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martedì 24 ottobre 2017

Il nuovo smartphone Linux "Librem 5" si farà




La campagna di crowdfunding lanciata da Purism per il suo progetto di smartphone libero e rispettoso della privacy "Librem 5" ha ampiamente superato i 2 milioni di dollari, ben oltre il minimo necessario al suo finanziamento, fissato a 1,5 milioni. Per tenere a freno l'eccesso di entusiasmo dei Linux Boys, sottolineo che i volumi sono davvero modesti, per non dire irrisori, poco più di 3.000 pezzi preordinati. Librem 5 comunque concretizza la possibilità di un'alternativa ai sistemi proprietari dominanti, nonostante le incognite che comunque ne offuscano un luminoso orizzonte.



Un applauso va fatto ai ragazzi di Purism, per il coraggio e per il lavoro fatto finora!





lunedì 16 ottobre 2017

Ubuntu 17.10: la svolta del desktop (video)


La settimana scorsa ho avuto l'onore di essere ospitato dagli amici del LUG VI, per una serata sul tema "La svolta del desktop di Ubuntu, la distribuzione Linux più popolare".
Come sapete recentemente Ubuntu - per bocca del suo fondatore Mark Shuttleworth - ha scelto di abbandonare lo sviluppo di Unity, il proprio ambiente desktop, a favore di GNOME Shell, l’interfaccia predefinita di GNOME. Il nuovo volto di Ubuntu sarà visibile fin da Ubuntu 17.10 “Artful Aardvark” che sarà rilasciata tra qualche giorno, il 19 ottobre 2017. Questo cambiamento porterà, e in alcuni casi ha già portato, grossi cambiamenti, sia sul proprio PC che nel mondo Ubuntu in genere.

Con gli amici di LUG VI ho parlato di desktop e interfacce utente, divagando allegramente su Ubuntu Phone, pacchetti SNAP, derivate, e tanti altri argomenti connessi. Grazie al lavoro di +Stefano Spagnolo, il video del mio (lungo) talk è già disponibile su Youtube.

PS: ripeterò lo stesso talk domani sera martedì 17 ottobre a Schio, se siete in zona passate a trovarmi!

giovedì 21 settembre 2017

Librem 5 è già un successo, anche se...


Ammetto di essere strabiliato del consenso generale ricevuto da Librem 5, il progetto di uno smartphone basato su Linux, lanciato della statunitense Purism e di cui è in corso una campagna di crowdfunding per il finanziamento.

Librem 5 è un progetto finalizzato a realizzare uno smartphone che utilizzi un sistema aperto, sicuro e rispettoso della privacy - qualità che nè Google-Android nè Apple-iOS potranno mai garantire ai propri utenti. A un mese dalla conclusione della campagna, il progetto ha superato un terzo dei 1,5 milioni di dollari necessari al suo finanziamento, e sembra davvero prematuro capire se mai Librem 5 vedrà la luce.

I motivi del mio stupore sono molteplici. Innanzitutto sia la comunità KDE che quella di GNOME hanno annunciato il loro supporto al progetto. Certo, un bene per il progetto, ma mi domando come Purism riuscirà a conciliare le diverse esigenze tecniche di KDE e GNOME. Librem 5 monterà PureOS, una distribuzione basata su Debian Testing, con ambiente desktop GNOME, ma sarà possibile installarci - a detta di Purism - molte altre distribuzioni Linux.

Altra perplessità riguarda l'effettiva capacità di GNOME nel proporre una propria piattaforma adatta alle esigenze mobile. Se KDE può vantare fin da ora Plasma Mobile, mi risulta che l'ultima iniziativa di GNOME in tema risalga a più di 10 anni fa (!), con l'annuncio di GNOME Mobile & Embedded Initiative, di cui si sono perse le tracce da tempo. Sempre che GNOME non progetti di utilizzare GNOME Shell (l'interfaccia desktop) come unica piattaforma convergente.

