Visualizzazione post con etichetta nucleare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nucleare. Mostra tutti i post

lunedì 12 settembre 2011

In Italia ha vinto la "fusione fredda", in Francia invece...


Il 12 e 13 giugno 2011 il Popolo Italiano ha bocciato con un referendum per la seconda volta nella sua storia l'energia nucleare. I commenti a caldo furono per lo più improntati sulla lettura "emotiva" del voto: gli Italiani si hanno votato contro l'energia nucleare a causa dell'enorme eco negativa che aveva suscitato l'incidente nella centrale nucleare di Fukushima, in Giappone.

Sono invece del parere che gli Italiani abbiano freddamente valutato pro (pochi) e contro (molti) dell'energia nucleare, e deciso che era meglio farne a meno.

A distanza di 3 mesi giusti da allora, l'incidente odierno alla centrale di Marcoule, in Francia a qualche centinaio di chilometri dal confine con l'Italia, ha confermato che gli Italiani, una volta tanto, avevano visto giusto.



Link:

Notizia dell'incidente a Marcoule (da Corriere.it)
Miei precedenti post sul nucleare
Vukic blog

sabato 3 settembre 2011

lunedì 1 agosto 2011

Haruki Murakami: Sognatore Irrealistico

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in questo bellissimo discorso dello scrittore Haruki Marakumi, autore di numerosi libri, tenuto in occasione della consegna del "Cataluña International Prize"


Sarà che ho appena letto il suo "Norwegian wood" (prima o poi troverò il tempo di recensirlo!), sarà che sono particolarmente sensibile al tema dell'energia nucleare, ma il suo discorso mi è piaciuto, e ho chiesto al sito di riferimento se potevo riportarlo sul mio blog. Eccolo qui di seguito, un po' lungo, ma vale il tempo speso.




Haruki Murakami: Sognatore Irrealistico


Discorso di Haruki Murakami in occasione della consegna allo scrittore del Cataluña International Prize. 

L’ultima volta che venni a Barcellona fu nella primavera di due anni fa. Fu per firmare i miei libri e fui sorpreso dal gran numero di lettori che facevano la fila in attesa del mio autografo. Mi ci volle più di un’ora e mezza per firmare tutti i libri, poiché molte delle mie lettrici volevano baciarmi. Tutto questo richiese un bel po’ di tempo.

Ho preso parte a eventi di questo tipo in molte altre città del mondo, ma soltanto a Barcellona c’erano donne che volevano baciarmi. Fosse solo per questo, fui colpito dalla bellezza della città di Barcellona. Sono davvero contento di essere ritornato in questa città dalla ricca storia e dalla cultura meravigliosa.

Ma mi dispiace ch’io oggi debba parlarvi di qualcosa di più serio dei baci.

Come saprete, alle 14 e 46 dell’11 marzo un forte terremoto ha colpito l’area nordorientale del Giappone. La potenza di questo terremoto è stata tale che la Terra ha girato più velocemente sul suo asse e il giorno si è ridotto di 1.8 microsecondi.

Il danno causato dal terremoto in sé è stato notevole, ma lo tsunami scatenato dal terremoto ha provocato devastazioni ben maggiori. In alcuni posti l’onda dello tsunami ha raggiunto un’altezza di 39 metri. Di fronte a un’ondata così enorme nemmeno il decimo piano degli edifici era in grado offrire rifugio a chi si trovava sulla sua traiettoria. Chi viveva vicino alla costa non aveva modo di sfuggirle e quasi 24.000 persone sono morte e circa 9.000 di esse sono ancora dichiarate disperse. La grande ondata le ha portate via e non siamo ancora riusciti a ritrovare i loro corpi. Molti sono scomparsi nel mare ghiacciato. Quando mi fermo a riflettere su questo e cerco di immaginare che cosa si provi a subire un destino così tragico, mi si stringe il petto. Molti sopravvissuti hanno perso la famiglia, gli amici, la casa, le proprietà, le comunità e le basi stesse della loro vita. Interi villaggi sono stati completamente distrutti. Molti hanno perso ogni speranza di vita.

Essere giapponesi significa convivere con le calamità naturali. I tifoni attraversano gran parte del Giappone dall’estate all’autunno. Ogni anno provocano enormi danni e molte persone perdono la vita. Ci sono molti vulcani attivi in ogni regione. E ovviamente ci sono molti terremoti. Il Giappone poggia pericolosamente sulle quattro enormi placche tettoniche nell’estremità orientale del continente asiatico. Si dice che viviamo proprio sul nido dei terremoti.

Possiamo predire in una certa misura l’ora e la traiettoria dei tifoni, ma non possiamo predire quando avrà luogo un terremoto. Tutto ciò che sappiamo è che questo non è stato l’ultimo grande terremoto e che ce ne sarà un altro nel prossimo futuro. Molti esperti predicono che un terremoto di magnitudo 8 colpirà l’area di Tokyo entro i prossimi venti o trenta anni. Potrebbe accadere tra dieci anni o domani pomeriggio. Nessuno può dire con certezza quale sarà l’entità del danno se un terremoto interno dovesse colpire una città così densamente popolata come Tokyo.

Nonostante ciò soltanto nell’area di Tokyo ci sono 13 milioni di persone che conducono vite “normali”. Prendono affollati treni per pendolari per recarsi in ufficio e lavorano all’interno di grattacieli. Persino dopo questo terremoto non mi è mai giunta voce che la popolazione di Tokyo sia diminuita.

Perché? Potreste domandarmi. Com’è possibile che così tante persone vivano la propria esistenza quotidiana in un posto così terribile? Non impazziscono dalla paura?

In giapponese abbiamo la parola “mujō” (無常). Significa che tutto è effimero. Tutto ciò che nasce in questo mondo cambia e alla fine scomparirà. Non vi è nulla di eterno o di immutabile su cui possiamo fare affidamento. Questa visione del mondo proviene dal buddismo, ma l’idea di “mujo” è stata impressa a fuoco nello spirito del popolo giapponese e ha messo radici nella coscienza etnica comune.

L’idea che “tutto se n’è semplicemente andato” esprime rassegnazione. Crediamo che non serva a nulla opporsi alla natura, ma il popolo giapponese ha scoperto positive espressioni di bellezza in questa rassegnazione.

