venerdì 31 gennaio 2014

Trasporto urbano intermodale, cambiare il mondo... a pedalate! (1)

No, non sono ancora pronto per questo! ;-)

L'idea che ronza

Da un po' di tempo mi ronzava in testa un'idea: andare al lavoro in bici. Cioè, andare al lavoro anche in bici, combinando l'uso della stessa al treno. Non che fosse un'idea nuova, già l'avevo fatto qualche anno fa, usando la mia vecchia e fidata bicicletta di quand'ero ragazzo. Lo faccio ancora ogni tanto in estate, quando il clima è mite, e le vacanze estive svuotano i vagoni dagli studenti, facendo posto alla mia ingombrante due ruote.

Qui però si trattava di alzare la sfida a un livello superiore, quello dei "professionisti" del trasporto intermodale urbano, quelli che macinano migliaia di kilometri, sfrecciando nel traffico a bordo di diabolici attrezzi metallici, le bici pieghevoli, che poi chiudono in pochi secondi come coltellini svizzeri quando arrivano in stazione o salgono sul bus.

Un giro in bici

La spintarella finale me l'ha data l'amico +Antonio Piro, conosciuto grazie al LUG. Quando Antonio seppe che ero interessato prendere una bici pieghevole per recarmi al lavoro, mi propose di provarne una delle sue. Un tiepido sabato mattina autunnale quindi mi recai nella sua casa sulle pendici del Monte Summano, per la prova. Scesi nel suo garage, la sorpresa: un garage pieno di mezzi a 2 (o 3!) ruote, tutti a trazione umana! :-) Un paio di questi erano bici pieghevoli, e me le fece provare entrambe, lungo la pista ciclabile che passa vicino casa sua.

Andata sulla Hoptown da 20'' (si legge "20 pollici", che sono le dimensioni delle ruote) e ritorno sulla Brompton da 16'', la "ferrari delle pieghevoli". Come ho poi scoperto, si tratta di due modi di intendere la bici pieghevole: le bici con ruote più grandi sono più orientate al confort di viaggio (sacrificando dimensioni e peso), mentre le altre sono di qualche kilo (etto?) più leggere, e si ripongono in pochissimo spazio, ma sono anche più... spartane. Almeno questa la mia prima impressione. Entrambe le bici erano estremamente maneggevoli.

Il buon Antonio, mi prestò la sua Hoptown per un paio di settimane, nelle quali feci un paio di prove sul tragitto casa-lavoro, che confermarono quello che avevo già deciso: dovevo acquistare una bici pieghevole!


Una scelta difficile

Rimaneva solo un problema: decidere quale! Sempre seguendo il consiglio del "Maestro delle 2 Ruote" Antonio, cominciai a leggere il forum delle bicipieghevoli, una vera miniera piena zeppa di informazioni sul mondo delle pieghevoli: scelta della bici (appunto), mercatino dell'usato, consigli sulla manutenzione, consigli sull'abbigliamento, percorsi ciclabili, accessori, gomme, pedali, fanali, telaio, computer, app, ...

aaaaagh! 

Passai intere serate a leggere post su questo o quel modello, arrovellandomi sulle questioni che tolgono il sonno a tutti i "pieghevolisti": ruote da 16'' o 20''? telaio in acciaio o alluminio? freno a contropedale? cambio nel mozzo?!!? 

AAAAAAAAAAAGH!

Come c'era da aspettarsi trovai più domande che risposte, e alla fine, pur avendo acquisito competenze di livello accademico su un argomento di cui sapevo niente fino al mese prima, il dubbio rimaneva. Cambiai allora prospettiva: decisi il budget che volevo stanziare e mi regolai di conseguenza. Scartando i marchi meno conosciuti, la scelta si ridusse a 2 alternative: Dahon Vybe C7A e Tern Link C7, con la seconda un po' più cara della prima.

Dahon Vybe C7A 2013

Un'altra scelta difficile

Bene, scelta la bici mancava solo scegliere... dove comprarla!

Vicino a casa c'era un solo negozio che aveva uno dei modelli che mi interessa, ma difficile da raggiungere in auto in quanto è in centro città, a Vicenza. Triste da dire: il centro di Vicenza val bene visitarlo tutte le volte che si può, ma non per fare acquisti, a meno di andarci in... bicicletta!

Mi misi allora alla ricerca sui siti di aste online e mercatini dell'usato, come questo oppure questo. Dato che era la prima pieghevole, mi sarei accontentato di una bicicletta usata, ma tenuta bene. Dopo settimane (!) di ricerca però non riuscii a trovare una buona occasione: nessuno vendeva i modelli che mi interessavano, oppure voleva troppi soldi, in qualche caso addirittura più di quello che costava lo stesso modello sui negozi online! O_O


Alla fine optai per un negozio inglese - di cui avevo ovviamente già letto sul forum - e che offriva la Dahon scontata, rendendola conveniente nonostante le spese di spedizione: 5 minuti per fare l'ordine, pagato con carta di credito, e 4 giorni dopo il corriere suonava alla porta di casa.

Non restava che pedalare, ma questa è un'altra storia. Se volete leggerla, continuate a seguirmi sul blog! :-)

sabato 11 gennaio 2014

Windows XP è alla fine: "XPocalypse" alle porte

fantascienza.com

"The Judgement Day"

Segnatevi questa data sul calendario: 8 aprile 2014.

In quella data scadrà il supporto ufficiale Microsoft per Windows XP, mettendo la parola "Fine" a uno dei sistemi operativi più longevi di casa Microsoft. L'evento è stato definito dai giornali inglesi come XPocalypse (gioco di parole unendo "XP" e "Apocalypse", Apocalisse). A me piace definirlo anche "Judgement Day", giorno del Giudizio: solo i giusti che usano Linux lo potranno superare. :-)

Lo ricorderemo così


Nonostante lo scetticismo con cui fu accolto nel 2001 (al tempo giravano molte immagini divertenti come quella qui sopra), bisogna riconoscere che XP è stato uno dei migliori (leggasi: meno peggio) sistemi prodotti da Microsoft, tanto che moltissimi clienti - anche aziendali - lo hanno preferito al suo successore, Windows Vista. Ancora oggi, XP è utilizzato da una mole considerevole di PC, più del 20% (1 computer su 5), secondo alcune statistiche.