Sono ancora più perplesso poi per le app che ci gireranno. Anche attingendo alla generosa dotazione di applicazioni presenti per Debian, e Linux in genere, molte di queste dovranno essere adattate per un uso in mobilità. Questo è un po' lo stesso problema che ha affrontato Ubuntu Phone, e uno dei motivi del suo fallimento.

L'ultimo dubbio riguarda il posizionamento sul mercato del telefono. Per la campagna di crowdfunding il prezzo è stato fissato in 599 dollari (compreso caricabatteria e spedizione in tutto il mondo), un prezzo medio-alto, che difficilmente può (potrà) essere alla portata di tutti. Se Linux su desktop gira tranquillamente su PC e notebook con qualche anno sulle spalle, il cui prezzo è accessibile a moltissimi utilizzatori, Linux su smartphone rischia di nascere già elitario, un pessimo segnale anche dal punto di vista etico: la privacy se la può permettere solo chi ha soldi.

Nonostante queste incognite, sinceramente, auguro il meglio al progetto. Il mercato è praticamente saturo di proposte, con Android a maramaldeggiare, ma c'è bisogno di un sistema indipendente che si prenda cura della privacy dei propri utenti.

lunedì 30 gennaio 2017

Ancora notebook con Linux: KDE Slimbook


L'offerta di PC con Linux preinstallato continua a crescere. Solo pochi giorni fa, Vi avevo dato notizia dei nuovi portatili Dell motorizzati Ubuntu, disponibili anche in Italia. Il 26 gennaio scorso, KDE ha annunciato la disponibilità di KDE Slimbook, portatile nato grazie alla collaborazione tra l'azienda spagnola Slimbook e sviluppatori KDE, motorizzato da KDE Neon.

Di Slimbook avevo già scritto nella mia "Guida 2016 all'acquisto PC e notebook con Linux preinstallato", dal momento che offriva alcuni notebook con varie distribuzioni Linux preinstallate, ma questa novità merita un approfondimento.

KDE Slimbook

 

Il KDE Slimbook è un portatile da 13,3'' interamente in alluminio, dalle caratteristiche tecniche interessanti:
  • CPU Intel i5-6200U o Intel i7-6500U di ultima generazione
  • Scheda grafica Intel Graphics HD 520
  • RAM da 4 GB a 16 DDR3 - 1600 Mhz
  • Hard disk da 120GB a 500GB SSD
  • Monitor 13.3" Full HD 1920x1080px LED
  • Tastiera retro illuminata
  • Bluetooth 4.0 
  • Wireless Intel Dual Band: 3160 (oppure 7265 N / 7265 AC)
  • 2 porte USB 3.0
  • Dimensioni  33 x 22 x 1,8 cm
  • Peso 1,36 kg
  • Batteria 6800mAH high litio
L'aspetto è (volutamente) simile in tutto e per tutto a un MacBook Air, con però caratteristiche hardware migliori, prezzo inferiore e... logo KDE inserito al posto della mela.  Le caratteristiche tecniche sono uguali a quelle dello Slimbook Katana, che però è offerto nei colori oro (orrore!) oppure nero.


In fase di configurazione si possono scegliere differenti RAM, Hard Disk, Wi-Fi e tastiera (manca purtroppo quella italiana!), e bisogna evitare di farsi prendere la mano sennò il prezzo schizza verso l'alto.

Impressioni 

La cosa più interessante è la collaborazione Slimbook - KDE, mi sembra sia la prima volta che KDE collabori direttamente con un produttore. Per realizzare questo notebook, Slimbook ha contattato KDE, che ha accolto con entusiasmo la proposta di collaborazione. Alcuni sviluppatori KDE hanno lavorato per migliorare alcuni aspetti di KDE e realizzare un prodotto bello e affidabile. Si tratta sicuramente un bel segnale sia per KDE che per gli utenti, che grazie a questa collaborazione vedono ampliarsi le loro possibilità di avere un PC con Linux.