Se per esempio pensiamo alla natura, noi adoriamo i fiori di ciliegio a primavera, le lucciole in estate e le foglie rosse in autunno. Per noi è naturale osservare tutto questo appassionatamente, collettivamente e per tradizione. Può risultare difficile fare una prenotazione alberghiera vicino ai celebri luoghi dei boccioli di ciliegio, delle farfalle e delle foglie rosse nelle rispettive stagioni, poiché sono posti invariabilmente gremiti di visitatori.

Perché?

I fiori di ciliegio, le lucciole e le foglie rosse perdono la loro bellezza in un tempo molto breve. Ci spingiamo molto lontano per assistere al momento glorioso. E siamo alquanto sollevati quando possiamo confermare che non sono semplicemente splendidi, ma cominciano già a cadere, a perdere le loro piccole luci e la loro bellezza vivida. Il fatto che la loro bellezza ha raggiunto l’apice e comincia già a svanire ci assicura la pace dell’animo.

Non so se le calamità naturali abbiano influenzato una tale mentalità, ma sono sicuro che in un certo senso in virtù di questa mentalità abbiamo superato collettivamente calamità naturali consecutive e accettato cose che non potevamo evitare. Forse queste esperienze plasmano la nostra estetica naturale.

La grande maggioranza dei giapponesi è stato profondamente traumatizzata da questo terremoto. Per quanto possiamo essere abituati ai terremoti, ancora non siamo riusciti a farci una ragione delle dimensioni del danno. Ci sentiamo impotenti e siamo in ansia per il futuro di questo Paese.

Alla fine rivitalizzeremo la nostra mente, ci alzeremo e ricostruiremo. Non ho vere paure in questo senso.

È così che siamo sopravvissuti nel corso di tutta la nostra lunga storia. Non possiamo essere di alcun aiuto se restiamo immobili e sopraffatti dallo choc. Le case demolite possono essere ricostruite e le strade distrutte possono essere riparate.

In breve, abbiamo in affitto una camera sul pianeta Terra senza alcun permesso. Il pianeta Terra non ci chiede mai di vivere su di esso. Se trema un po’ non possiamo lamentarcene, poiché tremare di tanto in tanto è una delle caratteristiche della terra. Che ci piaccia o no dobbiamo convivere con la natura.

Ciò di cui voglio parlare qui non è qualcosa come edifici o strade, che possono essere ricostruiti, ma piuttosto cose che non possono essere ricostruite facilmente, cose come etica o valori. Sono cose che non possiedono una forma fisica. Una volta distrutte è difficile ripararle, perché non possiamo farlo con macchine, lavoro e materiali.

Ciò di cui sto parlando in concreto sono gli impianti nucleari di Fukushima.

Come saprete, almeno tre dei sei impianti nucleari danneggiati dal terremoto e dallo tsunami non sono ancora stati riparati e continuano a perdere radioattività intorno a loro. È avvenuta la fusione e il terreno circostante è stato contaminato. L’acqua contaminata dalla radioattività è stata riversata nel vicino oceano. Il vento diffonde la radioattività in aree più estese.

Centinaia di migliaia di persone hanno dovuto lasciare la propria casa. Fattorie, aziende agricole, fabbriche e porti sono stati abbandonati da tutti. Chi viveva lì potrebbe non essere più in grado di farvi ritorno. Mi addolora affermare che il danno prodotto da questo incidente non interessa soltanto il Giappone ma va diffondendosi nei Paesi vicini.

Il motivo per cui un incidente così tragico ha avuto luogo è più o meno chiaro. Le persone che hanno costruito questi impianti nucleari non avevano immaginato che uno tsumani di tali dimensioni li avrebbe colpiti. Alcuni esperti avevano fatto notare che tsunami di dimensioni simili avevano già colpito queste regioni e avevano fatto pressione affinché i parametri di sicurezza venissero rivisti, ma le compagnie elettriche li avevano ignorati, poiché le compagnie elettriche, in quanto imprese commerciali, non avevano alcuna intenzione di investire in modo significativo in vista di uno tsunami che potrebbe abbattersi una volta ogni cento anni.

Il governo, che dovrebbe garantire la sicurezza degli impianti nucleari con rigide regolamentazioni, pare che abbia abbassato i parametri di sicurezza per promuovere lo sviluppo dell’energia nucleare.

Dovremmo indagare queste motivazioni e se vi troviamo degli errori dobbiamo correggerli. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a lasciare la propria terra ritrovandosi con la propria vita sconvolta. È giusto indignarsi al riguardo.

Non so perché i giapponesi si indignino così di rado. Sono bravi a essere pazienti, ma non lo sono altrettanto a indignarsi. Sotto questo aspetto siamo sicuramente differenti dai cittadini di Barcellona. Ma questa volta persino i giapponesi si sono indignati sul serio.

Allo stesso tempo dobbiamo essere critici verso noi stessi, noi che abbiamo permesso o tollerato questi sistemi alterati.

Questo incidente è in relazione con la nostra etica e i nostri valori.

Come saprete, noi, il popolo giapponese, abbiamo vissuto l’esperienza degli attacchi nucleari. Nell’agosto del 1945 bombardieri statunitensi hanno sganciato bombe sulle due principali città di Hiroshima e Nagasaki, provocando la morte di oltre 200.000 persone. Le vittime erano in massima parte persone inermi, gente comune. Tuttavia non è questo per me il momento di stabilire i torti o le ragioni di ciò che accadde.

Ciò che qui voglio sottolineare è non soltanto che 200.000 persone morirono per le conseguenze immediate del bombardamento atomico, ma anche che molti sopravvissuti sarebbero morti successivamente in seguito agli effetti delle radiazioni in un periodo di tempo prolungato. Dalle vittime delle bombe nucleari abbiamo imparato quale terribile distruzione la radioattività ha causato al mondo e alla gente comune.

Dopo la seconda guerra mondiale abbiamo seguito due politiche fondamentali. Una era la ripresa economica, l’altra la rinuncia alla guerra. Avremmo rinunciato all’uso delle forze armate, saremmo diventati più prosperi e avremmo perseguito la pace. Queste idee divennero le nuove politiche del Giappone del dopoguerra.

Le parole che seguono sono scolpite sul monumento alle vittime della bomba atomica di Hiroshima.