Un'ottima occasione per fare affari

Dal 8 aprile quindi, milioni di computer si troveranno senza protezione anti virus. Con il concreto pericolo che una folta pattuglia di cracker (hacker cattivi, che sfruttano le vulnerabilità dei software per fini di lucro) stia attendendo "giorno del giudizio" per sfruttare una serie di vulnerabilità non ancora corrette, alcune già note, per impadronirsi dei PC e sfruttarli nelle loro "botnet", adibiti - per esempio - allo spam.

Agitando questo spettro, una serie di aziende si preparano a fare affari d'oro. A cominciare proprio da Microsoft, che propone l'aggiornamento a Windows 8.1 - ovviamente a pagamento. Altri offrono supporto professionale - sempre a pagamento - per aiutare le aziende nella migrazione.

Ma questa migrazione taglia fuori molti vecchi PC, dotati di processore (per esempio: Pentium4) e memoria RAM insufficienti per far girare Windows 8.1. Questo fattore alimenterà ulteriormente gli affari, incentivando l'acquisto di PC nuovi - e aumenterà anche il materiale in discarica.

Se fosse invece un'ottima occasione per scegliere la Libertà?

Ma la fine del supporto a Windows XP è anche un'ottima occasione per liberarsi dal giogo di Microsoft e passare a Linux. Con l'ulteriore vantaggio che passando a Linux ci si mette al riparo da una serie di attacchi illegali della NSA (i servizi segreti statunitensi), che da anni sfrutta i "buchi" dei sistemi proprietari più diffusi.
Nota per i pignoli: se la NSA vuole i dati del vostro PC li avrà, qualunque sistema operativo usiate, ma almeno rendiamogli la vita un po' più difficile! :-)

Il Comune di Monaco di Baviera - che ha da poco terminato la migrazione a Linux di tutti i suoi PC - ha promosso una iniziativa per aiutare la popolazione nel passaggio a Linux, distribuendo CD con Ubuntu 12.04 tramite le Biblioteche Civiche.

Ubuntu 13.10

Ma tutti possono migrare facilmente a Linux, scegliendo la versione giusta.

I computer recenti - dotati di processore Intel e AMD "multi core" - possono utilizzare senza problemi qualsiasi versione di Linux: Ubuntu, Kubuntu, Mageia, Fedora e openSUSE, solo per citare le più famose. La scelta di una o l'altra dipende più da gusti personali estetici che da reali differenze - se non minimali - nelle prestazioni. Il mio consiglio è: fate più di una prova! ...e poi scegliete Ubuntu! :-)

Xubuntu 12.04

I PC più vecchi - con processore dal Pentium 4 in poi - possono prolungare la loro esistenza ancora per qualche anno, usando le versioni Linux più leggere: Xubuntu, Lubuntu, Bodhi, Lubit (del mio amico Luigi) e Crunchbang (di cui avevo fatto una recensione qualche tempo fa).

Io stesso ho scritto questo post utilizzando Xubuntu 12.04 LTS (supportata fino al 2017), su un Athlon 4 con 384 MB di RAM: l'esperienza utente è "al limite minimo", ma tutto sommato accettabile.


La fine di un'era segna anche l'inizio della successiva: sta a noi scegliere se cambiare in meglio.

martedì 31 dicembre 2013

"Esperti" Linux - (Qualcuno ci salvi dagli) - parte I

Capita di imbattersi in persone che vantano (millantano?) una profonda conoscenza dei sistemi Linux, e, dall'alto della loro esperienza più che decennale, ne sconsiglino l'uso all'improvvido uomo della strada, che può a malapena capire come funziona una mattonella di Windows 8.

Uno di questi (misteriosi) personaggi è emerso tra le pagine del Corriere online, commentando un articolo sul debutto dello smartphone Jolla, dotato del sistema operativo Sailfish (appunto basato su Linux).


Il dato scientifico su cui si basa la sua opinione (= "mi sono sempre trovato bene con i sistemi windows"), lo porta a consigliare l'uso di Linux "se uno è un ingegnere informatico e ha il tempo di modificare i vari file di configurazione per adattarli al proprio lavoro" e baggianate simili.

Il poveretto, a cui sicuramente manca la conoscenza di una qualsiasi distribuzione Linux degli ultimi 10 anni, ignora che queste (come Ubuntu) si istallano in 20-30 minuti, con 7-8 clic.

Il poveretto poi ignora che Linux è utilizzato da persone normalissime. Come Adriano, commerciante, come Enrico, pensionato e come Francesca, medico. Ci sono anche ingegneri informatici, come Michele, ma neanche quest'ultimo si sogna di modificare a mano i file di configurazione.

Mi auguro che nel prossimo anno, ci siano sempre più persone normali, che questi "esperti" Linux.
Buon 2014!

lunedì 23 dicembre 2013

Il 2013 di Ubuntu, mese per mese

A fare i bilanci di fine anno su Ubuntu non ci si può sbagliare: un anno molto ricco di novità e avvenimenti! I più esperti hanno già gettato l'occhio qui sotto e capito a cosa mi riferisco, ma andiamo con ordine.

