're Open 2013", me too!


Sabato 9 Novembre prossimo, presso l'Istituto Tecnico Tecnologico "Blaise Pascal" di Cesena, si terrà "We're Open 2013 - la giornata dei saperi liberati".

Si tratta di un evento, organizzato dagli amici di UIELinux, dedicato al
"sapere, che per secoli ha avuto solo la forma degli atomi (tavolette d'argilla, papiri, libri), oggi si è staccato dai suoi supporti storici e ha acquisito un nuovo statuto: la leggerezza dei bit."
Una giornata nata l'anno scorso come alternativa al solito Linux Day, e pensata con un significato più ampio del Software Libero, che abbraccia aspetti della cultura libera e del sapere condiviso.

L'agenda è fitta di appuntamenti che vedono la partecipazione come relatori di personaggi noti (e meno) del panorama "Open" italiano. Impossibile elencare tutti gli interventi: 14 talk organizzati in parallelo su 2 aule. Ne segnalo solo qualcuno.

Il primo fra tutti il Prof. Renzo Davoli, dell'Università di Bologna che parlerà di come la programmazione sia molto di più che un'attività per pochi nerd, un'attività che dona il piacere della creazione.

Poi ci sarà +matteo ruffoni, che parlerà di come le lavagne interattive multimediali e le tecnologie open possono aiutare la didattica, se non rivoluzionarla.

Per chi vuole avvicinarsi alla programmazione, il mio amico +Andrea Colangelo terrà un talk su Python, uno dei più diffusi linguaggi di programmazione.

Come ho scritto sopra, si tratterà anche di altro, come l'intervento di Paolo De Iovanna, che parlerà di Mafia e di come si è "modernizzata" in questi anni, +Rudy Bandiera terrà un talk su "L'individuo ai tempi dei social", "come mantenere la propria identità in un mondo sempre più sociale" - non ho capito bene come e cosa ma di sicuro lo vedrò!

Eppoi si parlerà anche di programmi per crearsi il prorio sito personale, videogame vintage, droni fatti in casa (e che non sganciano bombe!), stampa 3D, e tanto altro.

Io seguirò tutti i talk che potrò, ne farò la twit-cronaca (hashtag #WE13) e.. ne terrò uno! :-)


Ebbene sì

Tra i personaggi meno noti, il sottoscritto terrà il talk "Creative Commons, a license to fill", appunto sulla Cultura Libera, la storia del Copyright e delle licenze libere Creative Commons, il loro funzionamento e su come, a 10 anni dalla loro nascita, abbiano cambiato il modo di intendere il diritto d'autore. Ringrazio fin d'ora +Fabio Colinelli e gli altri di UIELinux di avermi invitato. Spero di essere all'altezza del compito - specie considerando che dovrò ridestare i presenti dai postumi del pranzo! :-)

Per chi ci sarà, ci si vede a Cesena sabato prossimo!

sabato 2 marzo 2013

Come gestire le community Google Plus: Comunità è molto più che "community"

Quando qualche tempo fa apparve la funzione "community" su Google Plus ci fu un spontaneo e vivace fiorire di centinaia di community, le più disparate.

Le "community" (comunità) di Google Plus, sono gruppi all'interno del social network di casa Google, che permettono alle persone di riunirsi attorno a uno o più temi specifici. La community è simile al "gruppo" di Facebook, e si può essere invitati da persone che già ne fanno parte, oppure richiederne l'ingresso.

Personalmente sono stato invitato a molte di queste, almeno una ventina, credo anche a causa della varietà delle persone che compongono le mie cerchie (varietà è ricchezza). Alla fine ho accettato l'invito "solo" a una decina di queste, quelle che per me, in questo momento, sono di maggiore interesse.


La Comunità nelle community


Di un paio di queste community sono anche amministratore: ubuntu-it e kubuntu-it, appendici sociali della comunità ubuntu-it, che non ha potuto fare a meno di avere una sua presenza su Google Plus.

Del resto ubuntu-it, dopo qualche perplessità iniziale, è presente anche con una sua pagina su Facebook e un suo account Twitter. Questo dà modo di conoscerla a chi frequenta abitualmente questi luoghi virtuali. Personalmente ho sempre visto i social network come dei moderni bar virtuali, in cui la gente guarda e commenta quel che succede, un po' come facevano (fanno) gli anziani, seduti al bar del paese. Ma stavo parlando d'altro.