La seconda annotazione riguarda il binomio Linux - aziende spagnole: BQ è stato il primo produttore mondiale di Ubuntu Phone. Adesso Slimbook è il primo a fare un accordo con KDE. Mi domando a questo punto se sarà spagnolo anche il primo a fare un accordo con GNOME.. :-)

La terza annotazione riguarda la scelta di utilizzare  KDE Neon, una specie di distribuzione, rilasciata con una specie di rolling release, di cui esiste anche una versione LTS basata su Ubuntu. KDE Neon si propone il duplice scopo di dare agli sviluppatori un ambiente congruente e agli utilizzatori una piena esperienza KDE. La scelta di Slimbook è indubbiamente coraggiosa, ma inevitabile quando si vogliono creare alternative ai sistemi più diffusi.

L'impressione generale è quella di avere di fronte un notebook potente, a un prezzo adeguato, ma soprattutto ficherrimo. Tanto che potrebbe indurre i vicini a voltarsi incuriositi. Se non altro per interrogarsi per quale dannato motivo quel particolare MacBook non abbia la mela-lampadina accesa sul retro!?!!?

Per quanto riguarda la solidità e affidabilità di questo notebook, non saprei proprio dire, mi manca purtroppo il materiale tra le mani. Sarei contento se tra i miei lettori ci fosse un acquirente Slimbook (scrivetemi!), ma sarei ancora più contento se mi leggessero i Cari Amici di Slimbook: nel caso, mandatemene uno in prova! :-P

domenica 26 maggio 2013

Prova Ubuntu 13.04: un mese e più insieme a "Ringtail"

Il mio Ubuntu 13.04

Ciao Pangolino ciao

Quando un anno fa installai Ubuntu 12.04 LTS sul mio notebook, ero certo il "Pangolino Preciso" avesse trovato un luogo sicuro per rimanervi parecchio tempo. Ubuntu 12.04 è stabile, e supportata per 5 anni, mentre il mio PC comincia ad avere i suoi anni (è del 2010), senza contare che l'evoluzione di Ubuntu - con tutti i suoi effetti speciali e colori ultra vivaci - pretende hardware sempre più recente e performante.

Poi, a forza di sentire la mia amica +Carla Sella, la famosa "tester" di ubuntu-it, enunciare meraviglie e stabilità di Ubuntu 13.04, ho deciso di sfrattare il Pangolino dalla sua tana.
Ciao Pangolino, è stato bello, sapevamo entrambi che prima o poi finiva! :_(

Installazione di Ubuntu 13.04

Per fare posto al Ubuntu 13.04, si comincia con un bel backup su disco USB esterno dei dati contenuti nella mia cartella /home. Tutte le installazioni di un nuovo sistema iniziano infatti dal fare una copia di backup dei propri dati importanti! Come scrissi in un mio post, nel caso - raro - che qualcosa vada storto durante l'installazione è fondamentale aver messo in sicurezza i dati.

Dopo aver effettuato la copia, ho scaricato l'immagine ISO di Ubuntu 13.04 dal sito web di ubuntu-it, e copiata su una chiavetta USB, in modo da poterla installare da lì.

L'installazione è stata molto semplice (vedete sul wiki una guida - per Ubuntu 12.04): completamente assistita, consiste in poche e semplici domande (lingua, layout tastiera, paese, user e password, ...) e procede senza problemi fino al riavvio del sistema. L'unico punto di attenzione è al momento del partizionamento e formattazione del disco fisso: consiglio caldamente a tutti di leggere bene le opzioni e scegliere quella desiderata.

Ubuntu 13.04 con Unity

Primo avvio del sistema (e primo problema)

Il primo avvio del sistema è stato il momento peggiore: il PC era lentissimo, quasi non riusciva a rispondere ai comandi, con il mouse che spariva e la dash (il pannello di Unity per eseguire i programmi ed effettuare le ricerche) lentissima.

All'inizio credevo che il problema fosse la scheda grafica, una ATI HD 4200 del 2010, che stenta a sopportare gli effetti grafici di Unity. Infatti la Dash - se è massimizzata - include un'animazione che la rendono lentissima (almeno, con la mia scheda grafica). Compresa nell'animazione, c'è un'anteprima di quello che si va a cercare (vedi questo articolo sulle novità di Ubuntu 13.04), che è una gran bella cosa, ma solo per hardware in grado di supportarla.