Gennaio, debutta Ubuntu Touch: un anno di "allenamento"

L'anno di Ubuntu è iniziato alla grande, con l'annuncio fatto il 2 gennaio di Ubuntu Touch, un sistema basato su Ubuntu appositamente destinato a smartphone e tablet, e presentato poi anche al CES di Las Vegas.
Durante l'anno poi lo sviluppo è proseguito molto velocemente, usando come "cavie" smartphone e tablet già in commercio della serie "Nexus" (Galaxy Nexus, Nexus 4, Nexus 7 e Nexus 10, ma "funzionicchia" anche su altri dispositivi), fino a rilasciare ufficialmente la versione 1.0 il 17 ottobre. Questa versione è in realtà una tecnology preview, versione per chi vuole provare il sistema, non ancora destinata all'uso per tutti. Le caratteristiche dettagliate di Ubuntu Touch sono descritte in questo numero della newsletter italiana di Ubuntu.
Il sogno del fondatore di Ubuntu Mark Shuttleworth della convergenza, un "sistema per governarli tutti [smartphone, tablet e PC]" prosegue a piccoli passi.

Febbraio, addio alle foto con Mark: gli Ubuntu Developer Summit diventano online

Tutto questo non ci sarà più :-( (fonte foto: alessiotreglia.com)

A febbraio una brutta tegola cade sulla testa della Comunità Ubuntu: arriva una inattesa notizia sull'"Ubuntu Developer Summit" (UDS), il ritrovo semestrale degli sviluppatori Ubuntu, che si teneva all'inizio di ogni ciclo di sviluppo, da qualche parte nel Mondo. I summit fisici sono sostituiti con eventi online, visibili sul sito dell'UDS. Motivazione ufficiale: consentire a tutti di partecipare - anche chi non può muoversi da casa.
Questa decisione - dettata (forse) anche dal voler contenere i costi - suscita più di qualche giustificato malumore tra la comunità, che legge la notizia come una dimostrazione di scarso interesse per la comunità stessa da parte di Canonical. Nei mesi successivi, Jono Bacon (Community Manager di Ubuntu) tenterà più volte di dimostrare il contrario.

Marzo, arriva Mir: niente sarà più come prima

Dopo anni di inutile attesa di una versione stabile di Wayland (il nuovo server grafico, la parte di sistema che si occupa delle funzioni base per la visualizzazione, che andrà a sostituire il vecchio X.org) Canonical decide di fare tutto in casa e annuncia Mir, un server grafico sviluppato in house che sarà adottato da tutte le versioni di Ubuntu, su qualsiasi dispositivo: altro tassello della... (avete già capito) convergenza, ma anche un altro passo sul sentiero solitario.

Mentre i progetti GNOME e KDE si affrettano a dichiarare amore sempiterno per Wayland, confermando la volontà di adottarlo nel corso del 2014, la decisione di Canonical provoca altre profonde spaccature all'interno della Comunità, dovute alla (solita) modalità con cui si annunciano le novità: sviluppo per mesi in segreto e annuncio a cose fatte. Peso decisionale della Comunità pari a zero.

Bisogna anche dire che il lavoro fatto con Mir è notevole: dopo pochi mesi di sviluppo, Mir è usabile e veloce, tanto che è già il server grafico di Ubuntu Touch. Se ne ipotizzava l'adozione anche in Ubuntu 13.10, poi la prudenza ha fatto rimandare il suo debutto a Ubuntu 14.04.

Da registrare un effetto positivo anche su Wayland: dopo l'annuncio di Mir, lo sviluppo ha preso un certo vigore (13 versioni rilasciate negli ultimi 9 mesi), un chiaro segnale che la concorrenza migliora i prodotti, anche nel Software Libero.

Aprile, rilasciato Ubuntu 13.04 Raring Ringtail

.

Ad Aprile arriva il primo rilascio dell'anno di Ubuntu, 13.04, nominato "Raring Ringtail", il primo con supporto dimezzato (9 mesi anziché 18, per diminuire il numero di versioni su cui si fa manutenzione), che porta alcune novità: nuova versione di Unity, con nuove icone e nuove "lens", la Dash (pannello) incorpora un'anteprima dei risultati delle ricerche, e le applicazioni possono essere installate direttamente, migliora l'integrazione con Ubuntu One (il servizio di "cloud storage" di Ubuntu), migliora la gestione della privacy, e tanti altri piccoli particolari (vedi qui sopra il video realizzato da +Paolo Rotolo per la Comunità ubuntu-it).
Personalmente, il primo impatto è stato tutt'altro che positivo, ma nei mesi successivi mi sono ricreduto, tanto che è la versione che uso ancora adesso (e che viene ancora aggiornata, nonostante il supporto finisca tra un mese!)

Maggio, esce la distribuzione "pronta quando è pronta": Debian 7


Il 4 maggio, a più di 2 anni dalla versione 6, è rilasciata la versione 7 Stable di Debian, la "mamma" di Ubuntu (=la distribuzione Linux da cui Ubuntu importa molta parte dei suoi programmi). Debian per la sua versione "Stable" segue un ciclo di sviluppo senza scadenze particolari, puntando più alla stabilità che al rispetto di una rigorosa tabella di marcia.

Il software rilasciato quindi è meno aggiornato di Ubuntu, ma molto più collaudato e quindi sicuro. In più Debian, che si definisce "The Universal Operating System" (il Sistema Operativo Universale), gira sul moltissime diverse piattaforme hardware, dai palmari ai supercomputer.

Giugno, le Comunità si abbracciano a Fermo: DUCC-IT 2013


Il 1 e 2 Giugno si tiene a Fermo l'edizione 2013 di DUCC-IT, la Debian Ubuntu Community Council. DUCC-IT è il ritrovo delle comunità italiane di Debian e Ubuntu, anzi di tutte le realtà italiane attive nel Software Libero. Trovarsi di persona per scambiarsi conoscenze, discutere della situazione e conoscere altre persone delle Comunità è una delle esperienze più appaganti per chi contribuisce al Software Libero.

Quest'anno eravamo ospiti del Fermo LUG, nella prestigiosa "Sala dei ritratti" del "Palazzo dei Priori", sulla piazza centrale di Fermo. Una bella scoperta, la cittadina marchigiana, adagiata splendidamente tra le colline, e da cui si vede anche il mare - oltre ad essere dimora degli amici +Andrea Colangelo e +Marco Alici.