“Riposate in pace. Non faremo mai più lo stesso errore”.

Sono parole altisonanti. Queste parole significano che siamo vittime e assalitori allo stesso tempo. Di fronte all’energia nucleare siamo vittime e assalitori. Poiché siamo minacciati dalla potenza dell’energia nucleare, siamo tutti vittime. Poiché la usiamo e non riusciremmo a evitare di usarla, siamo anche tutti assalitori.

Sessantasei anni dopo il bombardamento atomico gli impianti nucleari di Fukushima Dai-ichi diffondono radioattività da tre mesi, contaminando il suolo, l’oceano e l’aria intorno a loro. Nessuno sa come e quando riusciremo a fermarli. È la seconda fonte di devastazione operata dall’energia nucleare in Giappone, ma questa volta nessuno ha sganciato una bomba atomica. Noi, il popolo giapponese, abbiamo commesso i nostri propri errori, abbiamo contribuito a distruggere le nostre terre e le nostre vite.

Perché è accaduto? Che cosa ne è stato del nostro rifiuto dell’energia nucleare dopo la seconda guerra mondiale? Che cosa ha guastato la nostra società pacifica e benestante, che con tale costanza abbiamo perseguito?

Il motivo è semplice. La ragione è l’“efficienza”.

Le compagnie elettriche hanno insistito che gli impianti nucleari offrivano un sistema di sviluppo energetico efficiente. Era il sistema dal quale potevano trarre profitto. E soprattutto in seguito alla crisi petrolifera il governo giapponese dubitò della stabilità dei rifornimenti di petrolio e promosse lo sviluppo dell’energia nucleare come politica nazionale. Le compagnie elettriche avevano speso enormi somme di denaro in pubblicità per indurre i media a dare al popolo giapponese l’illusione che lo sviluppo dell’energia nucleare fosse completamente sicuro.

E così scoprimmo che il 30% dell’elettricità proveniva dall’energia nucleare. Il Giappone, che è una piccola nazione insulare colpita di frequente da terremoti, divenne il terzo dei principali produttori di energia nucleare, senza che il popolo giapponese nemmeno lo notasse.

Avevamo superato il punto di non ritorno. Ormai era fatta. A coloro che avevano paura dell’energia nucleare veniva posta la domanda intimidatoria: “Saresti favorevole alla penuria di energia?” Il popolo giapponese cominciò a pensare che fosse inevitabile fare affidamento sull’energia nucleare. È quasi una tortura vivere senza aria condizionata nella torrida e umida estate giapponese. Coloro che avevano dubbi riguardo all’energia nucleare furono etichettati come “sognatori irrealistici”.

E così arrivammo dove siamo oggi. Impianti nucleari che dovrebbero essere efficienti ci offrono una visione dell’inferno. Questa è la realtà.

La cosiddetta “realtà”, su cui insistevano coloro che promuovevano lo sviluppo dell’energia nucleare, non è per nulla la realtà, ma soltanto “comodità” superficiale. Hanno sostituito la realtà con la loro “realtà” e la loro logica difettosa.

Questo è il crollo del mito della “tecnologia”, di cui il popolo giapponese era orgoglioso, e la disfatta dell’etica e dei valori di noi giapponesi, che abbiamo permesso un tale inganno. Accusiamo le compagnie elettriche e il governo giapponese. Questo è giusto e necessario, ma allo stesso tempo dovremmo accusare noi stessi. Siamo vittime e assalitori allo stesso tempo. Dobbiamo considerare seriamente il fatto. Se non lo facciamo commetteremo di nuovo il medesimo errore.

“Riposate in pace. Non commetteremo mai più lo stesso errore”.

Dobbiamo prendere a cuore queste parole.

Il Dr Robert Oppenheimer, uno dei principali artefici dello sviluppo della bomba atomica, fu tremendamente colpito dalla spaventosa situazione di Hiroshima e di Nagasaki dopo gli attacchi atomici. Disse al presidente Truman: “Abbiamo le mani insanguinate”.

Truman prese un fazzoletto immacolato dalla sua tasca e disse: “Si pulisca le mani con questo fazzoletto”.

Ma ovviamente non c’è al mondo fazzoletto pulito grande abbastanza da ripulire così tanto sangue.

Noi, i giapponesi, avremmo dovuto dire: “No” all’energia nucleare. È questa la mia opinione.

Avremmo dovuto sviluppare fonti di energia alternative per sostituire l’energia nucleare a livello nazionale, mettendo insieme tutte le tecnologie, le conoscenze e il capitale sociale. Anche se tutto il mondo ci avesse riso in faccia dicendo: “L’energia nucleare è il sistema di produzione di energia più efficace e i giapponesi sono così sciocchi da non usarlo”, avremmo dovuto conservare l’allergia nei confronti dell’energia nucleare che la nostra esperienza delle armi nucleari aveva prodotto in noi. Dopo la seconda guerra mondiale avremmo dovuto dare la massima priorità a una politica di sviluppo delle energie non nucleari.

Avremmo dovuto fare dello sviluppo della produzione di energia non nucleare il fondamento della nostra politica dopo la seconda guerra mondiale. Sarebbe dovuto essere questo il modo di assumerci la nostra responsabilità collettiva per le vittime di Hiroshima e Nagasaki. In Giappone avevamo bisogno di un’etica forte, di valori forti e di inviare un messaggio forte che per i giapponesi sarebbe stato una possibilità di dare un autentico contributo al mondo. Ma abbiamo trascurato di imboccare questa strada importante, preferendole quella facile dell’“efficienza” a sostegno del nostro rapido sviluppo economico.

Come ho affermato, possiamo superare il danno causato dalle calamità naturali, per quanto spaventoso e esteso esso possa essere. E a volte il processo del superamento rende le nostre menti più forti e più profonde. Questo possiamo ottenerlo.

È compito degli esperti ricostruire strade e edifici distrutti, ma è dovere di tutti noi ristabilire etica e principi danneggiati. Cominciamo piangendo coloro che sono morti, prendendoci cura delle vittime del disastro e con il desiderio naturale di non permettere che la loro sofferenza e le loro ferite siano vane. Ciò assumerà la forma di un’opera ingegnosa e silenziosa che richiederà notevole pazienza. A questo scopo dobbiamo unire le nostre forze, così come l’intera popolazione di un villaggio va fuori insieme a coltivare i campi e a seminare in un’assolata mattina di primavera. Ognuno facendo quello che può, tutti insieme.