Moderatori: "Da grandi poteri, ecc. ecc."

Quando creammo le due community di ubuntu-it, una delle prime esigenze che sentimmo fu quella di ordinare un po' gli interventi. Infatti sulle community si possono inserire post molto liberamente, senza alcuna moderazione preventiva. Questa scelta è per dar modo a ognuno di intervenire liberamente, senza sentirsi sottoposto a un giudizio. D'altro canto, il lavoro per i moderatori aumenta, che sono chiamati a controllare che i post inseriti siano pertinenti all'argomento della community, e i toni delle discussioni rimangano nei limiti della buona convivenza e del rispetto reciproco.

Il moderatore però non è un poliziotto della buon costume internettiana (netiquette, questa sconosciuta), e ha di meglio da fare che star lì a tenere a bada chi si accapiglia virtualmente. Il moderatore è una persona al servizio della comunità, e il suo ruolo richiede un impegno costante nel tempo, per essere veloce nel rispondere alle esigenze delle persone che popolano la community. Questo vuol dire:
  • leggere regolarmente tutti i nuovi post e i commenti
  • dare un primo aiuto a chi chiede consiglio
  • proporre argomenti di interesse comune
  • indirizzare le discussioni, riportandole a toni civili se serve
  • cancellare senza pietà lo spam e i post fuori tema
Le attività dei moderatori sono a volte parecchio onerose, specie per chi - come tutte le persone di ubuntu-it - lo fa solo nel (poco) tempo libero.

Le regole di casa

Essendo il tempo prezioso, per evitare di imbarcarsi in discussioni lunghe e sterili su questo o quel post, come moderatori abbiamo deciso di adottare un regolamento per le community. Il buon senso - almeno per la mia esperienza - è del tutto inutile, specie quando lo si richiede agli altri. Meglio quindi delle regole ben codificate, che i moderatori applicheranno (loro sì) con il buon senso del padre di famiglia.

Il nostro regolamento è largamente "ispirato" al regolamento del Forum di ubuntu-it, e sperimentato sul campo da migliaia di utenti, che abbiamo semplificato per rendere più adatto a un social network.

Poco dopo l'adozione del regolamento, i fatti ci diedero (indirettamente) ragione: in un altra community, sempre con argomento Linux, seguii una discussione in cui un ragazzino, agli inizi della sua avventura su Linux, si lamentava dei consigli (maliziosamente sbagliati) dati da un altro appartentente alla stessa, molto più esperto. Quei funesti consigli arrecarono più di qualche danno al poveretto, suscitando al contempo (oltre al danno, la beffa) parecchie risate da parte degli altri appartenenti alla community, con qualche bonario richiamo a... RTFM.

É ora di finirla con 'sto "RTFM"!

Oltre al fatto che la community manchi di un regolamento, e che nessuno dei moderatori si sia sentito di richiamare il comportamento di chi ha mal consigliato, la cosa che trovo assolutamente inaccettabile è richiamarsi al principio del RTFM (che vuol dire "read the fu...ng manual", cioè "leggi il fot..to manuale" prima di fare domande), tanto caro ai geek della vecchia scuola, ma che ormai dovrebbe essere sepolto in quanto decisamente scortese e sorpassato.

Per carità, documentarsi prima di fare qualcosa deve essere la prima regola per chi comincia a imparare uno qualsiasi argomento, ma prima di questa è la solidarietà e l'aiuto reciproco, regola fondamentale per tutti quelli che nutrono interessi comuni, specie nei confronti dei neofiti. Credo anzi che il RTFM abbia limitato lo sviluppo di Linux e del Software Libero, essendo di fatto una specie di bullismo nerd, che ha fatto scappare più di qualche persona.

Come dicevo, si tiene insieme una comunità non solo con gli interessi comuni, ma soprattutto con la solidarietà, l'aiuto e il rispetto reciproco. Questi sono i valori aggiunti dei gruppi, che altrimenti hanno la stessa coesione di una mandria di buoi rinchiusi in un recinto.

Riepilogando, le tre semplici regole della community sono:
  1. Le regole della community devono essere chiare ed esplicite, ben visibili e condivise, ma
  2. Solidarietà, rispetto e aiuto reciproco sono anche più importanti delle regole stesse, e infine
  3. I moderatori sono persone al servizio, non poliziotti della community, devono aiutare le persone e come tali si comportano.
Buon divertimento!  