Un bellissimo fine settimana, a cui hanno participato anche numerosi ospiti prestigiosi, tra cui il Prof. Renzo Davoli dell'Università di Bologna, +Italo Vignoli di Document Foundation (LibreOffice) e +Maurizio Napolitano (OpenStreetMap). Il resoconto completo è disponibile nelle pagine del sito della DUCC-IT.

Luglio, Ubuntu Forums hacked!


Il 14 Luglio, il gruppo di cracker che si definisce Sputn1k, riesce a compromettere il forum internazionale di Ubuntu, grazie a un errore nel software vBulletin, usato dal forum stesso. Si impossessano di user, password ed email di quasi 1,82 milioni di utenti del Forum, e mandano uno sberleffo agli amministratori cambiando la home page del sito (vedi sopra). Fortunatamente, le password sono "hashed" (protette con una chiave) e gli account degli altri servizi di Canonical (Launchpad e Ubuntu One) restano fuori dall'attacco.

Si tratta del peggiore attacco mai subito da Ubuntu: Canonical invita subito tutti gli utenti del forum a cambiare la password, mentre il Forum resta indisponibile per una settimana.

Il rapporto dettagliato delle indagini su quanto successo è scritto sul blog di Canonical, insieme a tutte le misure prese perché questo non si ripeta. I motivi dell'attacco restano ignoti, contro un forum senza scopo di lucro e gestito da volontari, e l'unica spiegazione resta la "fama" guadagnata dai cracker.

Agosto, Ubuntu Edge: un fallimento di successo


A fine Luglio, quando tutti stanno andando in ferie, arriva l'annuncio a sorpresa di Ubuntu Edge, il super-telefonino che concretizza la tanto agognata "convergenza": un unico dispositivo che riunisce le funzionalità di uno smartphone e un computer desktop (collegato a mouse, monitor e tastiera).
L'ambiziosa campagna di 30 giorni di crowdfunding che doveva finanziarlo supera tutti i record di crowdfunding, ma fallisce l'obiettivo finale, raggiungendo solo metà dei 32 milioni di dollari (!) necessari.

Forse non era ancora arrivato il momento per questi dispositivi, e sicuramente il marchio "Canonical" ha ben poca presa sulle persone "fuori dal giro Linux", ma anche tanti altri fattori hanno contribuito al fallimento. Di sicuro è stato un bel tentativo - personalmente mi aveva entusiasmato.

Settembre, Monaco si prepara alla fine di Windows XP (passando a Ubuntu)


Il Comune di Monaco di Baviera, già noto in ambito open source per il suo piano decennale di migrare a Linux 15.000 PC dell'amministrazione, corre in aiuto ai propri cittadini che hanno Windows XP, annunciando la disponibilità presso la Biblioteca pubblica di 2.000 CD con Ubuntu 12.04 LTS (supportato fino al 2017). Il prossimo 8 aprile 2014, infatti Microsoft smetterà di supportare Windows XP, lasciando i propri utenti esposti a rischi di virus e malware - che non verranno corretti.

I CD sono destinati alle persone cui manca l'accesso veloce alla Rete, agli altri il Comune raccomanda di scaricare Ubuntu direttamente dal sito ufficiale.

Si tratta di un'iniziativa che va inquadrata nell'ambito della scelta di Monaco di usare e sostenere il Software Libero, una scelta pioneristica ed epocale, destinata a fare scuola nel resto del Mondo. A Dicembre 2013, il Comune completerà con successo la propria migrazione.

Ottobre, il dono della Salamandra: Ubuntu Touch 1.0


Il 17 ottobre, viene rilasciato Ubuntu 13.10, nome in codice "Saultry Salamander", che porta con se la versione 1.0 di Ubuntu Touch - come abbiamo detto ancora da completare.
Sul lato desktop, la novità più rilevante sono gli "smart scopes": un sistema che permette di integrare le ricerche del desktop con più di 30 fonti Internet diverse come Wikipedia, Flikr, AskUbuntu ma anche siti commerciali come eBay e Amazon.
Tutte le novità, comprese quelle di Ubuntu Touch, si possono ammirare nel video della Comunità Italiana di Ubuntu (sempre "Made in PaoloRotolo" :-)

Novembre, la Comunità Italiana di Ubuntu si ritrova a Bologna


Dopo il DUCC-IT di Fermo, ubuntu-it si ritrova a Bologna, per il secondo incontro annuale. Inutile nasconderlo, il 2013 sarà ricordato dalla Comunità Ubuntu come l'anno dei mal di pancia. Il progetto Ubuntu, che dovrebbe essere condotto a braccetto da Canonical E dalla Comunità, denota invece sempre più un predominio della prima sulla seconda. Per questo (e per altri motivi) alcuni dei membri storici della Comunità hanno smesso di contribuire, altri l'avevano già fatto negli anni precedenti.
Paradossalmente, mai come adesso Ubuntu è la porta di ingresso nel mondo Linux, tanto da esserne considerato un sinonimo.
A Bologna, i membri della Comunità hanno discusso a lungo della situazione, il rinnovamento per il futuro dovrà passare per le origini: "Noi siamo ciò che siamo per merito di ciò che siamo tutti".

Dicembre, Ubuntu Touch ha il suo primo partner commerciale

(fonte: Tech Republic)

Dopo quasi un anno di sviluppi e annunci, Ubuntu Touch si guadagna il suo primo produttore hardware ufficiale. A svelarlo è Mark Shuttleworth, che però evita di svelare il nome del produttore. Qualcuno ipotizza che il fallimento di Ubuntu Edge abbia anche gettato le basi per l'accordo: Ubuntu Edge è stato solo rimandato di qualche mese?

Sull'onda dell'entusiasmo, altri già vedono un 2014 caratterizzato dal possibile dominio (!) di Ubuntu Touch sui tablet. Noi che siamo più realisti e abbiamo visto Ubuntu nascere e crescere in questi anni, siamo più prudenti e rivendichiamo la quota dell'1% che spetta di diritto a ogni sistema Linux.