Noi, scrittori professionisti, versati nell’uso delle parole, possiamo contribuire positivamente a questa missione collettiva su larga scala. Dovremmo connettere etica e principi nuovi a parole nuove e creare e costruire storie nuove e stimolanti. Saremo in grado di condividere queste storie. Avranno un ritmo che incoraggerà le persone, proprio come le canzoni che gli agricoltori intonano quando seminano. Abbiamo ricostruito il Giappone che era stato completamente distrutto dalla seconda guerra mondiale. Dobbiamo ritornare a questo punto di partenza.

Come ho affermato all’inizio di questo discorso, viviamo in un mondo mutevole e transitorio, “mujo”. Ogni vita cambia e alla fine svanirà. Gli esseri umani non hanno potere di fronte alle più grandi forze della natura. Riconoscere l’effimero è uno dei concetti di base della cultura giapponese. Sebbene rispettiamo il fatto che tutte le cose sono transitorie e sappiamo di vivere in un mondo fragile e pieno di pericoli, a un certo punto siamo permeati di una tacita volontà di vivere e di menti positive.

Sono orgoglioso della grande considerazione che le mie opere riscuotono presso il popolo catalano e di essere stato insignito di un premio così grande. Abitiamo a notevole distanza tra di noi e parliamo lingue differenti. Abbiamo culture differenti. Ma allo stesso tempo siamo cittadini del mondo che condividono gli stessi problemi, la stessa gioia e la stessa tristezza. Storie scritte da autori giapponesi sono state tradotte in lingua catalana e il popolo catalano le ha fatte sue. Sono contento di poter condividere le stesse storie con voi. Sognare è il compito quotidiano dei romanzieri, ma condividere i sogni è un lavoro ancora più importante per noi. Non possiamo essere romanzieri senza la sensazione di condividere qualcosa.

So che il popolo catalano ha superato molte difficoltà, ha vissuto la vita pienamente e ha conservato una ricca cultura nella propria storia. Sono sicuramente tante le cose che condividiamo.

Sarebbe davvero meraviglioso se noi e voi potessimo diventare “sognatori irrealistici” in Giappone e in Catalogna e plasmare una “comunità morale”, aperta ad ogni Paese e cultura. Penso che sia il punto di inizio della nostra rinascita, poichè in tempi recenti abbiamo sperimentato molte calamità naturali e crudeli atti di terrorismo. Non dobbiamo aver paura di sognare. Non dobbiamo mai permettere ai cani impazziti chiamati “efficienza” o “comodità” di raggiungerci. Dobbiamo essere “sognatori irrealistici” che procedono con vigore. Gli esseri umani moriranno e svaniranno, ma l’umanità trionferà e si rigenererà per sempre. Al di sopra di tutto dobbiamo credere in questa potenza.

Farò dono dell’ammontare del premio alle vittime del terremoto e dell’incidente all’impianto nucleare. Sono profondamente grato al popolo catalano e alla Generalitat de Cataluña per avermi offerto questo premio e questa opportunità. Permettetemi anche di esprimere la mia più profonda solidarietà alle vittime del recente terremoto a Lorca.

Haruki Murakami 2011

Traduzione in inglese di Senrinomichi http://www.senrinomichi.com.
Traduzione italiana di Giacomo Mattia Schmitt per il sito NoruweiNoMori www.harukimurakami.it.

sabato 21 maggio 2011

Referendum popolari: prospettive diverse


Una settimana fa, in Sardegna, il 60% della popolazione avente diritto è andata alle urne per mandare un chiaro segnale e respingere al mittente l'ipotesi di fare della più bella isola del Mediterraneo la base del rilancio dell'energia nucleare italiana.

Tra una settimana a Thiene, in provincia di Vicenza, in pieno Nord Est, si andrà alle urne per un referendum popolare atto a decidere se il centro storico, adesso pedonale, debba o meno essere aperto al traffico. Si tratta di un tema molto dibattuto (solo a Thiene), tanto da riempire più volte la pagina (solo quella) de "Il Giornale di Vicenza" (solo quello) dedicata alla cittadina vicentina. Gli esponenti politici locali (solo quelli) si sono esposti in dichiarazioni xxx "Si, alle auto: voglio parcheggiare il mio SUV davanti a Buzzolan" (noto bar del centro)."No alle auto, da Buzzolan ci puoi andare in bicicletta!". Immagino che il Sindaco di Thiene non dorma la notte, tanto il tema le sta a cuore.

In Sardegna si guarda distante, fino a vedere il fututo dei nostri figli, tra 20-30 anni.

A Thiene, lo sguardo non arriva più in là dei 2-300 metri attualmente chiusi al traffico.

Tra 20 giorni, il 12 e 13 Giugno, vedremo quali prospettiva hanno gli Italiani sul proprio futuro.

(immagine presa da forumcivico.it)

Link:

Notizia dei risultati del referendum in Sardegna (da Repubblica.it)
Comunicato stampa del Comune di Thiene sul referendum
Scheda sui referendum del 12 e 13 giugno (da forumcivico.it)

venerdì 18 marzo 2011

Disastro alla centrale nucleare di Fukushima: qualche riflessione a caldo


Si succedono le notizie dalla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, dove nei giorni scorsi si è abbattuto un terribile terremoto, con gravi conseguenze anche sulla centrale stessa. In queste ore, in questi giorni, è difficile, se non impossibile, stabilire se quanto sia veramente grave l'incidente, o se sia in gran parte fomentato dai toni allarmistici della stampa. Si sa, i giornali vivono delle disgrazie, tanto più son gravi, tanto più la notizia è attenzionata dalla stampa, e tanto più la gente presta attenzione (e tanti più soldi girano).

La ragione dovrebbe essere più prudente

In questo turbinio di informazioni e pareri più o meno esperti, mi lascia perplesso chi si appella al raziocinio per smorzare la gravità della situazione. Alcune dichiarazioni sono continuamente smentite e superate dai fatti. Per esempio, il giorno dopo il terremoto un autorevole e famoso giornalista su un autorevole e famoso quotidiano, inopinatamente ottimista, esprimeva la seguente considerazione:
“Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che, in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti, senza creare pericoli per ambienti e popolazioni”
Purtroppo tanto ingiustificato ottimismo si è scontrato con la realtà dei fatti. Altre dichiarazioni successive, di altri autorevoli esperti, si sono via via affievolite man mano che si allargava la zona di sicurezza attorno alla centrale nucleare.