Dario Cavedon è un giovanotto di belle speranze, che ha passato i 40 ma non se li sente, è uno giovane dentro, anche se da fuori non si direbbe. Si dedica con passione alla diffusione del Software Libero, di Linux e di Ubuntu e di un sacco di altra roba, nel poco tempo che famiglia e lavoro gli concedono. Il resto lo potete leggere sulla breve biografia.

martedì 20 settembre 2011

Google+ aperto a tutti

Sembra che sia finita la fase di prova Google+


E adesso cosa me ne faccio dei 150 inviti che mi sono rimasti???

Link:


Mio post su Google+

martedì 7 giugno 2011

noisiamoubuntu cambia look

noisiamoubuntu, il blog di interviste delle persone che usano Ubuntu (e derivate!), cambia look, e adotta la nuova grafica tipica del marchio Ubuntu.

Grazie al lavoro certosino di Paolo, il blog del progetto "noisiamoubuntu", adotta le nuove linee guida tipiche del brand Ubuntu, rendendo la pagina più piacevole e funzionale. noisiamoubuntu è un progetto del Gruppo Promozione di Ubuntu-it, la Comunità Italiana Ubuntu, rivolto a tutte le persone che, usano Ubuntu e ne condividono la filosofia.


Tutti possono partecipare a noisiamoubuntu. L'unico requisito è usare Ubuntu! Oppure Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu, Ubuntu Studio.... in qualsiasi posto: a casa, a scuola, al lavoro, in spiaggia!:-)

Ma non solo: potete anche vestire i panni dell'inviato speciale e intervistare parenti, amici e conoscenti e inviare la loro intervista. Questa sarà pubblicata al più presto!


Link:

noisiamoubuntu
Come partecipare a noisiamoubuntu

lunedì 31 maggio 2010

12 Giugno 2010: "No TV day"

Proprio l'altro giorno parlavo (scrivevo) male delle TV (di tutte le dimensioni) e della TV, e di chi la usa per controllo e indottrinamento di massa. Oggi ho scoperto che un paio di amici si sono iscritti a una pagina su FB che si chiama "Anche io ho smesso di vedere la TV".

fonte: "Anche io ho smesso di vedere la TV" su Facebook

Ultimamente, quando guardo (tento di guardare) la TV, mi coglie un sentimento misto di delusione, rabbia e impotenza, che mi farebbe scagliare la TV fuori dalla finestra.
A tenermi, il mio self control da english gentleman.
E il fatto che la TV pesa almeno 30 kg (si, è ancora di quelle vecchie a tubo catodico).

Una cosa che farò invece è aderire e praticare il "No TV day" il prossimo 12 Giugno, organizzato appunto dal gruppo di cui sopra.


Non è la prima volta che si organizza una cosa del genere, non ho idea di quanto successo abbiano avuto questi eventi nel passato, perà l'evento su FB ha ben 165.000 partecipanti confermati... Qualcosa vorrà pur dire!

 Speriamo faccia bel tempo, mi farebbe bene qualche kilometro in bicicletta, non solo allo spirito.


Link:

"Anche io ho smesso di vedere la TV" su Facebook
"No TV day" - Sciopero della TV su Facebook

venerdì 21 maggio 2010

La privacy su Facebook e le possibili (?) alternative


"Diaspora" è una parola di origine greca che indica quando un popolo è costretto ad abbandonare la propria terra di origine, disperdendosi in varie parti del mondo.

"Diaspora", forse, tra qualche mese, indicherà anche un nuovo software di social networking, alternativo a Facebook. Ma andiamo con ordine.

Il problema della privacy su FB

Per quei 4 eremiti che ancora non sanno cos'è: Facebook è un sito di "social networking", che permette ad amici e conoscenti di caricare e condividere informazioni personali, foto, video, link, testi e quant'altro. L'utente può scegliere nel proprio profilo a chi far vedere questi dati.
In cambio di questo, Facebook si prende la libertà di usare i dati degli utenti per:
  1. mandare pubblicità mirata
  2. rivendere i dati (aggregati) di gusti e preferenze degli utenti ad agenzie pubblicitari
  3. segnalare possibili terroristi a CIA, FBI e grossisti di armi
il punto 3. è uno scherzo, ma forse fa parte del punto 2.!!! :-)

Facebook, nel corso degli anni, ha cambiato varie volte i criteri con cui i questi dati sono visibili su Internet, aprendo progressivamente le maglie, e rendendo gli stessi sempre più palesi. Di fatto, si è passati da una rigorosa tutela della privacy degli utenti, a una rigorosa tutela degli interessi commerciali di Facebook.