Il 5 dicembre scompare anche la persona che più ha incarnato la filosofia Ubuntu: Nelson Mandela. L'ultimo pensiero del 2013 è per lui.

venerdì 6 dicembre 2013

In ricordo di Nelson Mandela

Nelson Mandela (fonte: it.wikipedia.org)

Stanotte, poche ore fa, è morto Nelson Mandela, premio Nobel per la Pace, primo nero presidente sudafricano, che con la sua lotta (per 27 anni!) dal carcere ha contribuito in maniera determinante alla fine dell'apartheid in Sudafrica (prima della sua scarcerazione) e a tenere unito il Paese (poi).

Mandela è stato anche - nel mio piccolo - uno dei motivi per cui ho deciso di cominciare a usare (e contribuire a) Ubuntu (la distribuzione): mi affascina la filosofia "Ubuntu", la solidarietà, il miglioramento continuo per noi stessi e per gli altri che a poco a poco si espande su tutta la Comunità che ci sta attorno. Un contagio positivo che migliora il mondo.

Mandela esprimeva tutto questo in una intervista che apparve nello stesso periodo in cui cominciava a diffondersi la nostra distribuzione preferita (più sotto la traduzione in italiano).


Intervistatore: "Molte persone vedono in Lei la personificazione di 'ubuntu', cosa significa per lei la parola 'ubuntu'?"

Nelson Mandela: "Molto tempo fa, quando ero bambino, se un viaggiatore attraversava il Paese, e si fermava al nostro villaggio, non aveva bisogno di chiedere cibo o acqua. Quando si fermava, la gente gli dava il cibo e si intratteneva con lui. Questo è solo un aspetto di 'ubuntu', ma 'ubuntu' ha molti altri aspetti. Ubuntu non significa che le persone non devono dedicarsi a se stesse. La questione piuttosto è: sei disposto a fare qualcosa per aiutare la gente che ti sta intorno? Puoi migliorare la tua comunità? Questa è una delle cose importanti della vita, e ognuno di noi lo può mettere in pratica, quindi dobbiamo apprezzarlo".

Mandela ci ha lasciato una pesante eredità: migliorare noi stessi, la nostra comunità e il nostro mondo dipende da tutte le nostre (grandi o piccole) azioni e idee, e dalla nostra determinazione nel realizzarle.

Ciao Madiba! :_(

lunedì 2 dicembre 2013

ubuntu-it meeting di Bologna, "Times They Are a-Changin"


Quando sabato 23 novembre (ultimo scorso) mi sedetti di fianco al mio amico Kubuntero +Michele Mordenti, all'ultima fila nella Sala Blu del Ramada Encore di Bologna, non avevo idea di cosa avrei parlato durante il mio talk.

Avevo prenotato uno slot dell'ubuntu-it meeting per parlare di come le cose stiano cambiando nella Comunità Italiana di Ubuntu, intitolando l'intervento "Times They Are A-Changin", come appunto la canzone di Bob Dylan, per darne maggiore enfasi. Avevo preparato accuratamente una quarantina di slide, e... un paio di "sorprese" per il pubblico ;-) ma non avevo ancora deciso come concludere. Questo l'avrei capito durante la giornata.

Ma facciamo un passo indietro, mettetevi comodi.

Cattivi presagi

Ero arrivato a Bologna alle 9 e mezza di sabato, con +Mattia Migliorini - altro ubuntero vicentino, giusto in tempo per preparare preparare la tavola con la nostra tovaglia arancione e prendere un caffé. Il tempo era stato inclemente: mai vista tanta acqua cadere dal cielo in così poco tempo.
Altro cattivo segnale premonitore, l'incontro in autostrada con un carro funebre, che accompagnava qualcuno nel suo ultimo viaggio.

Le nubi erano sparite incontrando gli altri già arrivati, a cominciare da +Milo Casagrande e +Silvia Bindelli, veneti esportati in Francia, che per ragioni di impegni vari e soprattutto di distanza mancavano da qualche tempo ai nostri incontri.

Approffittando che il mio talk era l'ultimo della giornata, mi appostai in ultima fila della sala. Era il III sabato consecutivo di impegni riguardanti il Software Libero, dopo "We Are Open 2013" (dove avevo tenuto un talk sulle licenze Creative Commons) e "Workshop Blender" (di cui ero uno degli organizzatori), e le slide mancavano appunto del finale.

Qualche mal di pancia

Salto la cronaca dei talk tenuti (che potete leggere sulla Newsletter di ubuntu-it, oppure sul post di +Riccardo Padovani, senza dimenticare il live blogging su Engeene curato da Mattia), tutti molto interessanti. Dirò molto sinteticamente che la comunità italiana di Ubuntu ha molte perplessità sulle scelte di Canonical nello sviluppo, e sui repentini cambi di direzione dello stesso.

Il mio talk era proprio su questo argomento: come darsi un'identità propria, come attirare nuove persone nella Comunità, come affrontare il #cambiamento?

Un piccolo gioco

Ho iniziato il talk con un gioco, invitando i presenti a collegarsi ad un indirizzo Internet, e rispondere al quiz "ubuntu-it most wanted".


Si trattava di indovinare chi erano 5 "famosi e storici" personaggi (qui sopra uno di questi) della Comunità di Ubuntu, che da qualche tempo hanno passato la mano. Nonostante qualche suggerimento involontario in sala, tra i 13 partecipanti ben 25% delle risposte (1 su 4) erano sbagliate. Molte delle persone della comunità di oggi non conoscono chi è venuto prima di loro, naturale effetto del turn-over in atto.


"Tutto scorre"

Senza che ce ne rendiamo conto, le cose cambiano e anche noi cambiamo, come cambia costantemente l'acqua di un ruscello, che non è mai la stessa. Basta guardare la foto di gruppo del primo meeting di ubuntu-it, del 2008, solo 5 anni fa: dove sono molte delle persone allora presenti?


Diamo i numeri

La comunità ha un ricambio continuo, basta scorrere le statistiche degli ubunteri italiani.