Ho quindi deciso di ridimensionare la Dash, in modo che fosse più rapida. Il problema si risolse parzialmente: l'avvio della Dash rimane lento, sia premendo il tasto "Super" (quello che nei normali computer ha una "finestrella come simbolo, nel mio c'è il logo di Ubuntu), sia premendo il tasto "Home" del Launcher (=il barrone laterale sinistro).

Ubuntu 13.04 con Dash "ridotta"

Cercando delle alternative per rendere le prestazioni decenti, ho scoperto che ATI ha dismesso il supporto per la mia scheda grafica (e per tutte quelle della serie HD 20000, HD 3000 e HD 4000), in quanto ormai "avevano raggiunto il massimo delle ottimizzazioni" (dicono). Per le schede di questa serie non sono quindi disponibili i driver proprietari (motivazione tecnica: i driver ATI 13.1 Legacy possono essere usati fino a X Server 1.12). Prendo nota: in futuro comprerò solo PC con schede grafiche di cui siano disponibili i driver liberi.

Per aggirare questo problema è disponibile un "trucchetto": usare la vecchia versione 1.12 di X Server e i relativi driver (vedi questa pagina su Launchpad), ma sinceramente io sconsiglio fortemente di farlo, e personalmente ho evitato la cosa.

Mentre sto provando varie soluzioni, noto che il sistema comincia a funzionare in maniera decente. Ubuntu deve aver indicizzato (=memorizzato) applicazioni e file presenti nel sistema, e sembra essere via via più reattivo. Lascio perdere la scheda video e procedo con qualche piccola personalizzazione.

Personalizzazioni dell'aspetto consigliate (da me)

Passato il primo approccio, devo ammettere che Ubuntu 13.04 è di una solidità impressionante: nessun crash inaspettato. La prima impressione di stabilità è mantenuta nei giorni successivi: nessun grosso bug rilevato, pochissimi aggiornamenti e correzioni. Grande merito va alla squadra di Quality Assurance, di cui fa parte la già citata Carla.

Ubuntu 13.04 è fatto per essere utilizzato così com'è, ma al sottoscritto non piacciono alcune cose, che ho provveduto personalizzare. Da "Impostazioni di sistema" -> "Aspetto":
  • cambio lo sfondo del desktop, per dargli un po' di personalità
  • riduco la dimensione delle icone del Launcher a 36 pixel, così sono visibili più applicazioni
  • attivo la scomparsa automatica del Launcher, così guadagno spazio sul desktop
  • abilito gli "spazi di lavoro", che fanno sempre comodo
Installo quindi "Unity Tweak Tool" e riduco le dimensioni dei tipi di carattere (font), che nelle impostazioni predefinite (mi) sembrano enormi.

Ubuntu 13.04 con Unity Tweak Tool - Tipi di carattere

Infine, su Firefox, il browser web predefinito, installo Adblock, l'estensione che blocca le noiose e pesanti pubblicità presenti sui siti web. Mi domando sempre perché tale estensione non sia installata in maniera predefinita, come lo è invece su Rekonq.

Disabilitare o no le ricerche online?

Da Ubuntu 12.10, le ricerche dalla Dash accedono anche a Internet, sul sito di Amazon. Questa scelta ha suscitato molte perplessità, perché durante la ricerca il sistema invia ad Amazon alcuni dati dell'utente. Molti commentatori hanno visto in questo un attacco alla privacy, sebbene i dati inviati siano pressoché irrilevanti, e siano usati - secondo Canonical - in maniera aggregata e anonima.

Bisogna anche dire che tutti i sistemi operativi moderni registrano le azioni fatte dagli utenti sul proprio sistema, e in qualche caso le inviano in rete. Un recente esempio è quando qualcuno si accorse che i melafonini tracciavano gli spostamenti GPS dei propri utilizzatori.

La differenza tra queste pratiche e Ubuntu sta nel fatto che su quest'ultimo lo fa alla luce del sole, mentre nessuno sa cosa fanno gli altri sistemi operativi, ed è sempre possibile disabilitare tutte le "registrazioni" e il collegamento online con 1 solo clic, dal pannello "Privacy" di "Impostazioni di sistema".