L'evoluzione della privacy su Facebook

Per capire meglio l'evoluzione questa evoluzione, è illuminante il post "The Evolution of Privacy on Facebook" di Matt Mckeon, e i grafici relativi.
I grafici mettono al centro l'utente FB (you), e dividono la torta in varie fette, ognuna delle quali rappresenta un dato (nome, foto, sesso, compleanno, ...) dell'utente stesso. Se l'area è blu, vuol dire che il dato è visibile, se è bianca no. Si è passati da questa situazione del 2005:

 (fonte: http://mattmckeon.com/facebook-privacy/)

a questa situazione nel maggio 2010:

(fonte: http://mattmckeon.com/facebook-privacy/)

Come si può vedere, molti dei dati un tempo erano riservati, sono adesso a disposizione di molti (se non tutti). In più, c'è da aggiungere il fatto che nessuno sa di preciso dove siano questi dati, dal momento che i server di Facebook sono sparsi in mezzo mondo. A questo problema, si somma infine il fatto che, una volta caricati, i dati su FB non sono mai completamente cancellati, ma diventano solo "invisibili". "Invisibili" tra virgolette, perché qualcuno è già riuscito a trovare il modo di vederli comunque.

La protesta: Quit Facebook Day

Sono nate parecchie proteste contro Facebook e questa "politica permissiva" nella privacy. La più clamorosa è il "Quit Facebook Day" (giorno di uscita da Facebook), fissato per il 31 Maggio 2010, una specie di "Giorno Del Giudizio", in cui un bel numero di utenti di FB abbandonerà contemporaneamente il sito. Al momento in cui scrivo, l'iniziativa è arrivata a 12.000 utenti, ma è probabile che per quel giorno saranno molti di più. Ma sempre pochi, rispetto ai 400.000.000 utenti iscritti a Facebook.

La proposta: Diaspora

Maxwell, Daniel, Raphael e Ilya, del progetto Diaspora

Invece di abbandonare in massa Facebook, 4 studenti di New York stanno sviluppando una piattaforma alternativa, che consenta agli iscritti il totale controllo dei propri dati e della propria privacy. Dal punto di vista tecnico, si tratta di decentralizzare i dati degli utenti iscritti a questo nuovo social network, e lasciarli sotto stretto controllo dei legittimi proprietari. Il tutto, chiuso a chiave con solido lucchetto crittografico GPG.








Come ciliegina sulla torta, una volta sviluppato, il codice di Diaspora sarà rilasciato sotto licenza libera AGPL. I 4 studenti si sono presi tutta l'estate per sviluppare Diaspora, e un bel finanziamento di 177.000 dollari da 4700 donatori.

Possiamo solo augurare buon lavoro ai quattro baldi giovani, e trovarci dopo l'estate per vedere come sarà andata a finire questa storia.

Link:

L'evoluzione della privacy su Facebook di Matt Mckeon
Il sito "Quit Facebook Day"
Articolo sulle alternative a Facebook (da LaStampa.it)

lunedì 21 dicembre 2009

Pensiero ghiacciato: Facebook

Facebook è esattamente lo specchio di chi lo fa. Pensate a una piazza di paese: è bella o brutta a seconda di chi la frequenta. Facebook è così. Se è brutto è merito probabilmente di chi non lo frequenta.

martedì 15 dicembre 2009

Cambio

Che bello! Su Facebook si può cambiare facilmente la "destinazione d'uso" di un gruppo, come ha notato Mantellini sul suo blog (vedi link sotto).

Adesso fondo il gruppo "Fan di Carmelo Zappulla" e quando siamo a 1 milione di iscritti lo cambio in "Fan dei Led Zeppelin" (oh yeah!).

PS: è solo uno scherzo, non lo farò mai, anche per rispetto a Carmelo Zappulla.

PS2 delle 12.20: una doverosa precisazione, non entro nel merito del gruppo segnalato da Mantellini, volevo solo segnalare con che facilità con il Web 2.0 si possano strumentalizzare le buone intenzioni di molte brave persone.