Tralasciando il 2007 (anno in cui è nata la "membership ubuntu-it"), gli anni successivi hanno visto un progressivo calo nelle persone che si sono avvicinate alla Comunità.


Le persone che hanno un account attivo sono 42. Le persone che hanno smesso di rinnovare la membership (expired), e quelle che hanno disabilitato il proprio account (deactivated) sono in totale 29 e rappresentano il 40% delle persone che hanno fatto parte della Comunità. A questo si aggiunga il fatto che dei 42 membri attivi alcuni hanno "sospeso" le loro attività - speriamo possano presto tornare a dare una mano.


Guardando l'età delle persone attive, si nota un bel numero di giovani nati negli anni '80 e '90: nonostante il continuo ricambio in corso, la Comunità continua ad attrarre nuove persone, un piccolo segnale positivo.

Nonostante i giovani, in questo momento la Comunità soffre di una carenza di persone in vari gruppi (Documentazione e Test, per dirne un paio), che rallentano le attività. Dicevo prima: alcune scelte di Canonical nello sviluppo di Ubuntu hanno allontanato alcune persone, e fatto venir il mal di pancia alle altre.

Umbrella Corporation

Questo porta alla prima considerazione tratta dalla giornata. Il modello di "sviluppo a ombrello" costringe chi sta sotto (la Comunità) a seguire gli spostamenti di chi ha in mano l'ombrello (Canonical). Durante il mio talk ho provato a illustrarlo, con la cortese collaborazione di +Carla Sella :-)


Che piaccia o no, questo è quello che è successo in questi anni, e molto probabile che succeda in futuro, esserne consapevoli è importante per evitare futuri mal di pancia

Ubuntu è la porta arancione

Bisogna anche considerare che "Ubuntu è la porta (arancione) di accesso al mondo Linux: tutte le persone che si avvicinano per la prima volta al Software Libero, passano per Ubuntu. Si tratta di una grande responsabilità, perché la comunità è la prima stanza della casa: essere accoglienti è il biglietto di visita per chi poi prosegue nell'esplorazione delle altre stanze. Molti si fermano a Ubuntu, altri proseguono.

(The Orange Door http://flic.kr/p/6Bw2SL by Stone Horse Studios)

La nostra identità

Seconda considerazione: molte persone confondono ubuntu-it per la filiale italiana di Canonical (falso) o per il fan club di Ubuntu (falso).

La Comunità invece è il significato stesso della parola Ubuntu


Molti ignorano che dietro a Ubuntu c'è un impegno di sviluppo, traduzione, documentazione e supporto portato avanti da volontari nel tempo libero. Molti ignorano che contribuendo a Ubuntu si impara a sviluppare software, tradurre documentazione, scrivere manuali, fare video, scrivere articoli e comunicati stampa, e molto altro.

Tutte attività possibili grazie all'enorme professionalità delle persone della Comunità e al loro immenso bagaglio di esperienza. Tutti possono contribuire portando le loro conoscenze e tutti possono imparare partecipando alla comunità.

Nei prossimi mesi dovremo lavorare per esaltare (rivelare) la nostra identità.

Io comincio fin da subito lasciandovi il video che ho realizzato in occasione del meeting, dedicato a tutte le persone che in questi anni hanno fatto di ubuntu-it una delle migliori comunità locali a livello mondiale.

venerdì 22 novembre 2013

"XI ubuntu-it meeting" - Bologna, 23 Novembre 2013


Solo due righe per ricordarvi che domani 23 novembre 2013, c'è l'undicesimo (!) ubuntu-it meeting, l'incontro semestrale della Comunità Italiana di Ubuntu. Dopo essersi trovati ogni giorni tra le trame della Rete, è una gioia immensa vedersi di persona. La Comunità è composta di persone in gamba, positive e piene di entusiasmo - qualità queste sempre più rare.


Come avviene ormai da qualche tempo, ci troveremo domani all'Hotel Ramada Encore di Bologna, dove avremo una sala tutta nostra per discutere sulle attività presenti, passate e future della comunità, e della nostra amata distribuzione Ubuntu.


ubuntu-it meeting a Cesenatico, 2008
 
Il programma di questa sessione è particolarmente interessante e vario. Ci saranno dei talk su Ubuntu Touch (grazie a +Riccardo Padovani), sulla presenza della comunità sui Social Network (+Mattia Rizzolo), sulle iniziative delle donne ubuntere (+Silvia Bindelli) e sui lavori del Consiglio della Comunità.

Nel pomeriggio, spazio all'atteso talk di +Paolo Sammicheli su come fare una presentazione bella ed efficacie, a +Carla Sella che parlerà di come contribuire ai test Ubuntu, e infine il sottoscritto che parlerà di...

#cambiamento

e come la Comunità può prepararsi a gestirlo al meglio. Il cambiamento è la parola d'ordine di questi ultimi anni, e lo sarà sempre di più nei prossimi.

Chi vuole vedere come funziona una comunità che contribuisce attivamente al Software Libero passi a trovarci... altro che chiacchiere e distintivo!


Hashtag ufficiale su Twitter: #ubuntuitmeeting

martedì 5 novembre 2013

Sabato 9 Novembre "We're Open 2013", me too!


Sabato 9 Novembre prossimo, presso l'Istituto Tecnico Tecnologico "Blaise Pascal" di Cesena, si terrà "We're Open 2013 - la giornata dei saperi liberati".

Si tratta di un evento, organizzato dagli amici di UIELinux, dedicato al
"sapere, che per secoli ha avuto solo la forma degli atomi (tavolette d'argilla, papiri, libri), oggi si è staccato dai suoi supporti storici e ha acquisito un nuovo statuto: la leggerezza dei bit."
Una giornata nata l'anno scorso come alternativa al solito Linux Day, e pensata con un significato più ampio del Software Libero, che abbraccia aspetti della cultura libera e del sapere condiviso.