Il pannello "Privacy" delle "Impostazioni di sistema" su Ubuntu 13.04

Detto questo, disabilitando ricerche online, si disabilita anche la relativa "Social lens", una vista della Dash dedicata alla visione dei social media (Facebok, Twitter, ...), molto comoda e perfettamente integrata con Unity. Se si fa clic su uno dei messaggi (o altro) presenti sulla "Social lens" si apre una finestra del browser predefinito per vederne i dettagli.

La "Social lens" su Ubuntu 13.04, 
con i tweet delle persone che seguo

Per attivare la "Social lens" bisogna andare su "Impostazioni di sistema" -> "Account online". Da qui si può impostare l'accesso ai servizi di social networking più popolari, come Twitter, Facebook, Flickr, Google e (orrore!) Windows Live.

Setup di un account online su Ubuntu 13.04

Una volta impostato almeno un servizio, la "Social lens" appare sulla Dash.

Questo è un piccolo servizio reso possibile dall'integrazione di Ubuntu con i servizi web, ma che viene disabilitato se si tolgono le ricerche online. Questa situazione dovrebbe cambiare nella prossima versione di Ubuntu, quando arriveranno gli annunciati "Smart scopes" (poi rimandati a Ubuntu 13.10), che dovrebbero gestire in maniera più flessibile l'accesso di Ubuntu alle risorse di rete.



Come si vede nel video qui sopra, la ricerca su Internet dalla Dash sarà estesa a numerose altre risorse, come Wikipedia, Google Drive, Flickr, servizi meteo, deviantART, e moltissimi altri, dando risultati di tutti i tipi: immagini, musica (legale!), notizie, ricette, consigli su dove mangiare molto altro. Bello, no? Staremo a vedere! :-)

Ma dove sono le novità?

A parte la "Social lens", in effetti mancano grosse novità su Ubuntu 13.04. Ci sono invece novità che passano quasi inosservate:
  • LibreOffice 4.0, un bel balzo in avanti per LibreOffice, ma i benefici per gli utilizzatori si vedranno più avanti
  • La sparizione di Gwibber, il client per microbloggin (Twitter, identi.ca) che sarà sostituito da "Friends", ancora immaturo, lo vedremo su Ubuntu 13.10
  • La sparizione di WUBI, il programma che permetteva di installare Ubuntu all'interno di Windows, personalmente gli ho sempre preferito un bel dual-boot
  • Alcune nuove icone e i nuovi pulsanti di spegnimento, apprezzati dagli esteti
  • La sostituzione di Nautilus, il file manager predefinito con File, che ne è suo degno sostituto, ma che manca della funzione di "split" presente su Nautilus, che permetteva di sdoppiare la finestra in due (grave mancanza!).
Poche novità, nessuna rivoluzione, ma un continuo e costante lavoro di miglioramento su tutti i fronti. Tutto qui?

Un salto nell'aldilà: GNOME (s)Hell

No, per gli amanti delle emozioni estreme, ho provato un salto nel lato oscuro di Ubuntu: GNOME (s)Hell!

Dovete sapere che, dopo essere andati d'amore e d'accordo per molti anni, Ubuntu e GNOME hanno preso strade diverse (e simili) nel 2011, quando apparvero "Unity" (l'interfaccia predefinita da Ubuntu 11.04) e "GNOME Shell", l'analoga interfaccia "made in GNOME". Paradossalmente, la loro somiglianza ha posto inimicizia tra Canonical (e il resto del mondo) GNOME, suscitando più di qualche perplessità.

I rapporti adesso sembrano essere migliorati (attendo smentite!), tanto che da 13.04, Ubuntu GNOME è una derivata ufficiale, con tutti i conseguenti vantaggi per il team di sviluppo. Vedremo come si evolverà questa convivenza.

Per provare "GNOME Shell", è sufficiente installarla da Ubuntu Software Center, poi "Terminare la sessione" e al momento del login fare clic sulla piccola icona Ubuntu del pannello di accesso, e scegliere GNOME.