Link

Il partito liquido (Manteblog)

giovedì 26 marzo 2009

last.fm diventa a pagamento

Con un annuncio a sorpresa sul blog, last.fm ha deciso di far pagare 3 € al mese a tutti i propri utenti, per il solo servizio di webradio, che è, tra tutti, quello più utilizzato. Gli altri servizi resteranno gratuiti. Altrettanto a sorpresa, gli utenti di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania manterranno ancora l'accesso gratuito. Quest'ultima decisione, si legge sul blog, è dovuta al fatto che in tali Paesi, last.fm è già adeguatamente finanziata (e non serve "spennare" gli utenti, aggiungo io).

Anche se il costo è davvero basso, è probabile una migrazione di massa degli utenti verso altre piattaforme, una su tutte www.deezer.com. Oppure una dispora tra le centinaia di webradio minori.

La notizia in sé mi lascia abbastanza indifferente. Ho usato last.fm solo occasionalmente, anche se devo ammettere che è davvero ben fatto.

La cosa che mi lascia perplesso è il marketing usato in questo caso, che ho personalmente chiamato "tecnica del gregge". La tecnica non è nuova, è già stata usata e collaudata in altre occasioni. Si tratta in beve di attirare un gregge di pecore (o di polli, scegliete voi l'animale che si adatta alle vostre caratteristiche) dentro al recinto, con promesse di erba verde gratis per tutti in quantità illimitata. Poi, una volta creato il bisogno, si chiude blandamente il recinto, intrappolando le pecore. Sono convinto, che nonostante la porta del recinto resti ben aperta, molti decideranno comunque di restare dentro, perché il posto è figo, fa figo esserci, c'ha un sacco di web-music-friends. In buona sostanza, perché ne hanno bisogno.

Questa tecnica è sicuramente legale, sicuramente legittima, ma mi dà enorme fastidio perché prende in giro la gente: bisognerebbe essere chiari fin dall'inizio su obiettivi e costi di un servizio. Chiaro che così molte meno pecore... OPS! utenti aderirebbero.

Personalmente però, chi mi prende non riuscirà a scucirmi (volontariamente) nemmeno un centesimo.

L'altra osservazione che mi viene in mente, è che questa mossa getta un'ombra sinistra anche su altri social network, come Facebook, Twitter, aNobii, Youtube, ecc. Se anche questi diventassero a pagamento? Saremmo in grado di rinunciare anche a questi servizi? O saranno diventati così naturali che ne avremo bisogno?


Link:

Annuncio sul blog di last.fm (in inglese)

lunedì 16 marzo 2009

Strade libere a Schio


Open Street Map "è un progetto collaborativo per creare mappe a contenuto libero usando dati da dispositivi GPS portatili e altre fonti libere." (fonte wikipedia.it) Partendo dal fatto che moltissime persone hanno un navigatore satellitare, e che questo è capace di registrare i dati di percorso e poi inviarli su un PC, il progetto si propone di raccogliere queste informazioni, e metterle a disposizione di tutti, gratuitamente.

Lo scorso ottobre, l'amministrazione comunale di Schio (Vicenza) decise di "liberare" le cartografie della città in suo possesso, donandole gratuitamente al progetto Open Street Map.

Adesso, tutte le strade di Schio sono finalmente disponibili per la consultazione, ma rimane ancora molto da fare, per correggere, migliorare e integrare le informazioni donate dal Comune.

Se ne parlerà mercoledì prossimo 18 marzo, in una serata alla "Piazza Telematica", in cui si spiegherà anche come contribuire al progetto Open Street Map.

Con pochissimo sforzo, tutte le strade di un bel paesotto come Schio (38.000 abitanti circa) sono su OSM. Per quanto bravi e volenterosi, i già valorosissimi contributori avrebbero impiegato anni a farlo. Non so se esistano altri casi in Italia come quello di Schio (qualcuno ha notizie?), ma c'è da augurarsi che altri comuni ne seguano la virtuosa strada.

E voi, cosa aspettate a dare una mano? Magari potreste chiedere alla morosa di fare un romantico giro in bici, portandovi dietro il fido GPS! :-)

Link:

Home page di Open Street Map
Notizia della liberazione delle strade a Schio
Notizia sulla serata della Piazza Telematica
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