In situazioni come queste, con notizie confuse, allarmistiche, tranquillizzanti, e anche centellinate ad arte, si dovrebbe avere sempre un atteggiamento prudente. Questo vale sia per chi prende la palla al balzo per condannare questa tecnologia, e ammetto che la tentazione è stata molto forte. Ma vale anche per chi giustifica o minimizza i fatti. Solo a freddo, settimane o mesi, si potranno sapere gli effetti di quanto sta accadendo a Fukushima e dintorni.
Chi si appella alla ragione, dovrebbe usarla lui per primo.

La politica dovrebbe essere più prudente

Anche il Governo italiano, subito dopo l'incidente, aveva confermato la volontà di proseguire nel programma nucleare italiano, salvo poi arretrare le proprie posizioni, dichiarando "le centrale nucleari saranno costruite nelle sole Regioni che le accetteranno", per arrivare infine a dire che "il disastro di Fukushima costringe a una riflessione sul programma nucleare italiano". Anche se è probabile che questa riflessione sia dovuta più alla prossima scadenza elettorale, che a un vero ripensamento sulle politiche energetiche.


Link:

Miei precedenti post sull'energia nucleare

lunedì 14 marzo 2011

Video della seconda esplosione nella centrale nucleare di Fukushima

Purtroppo le notizie che provengono dal Giappone sono sempre peggiori. Ho trovato adesso questo video che documenta la seconda esplosione avvenuta alla centrale nucleare di Fukushima.




Link:

Video della prima esplosione nella centrale nucleare di Fukushima.

domenica 13 marzo 2011

Video dell'esplosione nella centrale nucleare Fukushima

Ancora non è chiaro cosa stia succedendo alla centrale nucleare di Fukushima, in Giappone, dopo il tremendo terremoto avvenuto 2 giorni fa. Le immagini che provengono, purtroppo, non sono per niente rassicuranti.

domenica 27 febbraio 2011

Nucleare: bloccato lo "spot in maschera"


Un paio di mesi fa avevo denunciato dalle righe di questo blog una campagna pro-nucleare, promossa da un fantomatico forum nucleare: sotto una parvenza di equilibrio, si nascondeva una sfacciata pubblicità a favore dell'energia nucleare, sostenuta da banali affermazioni, riscontrabili in qualsiasi osteria del Bel Paese.

E' di questi giorni la notizia che il Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria ha chiesto il blocco della messa in onda dello spot, in quanto è ingannevole. Come aveva denunciato il sottoscritto, e molti altri. Tra questi Greenpeace, che aveva fatto un contro-spot, pubblicato su Youtube (vedi mio post precedente).

Questa la motivazione:
“Lo  spot  si  propone  al  pubblico  secondo  lo  stile  di una comunicazione   neutrale   ed   informativa,  quasi  si  trattasse  di una comunicazione  sociale.  Proprio  per  ciò, il messaggio appare viziato per mancanza  di  trasparenza  circa  la  sua  finalità  promozionale, circa il prodotto  che  esso  mira  a  promuovere  (l’energia nucleare e la relativa scelta),  circa  l’identità  dell’inserzionista  e  la sua comunicazione di parte. Grazie allo sfoggio di un’apparente terzietà rispetto agli interessi coinvolti,  il  messaggio  utilizza  una  tecnica  persuasiva estremamente efficace,  che  risulta  però  fortemente  scorretta,  ponendosi  dunque in contrasto  con  l’articolo  2  del Codice, in quanto veicola affermazioni e rappresentazioni  che  possono  indurre  in errore il pubblico in relazione all’identità  dell’inserzionista  e quindi alle reali finalità promozionali del comunicato”.
Adesso aspetttiamoci la prossima messa in onda dello spot, rivisitato per aggirare il blocco.
Enel e EDF (i costruttori della prossima centrale nucleare italiana), i soci fondatori di quella roba lì chiamata "forum", se lo possono permettere.


Link:

Notizia del blocco dello spot pro-nucleare
Mio precedente post sull'argomento
Miei precedenti post sul nucleare

mercoledì 19 gennaio 2011

Energia nuclare: lo spot di Greenpeace "il problema senza soluzione"



Greenpeace usa l'arma dell'ironia per contrastare lo spot pro-energia nucleare di un cosiddetto forum, poco trasparente (a pochi è noto che è finanziato da aziende che fanno i soldi con il nucleare), poco disposto ad ascoltare (l'unico forum che non permette ai visitatori di commentare i suoi articoli!), ma dotato di ingenti risorse economiche (tanto da potersi permettere una campagna sulle TV nazionali).


Link:

Miei precedenti post sull'energia nucleare
Greenpeace sul nucleare

giovedì 30 dicembre 2010

Anticipo del carnevale: pubblicità PRO nucleare in maschera

Sapete, non guardo molto la TV. Per questo motivo, ho visto solo ieri sera la pubblicità del "Forum Nucleare Italiano".

Pubblicità regresso

Lo spot è in onda dal 19 dicembre, e rappresenta una partita a scacchi tra una persona favorevole e una persona contraria (se stesso) all'energia nucleare. Le affermazioni nel corso dello spot sono così ovvie da non essere degne di menzione. Se avete il coraggio guardatevi lo spot. Al bar, due avvinazzati che giocano briscola avrebbero potuto fare le medesime affermazioni senza che la credibilità (e la banalità) delle stesse ne venisse intaccata.



Da che pulpito

Per farsi un'idea dell'argomento "energia nucleare", invece che guardare uno spot, conviene avere tanta pazienza e tanto tempo, e andare a leggersi le decine di siti internet che trattano l'argomento.

Ma è interessante sapere invece chi può permettersi la trasmissione di uno spot del genere, che imperversa su tutte le reti nazionali. Chi è il "Forum Nucleare Italiano"?