Su Ubuntu 13.04 è presente GNOME 3.6, che ha una serie infinita di piccole migliorie, basta vedere le note di rilascio.

GNOME Shell 3.6 su Ubuntu 13.04

Bisogna dire che GNOME Shell è un'interfaccia veloce, pulita e razionale. Chi è abituato a Unity comincierà subito a usarla molto velocemente. D'altro canto, manca di molte delle cose figherrime che si sono su Unity: le lens della Dash, le anteprime delle ricerche e qualche effetto speciale.

Le estensioni di GNOME Shell

Tra le cose che mi piacciono particolarmente di GNOME Shell ci sono le estensioni, una serie di piccoli programmi che si installano sulla barra superiore. I programmi si scaricano e installano (e anche disinstallano) direttamente dal relativo sito internet in pochi secondi.

Il sito web da cui installare (e disinstallare!) le estensioni GNOME

Tra le estensioni disponibili da segnalare:
  • Applications Menu: un menu delle applicazioni, per i nostalgici di GNOME 2.x
  • Impatience: permette di ridurre i tempi delle animazioni di GNOME
  • Weather: le previsioni del tempo
  • Media player indicator: integra il controllo del media player (Rhythmbox, VLC, Totem, Clementine, ...) sul pulsante dell'audio
  • Coverflow Alt-Tab: modifica il cambio di applicazione con i tasti "alt+tab" in modalità "copertina"
L'estensione Weather su GNOME Shell e Ubuntu 13.04

Queste estensioni le ho provate e sul mio computer funzionano perfettamente. Peggio è andato con altre (esempio: System Monitor), che richiedono l'installazione di alcuni pacchetti, e quindi qualche smanettamento.

L'idea delle estensioni è comunque una gran bella roba, se si riesce a risolvere il problema delle dipendenze (=installazione preventiva di altri pacchetti). Magari su Ubuntu GNOME, che è più simile a una installazione GNOME vanilla, le estensioni funzionano meglio.

Altra cosa simpatica è che dallo stesso sito, se si va su "Installed extensions" è possibile disattivare, configurare e disinstallare le estensioni.

Tirando le somme

Dopo più di un mese di utilizzo quotidiano posso dire: sono soddisfatto di Ubuntu 13.04! Certo, scoprire che la propria scheda video non è più supportata mi ha lasciato l'amaro in bocca, e vedere le animazioni della Dash andare a rilento quando sono così fluide su altri PC dà un certo fastidio! Però personalmente sono sempre stato tiepido nei confronti degli "effetti speciali", privilegiando l'uso pratico e veloce del sistema.

Volendo quindi fare un riassunto della mia esperienza.

Vantaggi
  • stabilità
  • applicazioni aggiornate all'ultima versione
  • su Unity: integrazione dei social media sulla Dash
  • su GNOME Shell: reattività della Dash, possibilità di installare estensioni (ma bisogna fare attenzione ai pacchetti da installare!)

Svantaggi
  • pesantezza di Unity e della Dash, spero migliori in futuro (da sottolineare comunque Ubuntu 13.04 gira bene su PC almeno bi-processore e 1 GB di RAM)
  • manca il supporto proprietario per "vecchie" schede grafiche ATI, ma questo è imputabile ad ATI (mai più!)
  • se si confronta con KDE/Kubuntu, il sistema è poco personalizzabile (ma qualcuno dirà che KDE/Kubuntu è fin "troppo" personalizzabile!)

Dario Cavedon è un giovanotto di belle speranze, che ha passato i 40 ma non se li sente, è uno giovane dentro, anche se da fuori non si direbbe. Si dedica con passione alla diffusione del Software Libero, di Linux e di Ubuntu e di un sacco di altra roba, nel poco tempo che famiglia e lavoro gli concedono. Il resto lo potete leggere sulla breve biografia.

domenica 19 aprile 2009

Mark Shuttleworth sui cicli a medio-lungo termine.