L'agenda è fitta di appuntamenti che vedono la partecipazione come relatori di personaggi noti (e meno) del panorama "Open" italiano. Impossibile elencare tutti gli interventi: 14 talk organizzati in parallelo su 2 aule. Ne segnalo solo qualcuno.

Il primo fra tutti il Prof. Renzo Davoli, dell'Università di Bologna che parlerà di come la programmazione sia molto di più che un'attività per pochi nerd, un'attività che dona il piacere della creazione.

Poi ci sarà +matteo ruffoni, che parlerà di come le lavagne interattive multimediali e le tecnologie open possono aiutare la didattica, se non rivoluzionarla.

Per chi vuole avvicinarsi alla programmazione, il mio amico +Andrea Colangelo terrà un talk su Python, uno dei più diffusi linguaggi di programmazione.

Come ho scritto sopra, si tratterà anche di altro, come l'intervento di Paolo De Iovanna, che parlerà di Mafia e di come si è "modernizzata" in questi anni, +Rudy Bandiera terrà un talk su "L'individuo ai tempi dei social", "come mantenere la propria identità in un mondo sempre più sociale" - non ho capito bene come e cosa ma di sicuro lo vedrò!

Eppoi si parlerà anche di programmi per crearsi il prorio sito personale, videogame vintage, droni fatti in casa (e che non sganciano bombe!), stampa 3D, e tanto altro.

Io seguirò tutti i talk che potrò, ne farò la twit-cronaca (hashtag #WE13) e.. ne terrò uno! :-)


Ebbene sì

Tra i personaggi meno noti, il sottoscritto terrà il talk "Creative Commons, a license to fill", appunto sulla Cultura Libera, la storia del Copyright e delle licenze libere Creative Commons, il loro funzionamento e su come, a 10 anni dalla loro nascita, abbiano cambiato il modo di intendere il diritto d'autore. Ringrazio fin d'ora +Fabio Colinelli e gli altri di UIELinux di avermi invitato. Spero di essere all'altezza del compito - specie considerando che dovrò ridestare i presenti dai postumi del pranzo! :-)

Per chi ci sarà, ci si vede a Cesena sabato prossimo!

domenica 27 ottobre 2013

Ubuntu compie 9 anni, tante cose sono cambiate. Anche noi.

 La bellissima infografica pubblicata da OMGUbuntu

Il 20 Ottobre 2004, 9 anni fa, nasceva ufficialmente Ubuntu, distribuzione Linux derivata da Debian. Obiettivo principale del progetto: essere facile e alla portata di tutti. Il suo primo slogan era infatti "Linux for human beings" (Linux per tutti), ripetuto ossessivamente come un mantra. Formidabili quegli anni. C'era un'aria nuova, come se qualcuno avesse aperto una finestra facendo entrare aria fresca.

Il color marroncione che caraterizzava Ubuntu richiamava la savana Africana, terra da cui proviene la filosofia Ubuntu. La distribuzione poneva (pone) le basi sulla Comunità, sui valori della solidarietà reciproca, sul contributo positivo, sull'ascolto.

Con il tempo quel primo obiettivo è stato in parte superato, e anche i valori sono stati messi in secondo piano. Con un cambio che ha suscitato più di qualche polemica, il "Circle Of Friends", che simboleggia aiuto recuiproco, è stato spostato e ridotto. Mossa che ha dato un aspetto più professionale al marchio, che molti hanno interpretato come voler ridurre il peso dei valori fondanti di Ubuntu.


"Times They Are a-Changin"

Cambiare obiettivi forse era anche l'unica cosa da fare: essere il numero 1 in un mercato che incide per l'1% sul totale del mercato desktop, è decisamente modesto. Nonostante i numerosi accordi stipulati con tutti i maggiori produttori di PC, Linux sul desktop non è mai decollato. Difficile che decolli adesso, dopo più di 20 anni di Linux. Ma chissà?

A questo si aggiunga che il mercato del desktop ha perso il primato nell'attenzione di consumatori e sviluppatori, a favore di tablet (e smartphone). Sebbene infatti la percentuale di diffusione dei tablet sia ancora ridicola se paragonata a quella dei PC, il trend è decisamente in crescita, e l'espansione del mercato sembra inarrestabile - anche se difficilmente tablet o smartphone riusciranno a soppiantare il PC.

Ubuntu Edge, l'unico progetto innovativo visto sinora voleva unire in un unico dispositivo PC e smartphone, è fallito. Gli altri produttori per ora si accontentano di cambiare colore e icone ai propri smartphone. Non so se fosse troppo presto per proporre un giocattolo simile, o se addirittura fosse un vicolo cieco, ma sono tempi duri per l'innovazione.

Looking back over my shoulder

Dopo quel primo cambio di rotta, Ubuntu ha sempre intrapreso strade nuove, cercando da una parte di assecondare il mercato (come l'interfaccia per netbook, antesignana dell'attuale Unity) dall'altra cercando di anticiparlo (come appunto con Ubuntu Edge).

La direzione è stata è stata modificata più volte, con alcune piccole "innovazioni" inserite (Unity, HUD, lens e scopes) con lo scopo di migliorare "l'esperienza utente", rendendola sia più piacevole che più produttiva. 

"La strada che ci porta a domani"

L'idea di quest'ultimo anno, che Mark Shuttleworth ripete ossessivamente è la convergenza: dispositivi diversi, dalla TV, al desktop, al server allo smartphone, che usano lo stesso sistema operativo. Un'idea tanto rivoluzionaria quanto difficile da mettere in pratica.




Unity, la nuova interfaccia grafica di Ubuntu, a 2 anni dalla sua comparsa, non è ancora stata digerita da una buona parte della popolazione ubuntera. Anzi, ha indotto qualcuno a cambiare a favore di XFCE e Xubuntu.

Anche Microsoft ha tentato di seguire questo approccio, mettendo su PC e tablet Surface della stessa interfaccia grafica, con le ormai famose mattonelle di Windows 8. Mi dicono che chi usa i sistemi operativi Made in Redmond non si sia ancora ripreso dallo shock.