Una delle belle tradizioni dei siti internet, che deriva dalla maniera anglosassone di fare informazione, è quella di dire (scrivere) chiaramente chi si cura del sito. Il perché è molto semplice: se esprimo un parere su una qualsiasi cosa, è fondamentale sapere se sono coinvolto in qualche maniera. Per esempio, se sono un oste, dirò sicuramente che il vino della mia osteria è buono, ma ne verrà meno la mia credibilità.

Il "forum" rispetta la tradizione anglosassone e dichiara chiaramente al punto 6 del proprio statuto (reperibile sul sito):

"6. Soci Fondatori
6.1 I Soci Fondatori sono ENEL S.p.A. ed E.D.F. International S.A."
Questi due soci sono anche i due principali attori nell'accordo di fornitura di tecnologia nucleare dalla Francia all'Italia.

Il carnevale è già iniziato

Il "Forum Nucleare Italiano" però si maschera dietro una parvenza di luogo ove ospitare il dibattito sull'opportunità o meno dell'utilizzo dell'energia nucleare in Italia, come riportato in bella evidenza sulla home page.

In realtà non esiste nessun dibattito in corso. La decisione è già stata presa dal Governo, quando (ignorando il referendum del 1986) ha firmato l'accordo con la Francia per la fornitura di tecnologia nucleare all'Italia, e ha dato il via al progetto.

Appunto il Forum non si occupa del dibattito sull'energia nucleare ma dello sviluppo dell'energia nucleare. Sempre dallo statuto del Forum:
"4. Oggetto
[..]

4.2 L'Associazione si propone, in particolare, di costituire un forum di
discussione avente ad oggetto lo sviluppo dell'energia nucleare in Italia al
fine di incentivare il progresso scientifico, tecnologico, industriale,
economico e sociale del Paese.
Chi si propone "lo sviluppo dell'energia nucleare", non si pone certo la domanda se sia giusto e opportuno sviluppare l'energia nucleare.

La mia miserrima opinione

Ritengo piuttosto, ma sono sicuro che mi sbaglio, che lo spot televisivo e il Forum siano un modo per manovrare l'opinione pubblica italiana verso posizioni più favorevoli all'uso dell'energia nucleare in Italia.
Al momento opportuno, ma mi sto sicuramente ancora sbagliando, sarà esibito l'immancabile sondaggio che dimostrerà come lo XX (diciamo il 65?) per cento degli italiani sia favorevole al ritorno all'energia nucleare.



Link:

Valutazione di ASPO Italia sul nucleare
Notizia su IlSole24ore.com della nascita del "Forum Nucleare Italiano"
Miei post precedenti sul Nucleare

lunedì 15 febbraio 2010

Energia nucleare: una petizione per evitare di trovarsela nel giardino.

Greenpeace ha appena lanciato una petizione online per chiedere ai candidati alle prossime regionali di schierarsi esplicitamente in tema di energia nucleare.
Sapete già come la pensa il sottoscritto, quindi evito di annoiarvi ancora su questo tema. Se avete ancora qualche dubbio, vi invito a leggervi uno dei miei post precedenti.

Da segnalare sul sito della petizione alcuni divertenti gadget e giochini nucleari.
Di cattivo gusto.
Come l'energia nucleare.


Link:

Sito dove firmare la petizione
(miei post sul tema)
Il pericolo invisibile dell'energia nucleare
"Lo sapevate che?" sull'energia nucleare
Quattro o cinque problemi dell'energia nucleare

giovedì 21 gennaio 2010

Energia nucleare: invisibile pericolo che incombe sull'Italia



L'energia nucleare non si vede, quindi non esiste.

Questo è quello che deve pensare la maggior parte degli italiani. Tanta è infatti l'indifferenza con cui sta passando lentamente e sotto silenzio il ritorno all'energia nucleare in Italia. Gli italiani, massimi esperti mondiali di estetica, sono dei pivelli per tutto quello che non si vede. Anche perché sono bravissimi a guardare dall'altra parte.

Il primo pericolo: la politica che avanza

Tra l'indifferenza (e l'ignoranza) il Governo italiano continua a fare tutti i piccoli passi legislativi necessari per il ritorno alle centrali termoelettriche alimentate a uranio.
Fra poco ci saranno le elezioni regionali. Dopo saranno resi noti i siti in cui si potranno costruire le centrali nucleari. I siti sono già stati scelti da tempo. Su Internet ne circolano alcuni (vedi articolo di Repubblica.it), che il Governo ha smentito categoricamente. In altre parole: i siti sono quelli, ma non li diciamo sennò perderemo voti alle prossime elezioni.

Il secondo pericolo: i tempi lunghi

Una volta scelti i siti si passerà alla fase di progettazione e realizzazione delle centrali nucleari. In altre parole: 15-20 anni di lavoro. Se va tutto bene! Nel frattempo, il petrolio salirà alle stelle e l'Italia avrà "perso il treno" delle energie rinnovabili: se non si investe adesso nella ricerca e sviluppo in questo campo, sarà troppo tardi.

Il terzo pericolo: l'approvvigionamento di uranio

Dalla padella alla brace: si vuole svincolarsi energicamente da risorse destinate a esaurirsi, come gas e petrolio, e se ne utilizza un'altra, l'uranio, che in Italia non c'è. Dovremo quindi andare a comprarlo sul mercato, al prezzo variabile di mercato. Senza dimenticare che anche l'uranio prima (40 anni) o poi (100 anni al massimo) finirà. Temo non sia una grande idea per chi spaccia il ritorno al nucleare come un passaggio dalla dipendenza all'autarchia energetica.

Il quarto pericolo:i fumi radioattivi



Una volta entrate in funzione le centrali emettono fumi radioattivi. Per carità, le emissioni sono blande. E le centrali nucleari non emettono CO2.
Incidentalmente quindi si rispetterà il "Trattato di Tokio", al prezzo di un blando inquinamento radioattivo. Chissà perché la prospettiva non mi entusiasma.

Il quinto pericolo: le scorie nucleari


Funzionando, le centrali nucleari producono anche scorie nucleari, radioattive per qualche migliaio di anni. Le scorie prodotte dalle vecchi centrali nucleari italiane sono ancora lì, nelle vecchie centrali in smantellamento, dove sono state prodotte. Non si è ancora trovato un posto dove metterle. Nessuno se ne vuole prendere carico. A tutti gli effetti, non esiste un sito al mondo dove buttarle. L'Italia dovrà quindi accumulare altre scorie nucleari, con tutti i pericoli che ne conseguono, soprattutto per le popolazioni locali.