Mark Shuttleworth, fondatore di Ubuntu, è da sempre un sostenitore dei cicli di rilascio software a breve termine (6 mesi). Ma è anche da sempre a favore dei cicli a medio-lungo termine (2-3 anni)!

L'apparente contraddizione la spiega nel suo ultimo post. Chi abbia la pazienza di leggerlo tutto (come il sottoscritto) troverà delle idee molto interessanti, e anche una ciliegina, piazzata in fondo al post.

Scrivendo del ciclo a 6 mesi, scrive che porta benefici perché:

"energising the whole community, REALLY releasing early and often, shaking out good and bad code, rapid course correction"

("stimola tutta la comunità, si realizza DAVVERO il rilascio presto e spesso, si tira fuori il buon codice e anche il brutto, strada rapida per le correzioni" trad. by Dario)

Ma ha anche due ...
  • "It’s hard to communicate to your users that you have made some definitive, significant change,
  • It’s hard to know what to support for how long, you obviously can’t support every release indefinitely."
  • ("E' difficile comunicare ai propri utenti che sono state fatte alcune modifiche significanti e fondamentali,
  • E' difficile capire cosa sostenere e per quanto tempo, non si può supportare ogni rilascio all'infinito" trad. by Dario)
Per questo motivo, vorrebbe introdurre, oltre ai cicli a 6 mesi, anche dei cicli a cadenza più ampia, in quanto:
  • "Rapid, predictable releases are super for keeping energy high and code evolving cleanly and efficiently, they keep people out of a deathmarch scenario, they tighten things up and they allow for a shakeout of good and bad ideas in a coordinated, managed fashion.
  • Big releases are energising too. They are motivational, they make people feel like it’s possible to change anything, they release a lot of creative energy and generate a lot of healthy discussion. But they can be a bit messy, things can break on the way, and that’s a healthy thing."
  • ("I rilasci rapidi e regolari sono il massimo per tenere alta l'energia e l'evoluzione del codice pulita ed efficiente, tengono fuori la gente da uno scenario cruento (??), tengono le cose vicine all'obiettivo e permettono l'uscita di idee buone e cattive in maniera coordinata e gestita.
  • Ma anche i grossi rilasci sono energizzanti. Sono motivanti, fanno pensare alla gente che si possa cambiare tutto quanto, rilasciano un sacco di energia creativa e generano molte discussioni che fanno bene. Ma possono anche essere un po' disordinate, le cose di possono rompere sulla strada, e questa è una cosa salutare." trad. by Dario)
Sui rilasci a medio-lungo termine, già si lavora in casa Ubuntu, con le versioni LTS (Long Term Support, cioè Lungo Termine di Supporto), che sono rilasciate in media ogni 2 anni e supportate per almeno 3 anni. Mark vorrebbe fare di più, sincronizzando il rilascio di più distribuzioni, in maniera da concentrare gli sforzi di tutti in un unico obiettivo. E qui arriva la ciliegina: dopo aver parlato con alcuni esponenti delle altre distro, senza purtroppo ottenere molto, ha parlato con Steve McIntyre, il Debian Leader Project, e sembra che stia pensando a un rilascio Ubuntu LTS a Ottobre 2010, in sincronia con il prossimo rilascio di Debian, previsto proprio nello stesso periodo.

La proposta di Mark, ciliegina finale a parte - tutta da verificare, di focalizzare gli sforzi delle varie comunità del software libero verso obiettivi, almeno temporali, condivisi è condivisibile al 100%. Se da un lato il software libero ha avuto sempre un modello di bazar, che gli ha permesso di fare passi da gigante negli ultimi anni (se pensate ad esempio che GNOME 1.0 è stato rilasciato "solo" 10 anni fa!) , dall'altro continuare a seguire sempre e solo questo modello potrebbe portare alla stasi. Guarda caso, proprio questa infatti è una delle malattie che proprio GNOME sembra più soffrire in questi ultimi tempi.

Il post di Mark si conclude con una serie infinita di domande, rivolte a tutti quelli che vogliono contribuire a sviluppare la sua idea. E voi che ne dite?


Link:

Post di Mark Shuttleworth
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