Probabile che - se mai il progetto di convergenza andrà in porto - Ubuntu avrà interfacce utente simili ma non identiche: troppa la differenza nell'utilizzo dei dispositivi, soprattutto nelle aspettative di chi li utilizza. Più probabile invece che le app saranno le stesse, che si adatteranno a forme e dimensioni dei dispositivi.

Le prossime sfide

Il prossimo anno sarà caratterizzato da un paio di scadenze e appuntamenti impegnativi per Ubuntu.

Per iniziare, Ubuntu Touch, dopo essere stato rilasciato ufficialmente su Nexus, sarà preinstallato su nuovi dispositivi, secondo quanto dichiarato dallo stesso Shuttleworth. Si tratta di una sfida pazzesca ai leader iOS e Android, sostenuti da giganti come Apple e Google (per non parlare della strana coppia Nokia - Microsoft). Riuscirà Ubuntu a ritagliarsi una (piccola) fetta di mercato?

Ad Aprile, sarà rilasciata la nuova LTS di Ubuntu, Trusty Tahr 14.04. Sotto il cofano dovrebbe incorporare Mir, il nuovo server grafico, boicottato - se non osteggiato - dalla totalità dei progetti open source, impegnati in piani quinquennali di adozione dell'ortodosso Wayland. Mir riuscirà ad essere stabile per essere incluso in una LTS? (che ha 5 anni di supporto) Cosa faranno le derivate di Ubuntu quando si troveranno a dover scegliere?

A maggio 2011, tenendo il keynote di apertura di UDS-O A Budapest Mark la sparò grossa:

"[Our] goal is 200 million users of Ubuntu in 4 years"
(il nostro obiettivo è 200 milioni di (installazioni) Ubuntu in 4 anni)
Beh, siamo a metà di quei 4 anni, e le statistiche (ottimistiche) dicono che siamo a circa un decimo di quella cifra: 20 milioni. Giusto alzare l'asticella e puntare a grandi obiettivi, ma quanto può espandersi ancora Ubuntu?

Per quanto ne capisco, non so cosa ci riserva il futuro, ma sono sicuro che Ubuntu ha già cambiato la storia di Linux.

venerdì 4 ottobre 2013

Riempirsi la bocca di open source



Qualche mese fa mi capitò di "discutere animatamente" in una mailing list di appassionati del Software Libero riguardo un'azienda, il suo prodotto e la sua originale concezione di "open source" (evito di scrivere di che azienda si tratta perché voglio evitare loro pubblicità).

Questa azienda sosteneva che la licenza libera GNU GPL versione 2, con cui era rilasciato il loro software "open source", non li obbligava a rilasciare i sorgenti. Quando qualcuno gli fece notare che - essendo il loro software disponibile su rete - la licenza corretta da utilizzare era la GNU Affero GPL, arretrarono alla posizione difensiva "lo rilasceremo quando sarà stabile", rimandando così alle calende greche la pubblicazione dei codici sorgenti.

Da allora niente è successo, come testimonia la risposta dell'autore del fantomatico software "open source" al commento di un visitatore.

(traduzione: "Per visionare il codice vieni nella mia bat caverna, 
che si trova in un luogo segreto e irraggiungibile, 
portando anche Biancaneve e un unicorno rosa nano")

Rilasciare software con licenza Copyleft, è un po' come lanciare un messaggio in bottiglia: non sai bene chi, cosa e quando lo raccoglierà, e cose ne farà. Capisco il sentimento di "gelosia" per il proprio tessssorrrooo di chi ha dedicato parte della sua vita a sviluppare quel che ritiene buon codice.

Sentimento, la gelosia, tanto grande quanto è l'età dello sviluppatore - i giovani sono portati a condividere molto di più le loro opere (anche troppo in qualche caso).

Alzando però la testa e guardandosi intorno, ci si rende conto che questa è la società della condivisione (volontaria o no), opporsi a questa tendenza genera eremiti fuori tempo massimo, destinati all'oblio.

Vediamo quali sono le scuse più utilizzate da chi prende a piene mani Codice Libero e tiene per se l'opera derivata.

"Talk is cheap, show me the code"

La prima scusa - la più usata è: "È open source, ma non lo rilascio, perché tanto interessa a nessuno".

Fammi vedere cosa hai fatto: se è roba buona, magari ti aiuto a procedere più velocemente nello sviluppo. Se è roba fatta coi piedi, magari ti segnalo qualche bug, e anche tu impari qualcosa di nuovo. In entrambi i casi - male che vada - anche tu ne avrai beneficio.

Seconda scusa: "È open source, ma rilascio il codice più avanti, quando sarà stabile, bello, documentato e perfetto". Cioè mai.

Quando Linus Torvalds rilasciò la versione 0.01 di Linux, era (come ammetteva il suo stesso creatore) incompleta e assolutamente inutilizzabile. Linus rilasciava il suo software proprio per cercare qualcuno che gli desse una mano nello sviluppo. Credo sappiate com'è andata a finire.

Per la documentazione poi, non è un problema: io che non programmo potrei darti una mano proprio a documentare la tua opera, ma non mi sognerei mai di mettermi a creare della documentazione per un programma proprietario.

Terza scusa: "È open source, ma non ho tempo per rilasciarlo".

Se non hai tempo, o ne hai pochissimo, ne avrai poco anche per lo sviluppo, e questo è un altro motivo per rilasciarlo: se sei fortunato, qualcuno ti aiuterà a sviluppare il tuo programma.

In tutti i casi: se il progetto è buono, attirerai qualche sviluppatore. Se il progetto è molto buono, potrai anche formare una comunità, che si occupi di promozione, traduzioni e documentazione.

Qualcuno potrebbe "rubarti" il codice, e farne del software proprietario, ma la GNU GPL ti protegge.

Se il progetto invece vale poco, allora ti potrebbe capitare di dover pagare qualcuno per darti una mano! ;-)
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...