L'unico pericolo visibile

L'unico pericolo davvero visibile lo vedranno i fortunati che si ritroveranno la centrale nucleare nel giardino dietro casa. Si sveglieranno quindi dal torpore italico, e guardando i loro bambini si domanderanno se davvero il nucleare fosse una buona idea. Ma sarà troppo tardi.


Link:

Articolo di Repubblica.it sui siti italiani
Mio post "Lo sapevate che?" sull'energia nucleare
Mio post sulle scorie nucleari
Mio post "Risposte nucleari"

mercoledì 8 aprile 2009

Nucleare in Italia, state tranquilli, italiani... continuate a dormire...

Scusate se torno ancora sull'argomento, ma mi ci tirano per la giacca.

Oggi sulla stampa sono apparse le dichiarazioni di Fulvio Conti, amministratore delegato di ENEL, che all'indomani del terremoto in Abruzzo ha preferito non tacere (scelta discutibile), e tranquillizzare (o dovrei dire assopire) gli italiani dichiarando che le prossime centrali nucleare italiane saranno costruite in zone "non sismiche" (non c'è scritto quali). E ha concluso con una perla che riporto testualmente:

"partirà una campagna di informazione per smitizzare le paure e diffondere la cultura del nucleare, che è un’energia pulita e amica dell’ambiente".

Pulita? Amica dell'ambiente?
Ma le scorie nucleari dove le mettiamo? E i gas radioattivi che NORMALMENTE escono TUTTI i giorni dai camini delle centrali nucleari? E l'aumento delle malattie che si riscontrano tra la popolazione nelle aree attorno alle centrali nucleari?

Per tranquillizzare ulteriormente gli italiani, ha dichiarato che la prima centrale nucleare italiana sarà fatta di fianco a casa sua. Quest'ultima frase me la sono inventata io adesso. ;-) Tutto il resto è purtroppo vero.

A chi si è perso una puntata consiglio la visione del servizio "L'inganno" di Report.

Link:

Intervista a Fulvio Conti su "Il Giorno"
Puntata "L'inganno" di (Report Rai 3)

Centrale nucleare in Abruzzo

A proposito del mio post precedente, mi segnalano che proprio l'Abruzzo, non più tardi di un mese fa, si fosse proposta come possibile sede di una centrale nucleare. Anzi, per essere precisi: "Consiglio regionale abruzzese ha bocciato una risoluzione presentata dall'opposizione con cui si chiedeva di dichiarare la regione denuclearizzata."

Chissà se i recenti tragici fatti del terremoto faranno ripensare a questa decisione (dovrei forse dire: rinsavire?).


Link:

"Lo sapevate che?"
Regione Abruzzo "non dice no" (!?!)

"Lo sapevate che?" sull'energia nucleare

C'è una famosa rivista di enigmistica settimanale che tra le sue tante rubriche ne tiene una particolarmente apprezzata dai lettori (e dal sottoscritto). La rubrica è "Lo sapevate che?", e rivela alcune curiosità, di carattere storico, geografico, naturalistico o qualcos'altro-purché-curioso. Notizie di cui si poteva fare a meno per vivere, e che neanche dopo cambiano la vita. Personalmente, dopo averle lette con tiepida bramosia, me le dimentico appena volto pagina.

Ci sono però alcune curiosità, che solo una buona informazione può scovare, e che possono cambiare, se non la vita, almeno l'opinione su un determinato argomento.

Domenica scorsa, il programma "Report" di Rai 3 ha rivelato alcune notizie, che i strombazzanti proclami del ritorno italiano all'energia nucleare si dimenticano. Ve le propongo nella forma del "Lo sapevate che?", sperando di destare la vostra curiosità.


Lo sapevate che le centrali nucleari emettono gas radioattivi?

Questa non sembra un gran che di curiosità, ma è bene che si sappia: i camini delle centrali nucleari emettono fumi radioattivi. Non parlo degli incidenti, ma della normale attività della centrale. I fumi poi si depositano sul terreno circostante, contaminando acqua, terreni, erba, animali e ovviamente anche gli uomini, spesso ignari della cosa.

Lo sapevate che dove ci sono le centrali nucleari c'è un aumento di malattie e tumori?

Il punto precedente ne è la causa.
Il limite di emissioni di radioattività (in Francia) di 1 mSv per anno, è il limite del "rischio accettabile". Il limite cioè di un aumento accettabile di malattie e morti. Il limite dovrebbe invece essere quello "del non rischio", cioè del rischio zero.
Ovviamente, il limite è al netto di eventuali (e quotidiani) incidenti.

Lo sapevate che nessuna nazione al mondo ha ancora trovato un sito sicuro dove conservare le scorie nucleari?

In Germania era stato scelto il sito di Asse, una miniera di sale geologicamente stabile e ritenuta sicura. Da qualche anno però ci sono infiltrazioni di acqua, che già sta corrodendo i bidoni che conservano le scorie. Per portarle da un'altra parte ci vorrebbero 2 miliari di euro e 20 anni di lavoro.

[Integrazione extra-Report]

In Italia, si è tentato di fare un sito unico a Scanzano Jonico, ma a fronte delle proteste della popolazione non se n'è più fatto niente. Le scorie delle ex-centrali nucleari italiane sono ancora nelle ex-centrali nucleari italiane.

Negli Stati Uniti, dopo 20 anni di preparativi, a fronte dei problemi crescenti del sito, il Presidente Obama ha deciso che Yucca Mountain non sarà il deposito unico per le scorie nucleari statunitensi.

Lo sapevate che l'energia nucleare non sostituisce il petrolio?

L'energia nucleare produce elettricità (e tanto calore, inutilizzato), che può essere utilizzata per usi domestici e industriali, o far muovere i treni. Per muovere auto e camion serve sempre il petrolio. In Italia, dove si trasporta tutto su gomma, la dipendenza dal petrolio è ancora maggiore.
In più, il paese che usa di più il nucleare in Europa, la Francia, ha un consumo di petrolio per abitante maggiore di quello italiano.

La strada per l'indipendenza energetica dovrebbe invece passare per un consumo più razionale delle poche risorse e un ricorso sistematico alle energie rinnovabili.

Lo sapevate che la Francia con 58 centrali nucleari produce appena il 14% della sua energia?

E' così, guardatevi il servizio di Report.

Lo sapevate che anche l'estrazione di uranio produce scorie nucleari?

Anche questo fatto è ignorato, sarà che in Europa non ci sono giacimenti, e che l'Africa, dove ci sono le miniere più importanti, è l'ultimo dei nostri pensieri.

Lo sapevate che i rapporti di due congressi dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulle conseguenze dell'incidente alla centrale di Chernobyl non sono mai stati resi noti?

Dopo l'incidente alla centrale di Chernobyl nel 1986, si tennero due congressi sulle conseguenze del disastro, nel 1995 e nel 2001. Gli atti dei due congressi non sono mai stati pubblicati. Secondo un ex-ricercatore dell'OMS, questo fu dovuto al fatto che si dissero "cose imbarazzanti" su problemi genetici e leucemie, non solo dovuti all'incidente, ma anche a quelli verificatisi intorno alle centrali nucleari americane e inglesi.

[Integrazione extra-Report]

Nel 2005, quasi 20 anni dopo, l'ONU (con l'OMS) pubblicò un rapporto sulle conseguenze, che riporta, tra l'altro, come sia evidente un aumento di cancro alla tiroide e malformazioni genetiche sulla popolazione circostante.

Mi fermo qui. A chi vuol informarsi, non vorrei rovinare il gusto di leggersi / vedersi tutta la puntata di Report (qui sotto ci sono i link). Agli altri, che non hann voglia di farsi venire il mal di pancia con la realtà dei fatti, gli conviene far finta di niente e girarsi dall'altra parte.

Link:

Puntata "L'inganno" di (Report Rai 3)
Rapporto 2005 del Chernobyl Forum
Notizia su W.P. della chiusura del sito di Yucca Mountain

mercoledì 4 marzo 2009

Quattro o cinque problemi delle scorie nucleari

Vista la recente fiammata (o per meglio dire, "abbaiata") sul ritorno all'energia nucleare in Italia, voglio qui ricordare quei quattro o cinque problemi irrisolti che ci pone questa scelta. Mi riferisco alle scorie nucleari, il materiale che rimane dopo che si è consumato tutto il combustibile nucleare (nelle centrali di III è uranio 235), oppure dopo che la centrale ha smesso di funzionare. Si perché le centrali nucleari hanno una vita limitata, 20-30 anni, anche meno, se esplodono prima (passatemi la battutaccia).
  1. Le centrali nucleari di III generazione producono scorie nucleari: sembrerà una affermazione banale, ma non lo è. I reattori attualmente sul mercato, quelli di III generazione, producono una grossa quantità di scorie nucleari, le quali a loro volta hanno 2 ordini di problemi: a) hanno un tempo di decadimento dell'ordine di qualche milione (!) di anni; b) una delle scorie, il plutonio, potrebbe essere usato per scopi militari, o se finisse nella mani sbagliate, per scopi terroristici. Da questo nasce il secondo problema.
  2. In Italia non esiste un posto dove stoccare, dove immagazzinare le scorie nucleari: si era tentato qualche anno fa un sito unico, individuato a Scanzano Ionico, salvo poi far retromarcia di fronte alle (giuste) rimostranze della popolazione locale. Chi vorrebbe avere un sito del genere dietro casa? Le scorie nucleari delle vecchie centrali nucleari italiane si trovano ancora sparsi nelle centrali stesse.
  3. Non esiste un sito al mondo dove stoccare le scorie nucleari in modo sicuro e permanente: negli anni passati gli Stati Uniti avevano individuato in Yucca Mountain, in Nevada, il sito finale e sicuro per tutte le scorie nucleari prodotte dalle loro centrali atomiche, arrivando a spenderci 9 miliardi di dollari nella sua costruzione. Il Presidente Obama, qualche giorno fa, ha escluso che Yucca Mountain sarà il sito unico statunitense per le scorie nucleari (avete per caso sentito che qualche giornale italiano che ne abbia parlato?)
  4. Ammesso che si trovi un sito dove immagazzinarle, la loro gestione costa: teniamo presente che 'ste scorie devono stare lì per qualche milione di anni, ben protette e custodite, magari in appalto a una società specializzata. Tutto questo costerebbe molti soldi, così tanti che se si mettessero in preventivo, tra i costi di costruzione e gestione della centrale nucleare, l'energia prodotta sarebbe molto più costosa, e perciò non conveniente.
  5. Ammesso che si trovi un sito, e una società che gestisca il sito, siamo in Italia: purtroppo il malaffare che ruota intorno alla gestione dei rifiuti, specie in alcune zone d'Italia, non fa presagire nulla di buono in prospettiva di una gestione di un rifiuto molto speciale come è quello nucleare. Anche il recente passato della gestione delle scorie nucleari già esistenti induce a una certa preoccupazione, per approfondimenti (e scoramenti) leggete il servizio di Report "L'eredità" (link qui sotto).
  6. Ammesso che si trovi un sito, e una società che gestisca il sito, e ammesso anche che la società sia seria, lasciamo una eredità pesante: l'ottica che le risorse del pianeta siano inesauribili è tramontata ormai da tempo, e l'obiettivo più ambizioso che la nostra generazione possa darsi è quello di lasciare il pianeta non tanto peggio di come l'abbiamo trovato. Discariche e inceneritori inquinano, e provocano un aumento delle malattie sulla popolazione che ha la sfortuna di vivere vicino. A questo, aggiungere anche discariche nucleari, con un potenziale di inquinamento ancora più elevato delle altre discariche, è un pesante fardello, che sarebbe totalmente a carico delle future generazioni.
Chiudo con la segnalazione di una intervista, al prof. Vincenzo Balzani, docente di Chimica all'Università di Bologna, che mette bene in luce gli aspetti critici dell'energia nucleare.

Links:

L'eredita (nucleare), servizio di Report
Notizia dell'abbandono del progetto Yucca Mountain da parte del Presidente Obama (fonte bloomerg.com)
Yucca Mountain (wikipedia inglese)
Reattori di IV generazione (wikipedia)
Zona nucleare, sito di informazione sull'energia nucleare
Intervista a Vincenzo Balzani (fonte tiscali.it)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...